CD FLC: la discussione su intesa e sciopero del 17 maggio

Resoconto del direttivo FLC del 3 maggio 2019

Il Direttivo della FLC CGIL si è riunito a Roma, d’urgenza, venerdì 3 maggio 2019 per discutere l’intesa raggiunta tra governo e sindacati dell’istruzione e della ricerca, oltre che della sospensione dello sciopero generale del comparto convocato per il 17 maggio 2019.

La relazione di Francesco Sinopoli (segretario generale della FLC) ha ricapitolato il quadro politico sociale complessivo in cui si è collocata la mobilitazione della categoria ed i diversi passaggi di questa stessa mobilitazione, focalizzata su un quadro articolato di rivendicazioni (per il rinnovo del contratto, per la stabilizzazione del precariato e contro l’autonomia differenziata). In sostanza, la relazione ha sottolineato la positività di tutti gli elementi dell’intesa raggiunta con il governo. Un’intesa inaspettata, che per la prima volta lo ha costretto ad aprire tavoli di trattativa con il sindacato. Un’intesa che ha ottenuto risultati non solo sulla parte salariale (dove si è ottenuto un impegno politico formale sulla difesa del potere d’acquisto, cioè il doppio delle risorse sinora stanziate per il rinnovo contrattuale del comparto, oltre che risorse aggiuntive per la scuola), ma anche sulle stabilizzazioni (nella scuola e negli altri settori) e nel ribadire l’unità del sistema formativo (contratto nazionale, reclutamento, programmi e governance). In questo quadro la relazione ha quindi ribadito l’opportunità di sospendere lo sciopero (verificando l’intesa raggiunta ai tavoli di trattativa nei prossimi giorni e nelle prossime settimane) e, in ogni caso, ha chiamato ad un “rilancio della mobilitazione contro la regionalizzazione” a partire dalla raccolta firme in corso. In pratica, una difesa piena della scelta di sottoscrivere l’intesa, la conferma della revoca di fatto dello sciopero del 17 maggio (la sospensione, con questa tempistica e in questo contesto, è infatti di fatto la revoca di questo sciopero), il mantenimento di una posizione generale dell’organizzazione contro la regionalizzazione (a cui però non viene data nessuna materialità, nessun orizzonte concreto, neanche una gamba su cui marciare effettivamente).

Il dibattito è stato serrato (38 i compagni e le compagne intervenuti, più la discussione e le dichiarazioni di voto sull’ordine del giorno finale). I settori più moderati e il corpo dell’organizzazione si sono ovviamente schierati a difesa della scelta effettuata: sia dei contenuti contrattuali dell’intesa, sia della revoca dello sciopero, sia infine della positività dell’intesa anche nei confronti della battaglia contro la regionalizzazione. Anche la cosiddetta sinistra della maggioranza (i compagni e le compagne, ad esempio, che sono storicamente appartenuti all’area di LavoroSocietà) ha espresso sostanzialmente queste posizioni.
Non sono mancati però critiche e sofferenze, anche di settori od esponenti della maggioranza. Anche se quasi tutti hanno segnalato la positività sugli impegni salariali (la difesa del potere d’acquisto), sono emerse critiche ad altri aspetti dell’intesa (in particolare relativamente all’autonomia rafforzata, ma anche su alcuni aspetti contrattuali ) in alcuni settori (ad esempio l’università) e da alcuni territori (anche dopo consultazioni o ordini del giorno dei direttivi provinciali). In questo quadro, diversi interventi si sono espressi per la conferma dello sciopero del 17 maggio 2019, contro la regionalizzazione.

Noi, come area programmatica congressuale #Riconquistiamotutto, siamo interventi con tutti/e i e le compagne del Direttivo: Luca Scacchi, Anna Della Ragione e Francesco Locantore. Nei tre interventi, abbiamo ripreso e argomentato le posizioni che abbiamo già espresso nei giorni scorsi, criticando l’intesa nella sua valenza politica, nei suoi contenuti contrattuali e sull’autonomia differenziata. Ci siamo quindi espressi per la necessità di proseguire la lotta contro la regionalizzazione, ritirando la firma dall’intesa e confermando lo sciopero del 17 maggio.

