AG FLC: un sindacato nell’impasse

Report dell’Assemblea generale della FLC del 22 e 23 aprile 2020

Nel pomeriggio di mercoledì 22 aprile e nella mattinata del 23 aprile, si è riunita, on line, l’Assemblea Generale della FLC. È stata la prima struttura della CGIL che ha riunito i propri organismi politici nazionali.

Abbiamo condiviso questa scelta. Nonostante i limiti ed i problemi di questa forma di riunione, sicuramente da utilizzare solo in casi di emergenza e che dovrà anche trovare una propria regolazione (a partire da precise indicazioni da parte della Commissione Statutaria nazionale), era infatti importante garantire una discussione del massimo organismo della categoria, con l’assunzione delle relative decisioni. Non solo per la situazione sanitaria, l’attuale sospensione o trasferimento a distanza delle attività, l’incipiente profonda recessione che rilancia la lunga crisi economica, ma anche per la situazione di grave conflitto in corso proprio nell’emergenza con il Ministero dell’Istruzione [MI] ed il Ministero dell’Università e della Ricerca [MUR].

La riunione, nonostante le evidenti difficoltà, ha permesso una piena discussione [con limiti rigorosi nei tempi, 7 minuti ad intervento, ma senza ulteriori vincoli agli interventi] ed anche una fase di votazioni non dissimile dal solito, con la presentazione di più ordini del giorno ed emendamenti. Grazie anche ad una presidenza attenta a garantire funzionalità ma anche democrazia dell’organismo. In media, si sono registrati intorno ai 150 presenti, ma non è stato presente e non è intervenuto nessun componente della segreteria CGIL [nonostante fosse la prima riunione nazionale di una categoria CGIL e nonostante i temi in discussione].

La relazione del segretario, inviata a tutti i componenti della AG qualche ora prima dell’inizio della riunione, è stata ampia e articolata. Nella sua introduzione si è soffermato, in particolare, sullo stato d’eccezione che rischia di caratterizzare l’emergenza, con il correlato di spinte nazionaliste e tendenze autoritarie. Nel quadro di una gestione globale che conferma, al momento, le politiche di gestione della crisi dell’ultimo decennio, segnate da un’impostazione europea ordoliberale, la marginalizzazione del pubblico e la centralità delle imprese (a partire dai prestiti per la loro sopravvivenza).
Il segretario ha quindi sottolineato, con toni neokeynesiani, la necessità di una svolta delle politiche generali che veda al centro un nuovo protagonismo dello Stato (dall’istituzione di Agenzie nazionali di ricostruzione al finanziamento in deficit). In questo quadro, ha collocato la necessità di un bilancio della regionalizzazione della sanità e quindi l’archiviazione definitiva (“spero”) di ogni ipotesi di autonomia differenziata.
Il corpo centrale della relazione si è quindi soffermato sulla situazione dell’istruzione e della ricerca. Un’università segnata dalla sua autonomia e disarticolazione, una scuola segnata dalle distorsioni di una tecnodidattica illusoria. Sul ruolo molto negativo dell’autonomia sarà necessaria profonda riflessione. Sulla dad ed i suoi profondi limiti, si è iniziata riflessione con il Manifesto per una didattica inclusiva. [qui alcune note al manifesto di un compagno di RT!] Quindi la relazione ha denunciato il ruolo negativo del MUR e di Manfredi (che ha enfatizzato autonomia) e del MI e di Azzolina (che ha cercato di regolare l’attività docente con una direttiva ministeriale). Il sindacato deve quindi difendere il suo ruolo nell’intervento sull’organizzazione del lavoro.
Con una serie di riflessioni e proposte sulla fase di riapertura, ha sottolineato inoltre la necessità da una parte di nuove importanti risorse per i settori (per rafforzare organici e infrastrutture), dall’altra di stabilizzare precari nella scuola e nell’università. In questo quadro, impraticabile il D.L 126/2019 e si rende necessario un provvedimento straordinario per i precari della scuola, con una graduatoria per titoli. Nell’università, inoltre, per evitare come dopo il 2009 una contrazione significativa delle iscrizioni, si dovrà prevedere la parziale o totale cancellazione delle tasse di cui si dovrà fare carico lo Stato.
In conclusione, come proposta d’azione, considerata la necessità di riconquistare uno spazio mobilitativo (dopo sospensione sciopero sul precariato del 6 marzo), sono proposte sostanzialmente due strade.
Da una parte la necessità di far assumere la priorità della scuola e università [con relativi risorse e provvedimenti] al governo nel suo insieme [in pratica, saltando MI e MUR]: per questo si è sottolineato l’obbiettivo di farlo assumere come problema confederale.
Dall’altra, la costruzione di una giornata di assemblee on line di tutti i nostri settori, in cui presentare e discutere le nostre rivendicazioni, come primo passo di una futura mobilitazione (da proporre unitariamente agli altri sindacati ma da condurre in ogni caso).
Un’ultima nota, sulla scuola privata. La relazione ha sottolineato l’importante e inedita azione di tutela di lavoratori e lavoratrici di questi settori. Ed ha richiamato il compito FLC di tutelare i posti di lavoro dei settori privati e quindi la sopravvivenza di queste imprese. In questo quadro, richiamando uno specifico contributo scritto inviato con la relazione, ha ambiguamente sottolineato come l’emergenza ci obbliga al sostegno del settore che in questo momento dà lavoro alle diverse professionalità del mondo dell’educazione e sostiene il sistema pubblico nelle sue strutturali carenze e quindi come occorra affrontare rapidamente il dibattito attuale sui contributi alle paritarie ovvero sulla legge 62/2000, pur mantenendo il giudizio negativo sulla privatizzazione dell’istruzione. Una formulazione ancor più sfumatamente e ambiguamente ripresa nell’ordine del giorno finale [Promuovere iniziative per garantire la tutela occupazionale delle lavoratrici e lavoratori dei settori privati], ma che apre di fatto in questa fase.ad un sostegno pubblico straordinario alla scuola privata.

