Report AG Cgil del 7 e 8 settembre

Assemblea Generale della Cgil 7 e 8 settembre 2016

Mercoledì 7 e giovedì 8 settembre si è tenuta a Roma la prima Assemblea Generale della Cgil (il nuovo organismo costituito con la Conferenza di Organizzazione di un anno fa, composto da circa 330 persone).

Tre i temi che hanno segnato la discussione (qui trovate un resoconto più dettagliato).

Primo. La conferma della linea inconcludente che la CGIL avanza da tempo, alla disperata ricerca:
– di un’interlocuzione con un governo antipopolare (con un giudizio esplicitamente positivo sull’apertura di diversi tavoli di ascolto da parte di Renzi);
– di una contrattazione purchessia, anche se regressiva per lavoratori e lavoratrici (ribadito il modello CGIL CISL UIL dello scorso gennaio);
– di un cambio di fase politica e sociale, senza però nessuna mobilitazione di massa, senza nessuna generalizzazione del conflitto di classe (strategia referendaria della Carta dei Diritti).

Secondo. La ricomposizione della maggioranza congressuale. Nel quadro di scadenze e sostituzioni in diversi organismi (a partire dalla segreteria), la Camusso ha proposto un percorso “a tappe” di ricostruzione di una maggioranza con la FIOM. Una ricomposizione possibile per la convergenza sull’impostazione contrattuale (vedi CCNL metalmeccanici e accordo FINCANTIERI) e sulla strategia referendaria (Carta dei diritti). Ha quindi proposto, entro ottobre 2016, di avviare un primo ringiovanimento della segreteria. Di discutere nei prossimi mesi le modalità di questa nuova gestione unitaria. Di concludere infine questo percorso (primavera-estate 2017), inserendo allora le pluralità in segreteria (se non abbiamo capito male, il passaggio non era chiarissimo) e aprendo quindi “unitariamente” il percorso congressuale.

Con gli interventi dei compagni Iavazzi e Scacchi e della compagna Como, ci siamo complessivamente contrapposti a questa linea.
Abbiamo sottolineato il costo sociale, in questa fase di crisi, dell’inutile ricerca di un accordo con governo e padronato. Renzi apre oggi i tavoli per la sua debolezza congiunturale (elezioni comunali, referendum, assenza di crescita), ma non ci sono margini reali. Con la stagnazione, poi, non regge la linea contrattuale proposta: nel pubblico e nel privato si vuole rendere variabili gli stipendi, aumentare l’orario di lavoro, intensificare lo sfruttamento. Per questo è necessario modificare i rapporti di forza, contrapporre ora (nel prossimo autunno) un nuovo movimento di massa agli attacchi di governo e padronato, intrecciando le tante vertenze, il rinnovo del contratto, l’opposizione alla riforma costituzionale.
Per questo abbiamo denunciato l’accordo sulle crisi recentemente firmato senza nessuna discussione o approvazione del direttivo, presentando un apposito odg. Ed inoltre, negli interventi, abbiamo sottolineato la gravità dell’assenza di ogni mobilitazione, e persino attenzione, sull’intervento militare italiano in Libia iniziato negli scorsi mesi.
Anche da questa incipiente unità di gestione ci siamo differenziati. Da una parte è la ricomposizione della scorsa maggioranza congressuale, proprio sulla linea del modello contrattuale e della Carta dei Diritti che ha visto in questi mesi la nostra netta, ripetuta e diretta contrapposizione. Dall’altro viene introdotto un ragionamento confuso sulle pluralità (si parla delle categorie o delle impostazioni programmatiche?), con richiami ambigui alla necessità di superare l’assetto dialettico (le Aree?) che la CGIL si è data con lo scioglimento nei primi anni novanta delle componenti di partito. Soprattutto, a fondare questa nuova maggioranza sono due soggetti (Landini e Camusso) che nella prassi concreta non hanno rispettato dissensi e pluralismi: la segreteria FIOM con atti repressivi ripetuti e documenti che rivendicano un “centralismo organizzativo” in categoria, quella CGIL pretendendo sempre la piena omogeneità della struttura nazionale.

Infine, il referendum costituzionale. La segreteria ha finalmente proposto che la Cgil assumesse una chiara indicazione di voto per il No e l’impegno di tutte le strutture a diffondere questa posizione. Certo, con diversi limiti. In primo luogo, giustificando questa posizione solo sul versante tecnico (non cogliendo e denunciando il senso politico-sociale di questa revisione, ben focalizzato da JP Morgan nel 2013 con la richiesta di rivedere le costituzioni europee antifasciste, in quanto troppo partecipative e con un eccessivo riconoscimento ai diritti sociali). In secondo luogo sottolineando pleonasticamente (ma politicamente) la libertà di coscienza ai singoli (iscritti e dirigenti). E sopratutto impegnando tutte le strutture Cgil a non entrare nei comitati del no, e quindi limitando la sua attivazione in campagna elettorale. Nonostante questo, è stata evidente la sofferenza dei settori più moderati e legati al PD (alcune si sono astenuti, molti altri non hanno partecipato al voto, annunciandolo con una dichiarazione dal palco). Abbiamo proposto alcuni emendamenti (ritirando un nostro odg, con una posizione netta per una campagna attiva), ma una volta respinti abbiamo comunque votato l’odg con una nostra dichiarazione di voto, considerando importante la presa di posizione e l’impegno a promuovere in tutte le strutture materiale informativo, iniziative e assemblee per il NO.

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