AG Cgil. Intervento di Eliana Como

intervento di Eliana Como alla Assemblea Generale della Cgil il 7 e 8 settembre 2016

Sul referendum: la Cgil dica finalmente NO e impegni le strutture nella campagna elettorale

Il tema che mi pare più importante in questa discussione è quello del referendum. Qualcuno nella discussione di ieri ha detto di non aver ancora capito la riforma costituzionale e che il testo lascia aperte varie interpretazioni.
Io non sono certo una costituzionalista ma credo invece di aver capito benissimo la riforma. E mi conforta certo sapere che autorevoli costituzionalisti l’hanno capita ben prima nello stesso modo.
Che se poi qualcuno avesse qualche dubbio in merito, basterebbe ricordare la raccomandazione che qualche tempo fa lanciò il colosso finanziario JP Morgan agli europei: cancellate le costituzioni antifasciste del dopoguerra! Perchè, anche dopo 20 anni di politiche neoliberiste, quelle costituzioni rappresentano un vincolo per chi vuole ridurre ancora i salari, aumentare ancora la precarietà, tagliare altri diritti, ottenere nuove privatizzazioni.
Per chi non lo avesse ancora capito, ecco a cosa serve la riforma costituzionale Renzi-Boschi, con il suo insopportabile accentramento dei poteri sull’Esecutivo, a discapito del Parlamento e della sovranità popolare.
D’altra parte, basterebbe guardare alla convinzione con cui tanto Confindustria che la Cisl (attraverso le dichiarazioni della sua segretaria generale) la hanno sostenuta fin dall’inizio.
Sempre ieri, si è detto che i nostri iscritti e le nostre iscritte non capirebbero se noi prendessimo oggi una posizione chiara e ci schierassimo apertamente per il NO. Io credo invece che non capirebbero – e fino a oggi non hanno capito – perchè la Cgil questa posizione non la abbia ancora presa.
Per questo, penso sia un bene se la Cgil uscirà da questa assemblea con un chiaro e inequivocabile invito a votare NO. Altrettanto, sono convinta che avremmo potuto farlo a maggio, quando il direttivo espresse con un parere negativo sui contenuti della riforma. A quel documento, votai contro, proprio perchè mancava una chiara indicazione a favore del NO.
Certo, non posso non sottolineare la coincidenza con la quale la Cgil apre alla possibilità di dare indicazione per il NO con la pressochè contemporanea dichiarazione di D’Alema che va nella stessa direzione. In ogni modo, se così fosse, meglio tardi che mai!
Il punto però è anche un altro. Uscire oggi soltanto con una dichiarazione per il NO sarebbe comunque troppo poco, perchè il punto vero è come e quanto la nostra organizzazione prenderà l’impegno a sostenere le ragioni del NO e quindi a partecipare alla campagna elettorale. Quanto e come, insomma, si produrranno volantini, manifesti, iniziative, assemblee.  È con questo impegno – da parte di tutte le strutture – che oggi dovremmo uscire da questa assemblea. Ripeto: da parte di TUTTE le strutture.
Non ho dubbi che su questo tema – come su qualsiasi altro – esiste la cosiddetta “libertà di coscienza”. Ci mancherebbe altro! Se così non fosse, sarebbe un insopportabile accettazione del centralismo democratico, su cui sarei totalmente in disaccordo. Credo anzi, che non dovremmo nemmeno specificarlo che “resta ferma la libertà di coscienza”. È un dato di fatto, scontato.
L’ho detto anche a Bresciani, il segretario della Cgil di Bergamo che si è pubblicamente schierato per il SI, che rispetto la sua opinione individuale. Non la condivido ovviamente, ma non è la prima volta, né tanto meno sarà l’ultima. Il punto però non è cosa pensa o cosa vota Bresciani, il punto è, se oggi prendiamo un impegno a favore del NO, cosa fa la Cgil di Bergamo per sostenere queste ragioni. E soprattutto se può una struttura utlizzare le proprie risorse per organizzare, per esempio, iniziative a favore del SI! (evidentemente , la mia non è una domanda retorica…)
Quindi, mi auguro che oggi da questa assemblea si esca con una chiara indicazione di voto NO e altrettanto con l’impegno a fare la campagna elettorale. Senza ambiguità! Altrimenti, qui decidiamo delle cose e poi, come già è accaduto oggi sul Manifesto, i giornali ne leggono altre.
Detto questo, resto convinta che, oltre a questo, la Cgil dovrebbe fare molto di più. Il Goevrno sta mostrando segnali di debolezza, che lo obbligano a una continua politica degli annunci e che lo hanno portato a ritirare il suo iniziale “se perdo il referendum, mi dimetto”. La Cgil dovrebbe allora lanciare una grande mobilitazione nel paese, che intrecci il NO al referendum con il NO alle proposte sulle pensioni e con tutte le vertenze contrattuali aperte, sia pubbliche che private, intrecciandole e generalizzandole, per le ragioni che spiegava ieri il compagno Luca Scacchi.
La disponibilità dei lavoratori e delle lavoratrici c’è. Quando ieri Susanna Camusso diceva che parlare delle pensioni “sollecita reazioni violente” usava soltanto un eufemismo, perchè la rabbia e la disapprovazione tra i lavoratori sono ben superiori! Allora noi qui non possiamo soltanto dire che proporremo una mobilitazione a Cisl e Uil, a meno che non ci basti una altra assemblea a porte chiuse (come si diceva ieri) come quella di giugno. Dovremmo fare molto di più, senza avere paura di parlare di sciopero generale. In questo senso, chiedere a Cisl e Uil serve a ben poco…

Un’ultima cosa, sull’accordo con Confindustria sulle crisi aziendali. Lo dico senza mezzi termini. Non condivido quell’accordo e credo che la Cgil dovrebbe ritirare la firma, anche perchè il direttivo non ne ha mai discusso. Sta diventando la prassi, firmare accordi così importanti (come è accaduto per il modello contrattuale) senza che il direttivo ne possa discutere e dovendo leggere sui giornali la mattina dopo quello che la Cgil ha firmato. Questo è inaccettabile!
Sul merito dell’accordo, spiego perchè non lo condivido. È vero, come ha detto Susanna Camusso nell’introduzione che le aziende non possono scoprire ora che non esistono più gli ammortizzatori sociali di prima e che questo è un problema anche per loro. Vero che bisogna chiedersi dove erano quando il governo smantellava il sistema di protezione sociale. Ma attenzione perchè è altrettanto vero che i lavoratori e le lavoratrici chiedono – a ragione – dove era anche la Cgil quando nel 2012 Monti e la Fornero cancellavano la mobilità e l’articolo 18! Allora non può essere che oggi mettiamo, come si usa dire, una pezza che è peggiore del buco…
Quello firmato con Confindustria è un accordo che accetta le ristrutturazioni e i licenziamenti, consegnando agli Enti Bilaterali una funzione sostitutiva del sistema degli ammortizzatori sociali.
Aver definito in anticipo il meccanismo degli incentivi all’esodo, in cambio di generiche promesse di ricollocazione e formazione è un grandissimo errore, che stravolge il ruolo del sindacato! Dovremmo cercare di impedirli i licenziamenti, non renderli più digeribili ai lavoratori e alle lavoratrici!
Per questo credo – e chiederò insieme a altri presentando un ordine del giorno a questa assemblea – che la Cgil ritiri la firma da quell’accordo.

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