Il dibattito ha coinvolto oltre 50 interventi.
Alcuni settori della maggioranza hanno sottolineato in particolare l’importanza di una didattica di prossimità nell’emergenza; il ruolo responsabile del sindacato nel garantire un servizio pubblico fondamentale in momenti così difficili; l’importanza di sentire e coinvolgere la categoria, calcando i toni sull’utilità del coinvolgimento della CGIL e del governo nella gestione della riapertura di scuola e università, come delle urgenze della categoria, ma facendo sfumare (se non sostanzialmente evaporare) ogni orizzonte di mobilitazione in una fase così straordinaria.
Altri settori della maggioranza hanno sottolineato in particolare  il ruolo della crisi generale innescata dalla crisi, con il rischio futuro di una radicale messa in discussione dei nostri settori (come dopo il 2009); il ruolo negativo di MI e MUR nel gestire l’emergenza rilanciando le tendenze degli ultimi decenni (autonomia, organizzazione del lavoro e ruolo delle dirigenze); la necessità di assumere una posizione sindacale più netta, non solo chiedendo una svolta, ma anche sviluppando azioni per un rilancio dei nostri settori con la riapertura (organici, strutture, rinnovo del CCNL); l’attenzione a non delegare completamente alla CGIL scelte e battaglie, ma a partire dal suo giusto coinvolgimento accompagnarla con un nostro profillo in questo percorso.
Alcuni settori (milanesi e non solo), infine, riprendendo quest’ultimo impianto hanno sottolineato anche l’importanza di sviluppare oggi, per quelle ragioni, un percorso di mobilitazione, a partire dall’indizione immediata di uno stato di agitazione.
Tutti comunque [a parte gli ultimi, come vedremo al momento della votazione], al di là dei diversi accenti e delle diverse interpretazioni si sono ritrovati nel solco di quanto proposto dal segretario, con la presentazione (da una parte e dall’altra) di una serie di emendamenti alla risoluzione conclusiva, tutti circoscritti e sostanzialmente minimali, in genere accettati dalla segreteria (a parte qualcuno, che forse spingeva in maniera eccessiva in una direzione).

I compagni e le compagne di RiconquistiamoTutto nella FLC sono intervenuti tutti/e: [nell’ordine] Vincenzo Cimmino, Francesco Locantore, Luca Scacchi, Monica Grilli e Anna Della Ragione. Sottolineando, nei loro diversi interventi, come l’emergenza sanitaria sia stata pagata in particolare dal lavoro, come i costi della crisi rischino come nel passato di esser scaricati su lavoratori e lavoratrici (rilancio tagli e austerità), il ruolo dell’autonomia e dei DS nel rilanciare, nel corso dell’emergenza, una gestione gerarchica di scuole e università, la necessità di reali stabilizzazioni e di una riduzione strutturale del precariato, le responsabilità della CGIL nel non aver sostenuto una reazione generale a questo modo di condurre l’emergenza, la necessità ora di una svolta a partire da una mobilitazione dei nostri settori, con il coinvolgimento di lavoratori e lavoratrici, una piattaforma rivendicativa, l’indizione dello stato di agitazione e un percorso sino allo sciopero generale.

