AG Cgil. Intervento di Mario Iavazzi

Intervento all'Assemblea Generale della Cgil 7 e 8 settembre 2016

Sul terremoto: nessun sostegno a Errani e al modello Emilia. Sui ccnl: unificare le vertenze.
Come ha detto la Camusso non dobbiamo far spegnere i riflettori sul terremoto. Ma come si traduce quest’affermazione? Semplicemente denunciando le politiche effettuate da questo governo e dai quelli precedenti sullo scempio ai danni del territorio. E’ della Protezione Civile, un’istituzione non propriamente contro i governi, il dato che indica che per la messa in sicurezza del territorio viene speso l’1% delle risorse necessarie. Nel nostro paese il rapporto tra la spesa per la messa in sicurezza e le “grandi opere” è di 1 a 8. Basti vedere i 3,9 Mld previsti dallo “sblocca Italia” di Renzi. La Cgil dovrebbe rivendicare il trasferimento di tutte le risorsi per le grandi opere inutili e finalizzarle alla vera grande opera necessaria: rendere sicuro il territorio, le nostre case e le scuole, gli ospedali e tutti gli edifici pubblici.
E, lo dico consapevole che in questa sede qualcuno potrà sentirsi offeso, sarei stato come minimo più cauto rispetto alla nomina a Commissario di Errani. Aldilà dei miei giudizi che sono completamente diversi da quelli espressi, in generale, aspetterei di vedere gli esiti di una scelta del genere prima di applaudirla. E stendiamo un velo sul tanto decantato “modello Emilia” in merito alla presunta democrazia e alla soluzione dei problemi derivati dal terremoto del 2012. Nei campi degli sfollati non era possibile nemmeno riunirsi, altro che partecipazione! E me lo farei dire dalle migliaia di persone che non sono più ritornate nelle loro case se la gestione della fase post terremoto in Emilia è stata positiva!
Per tornare ai temi più sindacali penso sia necessario sollevare un problema di metodo oltre che di merito sull’avviso comune sottoscritto il 1 Settembre sulle crisi aziendali, licenziamenti e ammortizzatori sociali. Se è vero quello che dice la Segretaria Generale, come è vero, che questo è un accordo di significativa portata, perché non ne abbiamo discusso e non abbiamo preso una decisione nel Direttivo Nazionale come recita il nostro Statuto?
A proposito della critica presente nella relazione della Segretaria al governo che intende sempre più togliere i vincoli alle imprese, mi pare che si faccia la stessa cosa con quest’accordo, che ritengo sbagliato. Si danno per oggettive le presunte crisi aziendali, si prende semplicemente atto di ciò che dichiarano le aziende senza nemmeno verificare per davvero lo stato di crisi e senza mettere in discussione le scelte aziendali che hanno, eventualmente, portato alla crisi. Con le indicazioni sulle condizioni conciliative si trasferisce, semplicemente, quanto previsto nel jobs act sui licenziamenti individuali ai licenziamenti collettivi. Credo che la Segreteria debba ritirare la firma e aprire una discussione nel Direttivo sulle crisi industriali.
A me pare evidente che il governo abbia cambiato tattica nei confronti delle organizzazioni sindacali e sia passata alla “politica dei mille tavoli”. Un bel modo di “portarci a spasso” visto che, a quanto pare dalle cose che ho ascoltato dal dibattito, ci sia soddisfazione per il fatto in sé. La Camusso ha dichiarato che non siamo ancora in grado di tirare un bilancio di questi tavoli, la stessa cosa che ha avuto modo di dirci nei direttivi degli scorsi mesi. Ricordo che a maggio disse che avremmo dovuto darci tempo un mese per verificare le reali intenzioni del governo. Siamo ancora qui su tutti i tavoli a discutere delle proposte del governo.
E’ proprio vero quello che ha sottolineato la Segretaria: quando le persone sentono parlare di APE, di mutui per andare in pensione e proposte del genere hanno reazioni quasi violente. Dunque? Cosa aspettiamo ad organizzare questo stato d’animo così diffuso e a mobilitarci contro il governo che ancora una volta è pronto ad attaccare il diritto ad una pensione dignitosa?
Ai primi di luglio si è svolto un attivo unitario dei delegati, un attivo in realtà con una platea molto selezionata, nel quale, si diceva, avremmo chiesto un percorso di mobilitazione a Cisl e Uil. Dov’è questa mobilitazione? E’ fondamentale, invece, unificare le vertenze sui contratti nazionali, lanciare una lotta generale per il rinnovo dei contratti nazionali, subito, dei lavoratori pubblici, dei metalmeccanici e di tutti i contratti aperti su una piattaforma avanzata.
Intanto alcuni contratti nazionali si rinnovano, come quello sottoscritto dalla FP, la mia categoria, dell’Igiene Ambientale. Un contratto che, oltre a tanti altri aspetti negativi, prevede un aumento dell’orario di lavoro. Sì, proprio così, si aumenta l’orario di lavoro da 36 a 38 ore settimanali nonostante la drammatica situazione di disoccupazione giovanile e non, tanto denunciata dalla nostra Organizzazione. Che dite, apriamo una discussione seria e franca rispetto alla contraddizione tra queste due cose? Dovremmo decidere che non si sottoscrivono, in nessun contesto e da parte di nessuna categoria contratti e accordi che prevedano aumenti dell’orario di lavoro.
Sul referendum costituzionale leggeremo la proposta della Segreteria Nazionale. Lo dico sin da subito però: questa Assemblea Generale, differentemente dal Direttivo di maggio, deve prendere una decisione chiara e inequivocabile per il NO della Cgil a quel referendum e farsi portatrice di una campagna generale che ne spieghi le ragioni.

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