Le conclusioni di Tania Scacchetti (segretaria confederale della CGIL) hanno invece non solo confermato la difesa dell’intesa e la sospensione dello sciopero, ma hanno anche reso evidente alcune differenze e persino alcune tensioni tra la FLC e la CGIL. In primo luogo per la stessa dinamica della trattativa, che ha visto muoversi la categoria con tempi e modalità inusuali (a partire dalla partecipazione all’incontro del Presidente del Consiglio dei Ministri), senza coinvolgere gli altri settori pubblici. Nella sostanza, ci sembra che abbia sottolineato come non si possa pensare di conquistare concretamente le risorse per il contratto senza coinvolgere da una parte il Ministero della Pubblica Amministrazione e dall’altra, quindi, anche l’insieme delle organizzazioni sindacali del pubblico impiego. In secondo luogo, e forse soprattutto, per le diverse sensibilità che sono sembrate delinearsi sulla questione dell’autonomia differenziata: come reso evidente anche dalla parallela circolare di un’altra componente della segreteria confederale (con alcuni stralci arrivati sui media), in CGIL più che il contrasto alla regionalizzazione è sottolineato che si può (anzi, “si deve”, secondo le parole della Scacchetti) “porsi il problema di quali condizioni ci devono esser per federalismo solidale”. Cioè, in concreto, mentre in FLC nonostante l’intesa raggiunta si conferma una posizione generale di contrarietà alla regionalizzazione dei diritti e dei servizi universali, a partire dall’istruzione e dalla ricerca, in CGIL si sottolinea la disponibilità a ragionare sul processo federalista (in piena continuità con le posizioni assunte nel 2001 sulla riforma del titolo V della Costituzione), ponendo unicamente l’accento su alcune condizioni solidaristiche (in pratica, l’attuazione di LEA e LEP).

Al termine la segreteria ha posto in discussione ed ai voti un ordine del giorno conclusivo. Il testo, in sostanza, confermava e ribadiva l’asse di ragionamento proposto da Sinopoli nella relazione introduttiva (sottoscrizione intesa, verifichiamo tavoli, sciopero “sospeso” – ma di fatto revocato; l’autonomia rafforzata non è bloccata di per sè dall’intesa, ma è processo politico più ampio su cui la mobilitazione deve genericamente continuare). In particolare, oltre a valutare “positivamente [tutti] i contenuti” dell’Intesa, riconosce nel contempo che questa “non scongiura il rischio che il processo di autonomia differenziata” e quindi “a tal fine il Comitativo direttivo ribadisce come il tema dell’istruzione debba essere considerato totalmente indisponibile rispetto a progetti di regionalizzazione del sistema educativo nazionale”. Da questa posizione generale, in ogni caso, non emerge né la conferma dello sciopero del 17 maggio, né nessun altra concreta mobilitazione (solo assemblee e raccolte firme). Mentre con una formulazione involuta, di fatto si conferma la sospensione dello sciopero (e quindi la sua revoca di fatto, almeno sino al prossimo autunno).
Sull’ordine del giorno diversi settori critici (anche quelli che erano esplicitamente intervenuti nel dibattito) hanno proposto alcuni emendamenti aggiuntivi, quasi sempre accolti dalla segreteria con qualche riformulazione. Emendamenti che, seppur spesso migliorativi, non hanno modificato la sostanza del testo (riconoscimento del valore dell’intesa e sospensione dello sciopero). L’unico emendamento sostanziale (quello che chiedeva di fatto di limitare la valutazione positiva dell’intesa alla sola parte contrattuale) non è stato accolto. In ogni caso, queste modifiche (come detto non sostanziali) hanno consentito a larga parte di questi settori critici di riconfluire in un voto positivo all’ordine del giorno conclusivo.

Noi, come area programmatica congressuale #Riconquistiamotutto, abbiamo deciso di non presentare un ordine del giorno alternativo, esplicitando tale scelta con una dichiarazione di voto contrario collettiva (presentata in forma scritta, messa agli atti ed inviata a tutte le strutture). Come detto nella stessa dichiarazione, abbiamo compiuto tale scelta per evitare di ingabbiare in logiche “congressuali” la valutazione sull’intesa e soprattutto lo sciopero: cioè per cercare che “il dissenso rispetto all’ordine del giorno sia oggi il più ampio possibile, .. che la richiesta di conferma dello sciopero sia la più ampia possibile”.

Nonostante questo tentativo, alla fine il CD FLC ha approvato l’ordine del giorno a larga maggioranza (e quindi la valutazione positiva di tutta l’intesa e la sospensione/revoca dello sciopero del 17 maggio), con solo tre voti contrari ed un astenuto (due i compagni della nostra area presenti al momento del voto).

LS

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