Le conclusioni del Segretario hanno in sostanza precisato l’asse politico della proposta [con i limiti di una mobilitazione vagheggiata, ma non realmente condotta; l’obbiettivo di far assumere al governo le priorità di istruzione e ricerca, senza metterne in discussione e quindi contrastarne le sue reali politiche]. Ha ricordato in particolare il ruolo fondamentale del sindacato nelle prime settimane dell’emergenza, per sospendere le attività in università e svuotare le scuole dal personale ATA. Poi è seguita la focalizzazione del MI sulla DaD. L’emergenza andrà avanti per molti mesi: le condizioni sanitarie costringeranno a prolungate limitazioni sociali, sino al vaccino. In questo contesto, ha ribadito in particolare obbiettivo di un investimento straordinario su istruzione e ricerca, con coinvolgimento della CGIL e quindi inserimento nelle priorità del governo. Una nuova centralità del pubblico, con la stabilizzazione del precariato. Le vertenze su risorse, organici e reclutamento sono quindi prioritarie. Abbiamo già ottenuto conferma degli organici, quando per MI dovevano esserci 6mila tagli. Dobbiamo andare oltre. La nota Bruschi è un’inconcepibile tentativo di regolare unilateralmente il rapporto di lavoro. Nello stato di eccezione, c’è quindi il rischio della cancellazione delle relazioni sindacali. Mentre Manfredi continua a fare il rettore, non il ministro e dovremmo iniziare a dirlo. Abbiamo bisogno di costruire una reazione, di sviluppare partecipazione e dissenso. Non è semplice farlo nell’emergenza. Ora la priorità è coinvolgere lavoratori e lavoratrici. Costruire con la Cgil un rilancio di istruzione e ricerca. Metter al centro del dibattito pubblico i nostri settori. Se il debito salirà al 160% del PIL, sarà complicato. Con tentazioni, proprio nei nostri settori, a cancellare il sindacato (anche strutturalmente). Per questo serve riconquistare velocemente un nostro ruolo e una nostra funzione negoziale: a partire dal rinnovo del ccnl. Per questo le assemblee sono da considerare un primo step di mobilitazione.

Al termine, sono stati presentati tre ordini del giorno.

In primo luogo, due risoluzioni conclusive contrapposte: una da parte della segreteria ed una da parte dei compagni e delle compagne di RiconquistiamoTutto. A tutta l’assemblea è stato chiaro il diverso profilo, articolato negli interventi, a partire dalla valutazione del governo e le prospettive di lotta. La risoluzione di RT ha ottenuto 5 voti favorevoli, ma si sono registrati anche 5 astenuti (più o meno facenti riferimento ai settori della maggioranza hanno espresso nel dibattito la necessità di un salto di qualità oggi nelle mobilitazioni).

Infine, come compagni/e di RT! abbiamo presentato un ordine del giorno specifico sull’autonomia differenziata.
In conclusione, con tempi compressi, abbiamo cioè cercato di far emergere un nodo politico importante
. La FLC ha assunto una posizione contraria all’autonomia differenziata nella scuola nell’università. Con una relazione complessa con la CGIL, che ha ribadito una posizione favorevole ad un federalismo cooperativo [cioè, un’autonomia temperata, con meccanismi di regolazione come LEP e fondo nazionale di perequazione che non evitano lo smantellamento dei servizi universali]. In un quadro in cui l’ex vicesegretario CGIL è oggi assessore in Emilia Romagna, in una giunta che ha chiesto autonomia rafforzata e ne ha fatto punto centrale del suo programma. Nella stessa FLC c’è un’evidente discussione implicita, con settori (anche di maggioranza) che sottolineano come sarà complesso “salvare” la scuola se tutto il resto si regionalizza [e quindi sia necessario bloccare l’autonomia differenziata nel suo complesso] ed altri che su questo punto ricalcano invece le posizioni CGIL sul federalismo cooperativo.
L’attuale emergenza, a partire dal disastro prodotto con le diversità tra i servizi sanitari regionali, ha reso evidente i danni dell’autonomia ed ha sviluppato un diverso senso comune, una diversa sensibilità di massa sul tema. Nonostante questo, ad oggi non è cambiata la dinamica regionalista delle nostre istituzioni [vedi la pletora di ordinanze e discussioni sulla riapertura], come non è diminuita la spinta strutturale ad ampliare le autonomie [anzi, la crisi stessa rischia di rilanciarle, ampliando le differenze tra tessuti produttivi].
In questo quadro, con il nostro ordine del giorno abbiamo posto la necessità, oggi, della richiesta di ritirare ogni progetto autonomia rafforzata [cioè ogni tipo e ogni settore], perché la sua archiviazione non è affatto scontata. Non abbiamo oggi trovato disponibilità su questa richiesta. Il segretario generale ci ha chiesto di ritirare questo ordine del giorno, per lavorare ad una sua formulazione unitaria per la prossima riunione del direttivo nazionale [tendenzialmente a giugno]. Noi abbiamo ritenuto prioritario spingere oggi ad un chiarimento sul punto, perché è oggi che emerge la necessità di una battaglia netta sulla questione dell’autonomia differenziata, per rilanciare oggi la rinazionalizzazione di quanto è stato frammentato in passato [come la sanità]. Senza eliminare per questo la possibilità di futuri confronti. Abbiamo quindi confermato al voto l’ordine del giorno: la maggioranza FLC non ha voluto assumere sul punto la necessaria nettezza e  abbiamo ottenuto 6 voti favorevoli e 4 astenuti.

LS

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