CD Cgil 9 e 10 marzo: report e nuovo calendario congressuale.

Venerdì 9 e sabato 10 marzo si è riunito il Direttivo Cgil. La presenza era quella delle grandi occasioni, con la partecipazione anche di molti invitati di diritto. All’ordine del giorno, infatti, tre punti e tutti rilevanti: l’approvazione dell’accordo quadro con Confindustria, la discussione sul nuovo quadro politico-sindacale emerso con il risultato elettorale e l’avvio del percorso congressuale.

 

1. ACCORDO QUADRO CON CONFINDUSTRIA.

La segretaria generale ha ricapitolato, nella sua introduzione, il lungo percorso affrontato (piattaforma CGILCISLUIL nel 2016, avvio della stagione contrattuale, proposta Patto di fabbrica di Confindustria e avvio confronto sulla base di un loro testo, coinvolgimento dei gruppi dirigenti territoriali e di categoria, successive revisioni del testo di Confindustria). Alla fine sono state definite delle linee guida (lasciano autonomia alle categorie) che riaffermano centralità del CCNL, permettono di aumentare salari oltre inflazione, aprono alla partecipazione, affermano un welfare universalistico e non come componente salariale.
(addirittura tutto questo!!! Ma veramente? Non ci sembra proprio: sostanzialmente, si è affermato che il cambiamento di alcune piccole frasi, che hanno occultato o diluito le formulazioni più esplicite, avrebbero ribaltato l’impianto di un testo che ribadisce la definizione di aumenti salariali nazionali sull’IPCA, l’applicazione integrale del testo unico del 10 gennaio – quindi comprese le sanzioni, l’inserimento del welfare aziendale nel TEC- trattamento economico complessivo)

Gli interventi successivi si sono sostanzialmente collocati su tre diverse linee.
Alcuni territori e categorie che avevano sollevato critiche importanti ai testi precedenti (chimici, agrari, Emilia, Fiom, ecc) si sono detti sostanzialmente soddisfatti del metodo (coinvolgimento) e soprattutto dei risultati raggiunti. Sinopoli (FLC) ha sollevato solo un unico elemento problematico, relativo alle ipotesi contenute nel testo di favorire i percorsi di formazione tecnico-specialista, che proprio la controparte (Confindustria) vuole oggi proporre siano portati avanti attraverso Fondazioni private.
Nicolosi e Grondona hanno sollevato obiezioni di fondo al testo. Nicolosi ha sollevato critiche su alcuni elementi (in particolare sulla scelta di utilizzare come parametro di riferimento l’IPCA, cioè un’inflazione depurata di alcuni elementi energetici che in altri momenti non abbiamo accettato, come sulla presenza del welfare aziendale, che nel momento in cui c’è apre comunque differenze e disuguaglianze nel nostro blocco sociale di riferimento). Inoltre ha sollevato anche alcune questioni di metodo (abbiamo coinvolto organizzazione, ma come coinvolgere insieme dei lavoratori e lavoratrici su un testo che li riguarda?). In ogni caso, comunque, ha dichiarato di ritenere importanti “gli elementi positivi” presenti nel documento e, nonostante i limiti, quindi approva. Grondona ha invece stigmatizzato l’accordo come “equivoco”: non c’è sindacato al mondo che accetta di limitare al piede di partenza la contrattazione salariale, stabilendo di legarla all’inflazione. Qual è allora lo scopo dell’accordo? Non c’è nemmeno una concertazione (un concambio con interventi fiscali o pubblici). Non ha senso. Ma volendo bene alla CGIL, ha dichiarato di astenersi.
A dichiarare la contrarietà all’accordo sono quindi rimasti gli altri interventi: quelli della nostra area, di Mario Iavazzi ed Eliana Como, e quello di Agustin Breda (accordo inadeguato, nel metodo e nel merito, non intervenendo su crescita e redistribuzione lavoro).

Nelle votazioni, si sono quindi registrati 5 voti contrari (quattro compagni/e dell’area presenti e Breda), 2 astenuti e tutti gli altri favorevoli.

 

2. DISCUSSIONE QUADRO POLITICO-SINDACALE POSTELETTORALE.

E’ stata la parte più corposa del dibattitto, che ha interessato il venerdì pomeriggio ed il sabato mattina (con una trentina di interventi effettuati e quasi quindici rinunce per questioni di tempo, tra cui diversi segretari generali di categoria).

La segretaria generale nella sua introduzione ha sottolineato il cambiamento significativo, quasi storico, dello scenario politico. Da una parte crescita della Lega (che sfonda anche nelle regioni centrali) e del M5S (quasi al 50% in molte regioni del sud, ma con un profilo nazionale), dall’altra sconfitta brutale della sinistra, con sgretolamento dei suoi bacini storici (sociali e territoriali). Non basterà cambiare qualche dirigente. Questo voto infatti è determinato dal disagio sociale, con lo spostamento di ampi settori di voto dipendente sulla destra sociale e sul M5S. In questo quadro, pur in una crisi generale delle forze di ispirazione socialista e del centrosinistra in tutta la UE, l’Italia emerge come caso particolare, con la presenza di un sindacato di massa ma senza un partito di riferimento del lavoro. In questo quadro, secondo la segretaria generale, noi dobbiamo ribadire il profilo confederale della CGIL, un sindacato basato su valori ed in particolare sulla solidarietà. Quindi, tre assi di intervento nei prossimi mesi: rilanciare le parti sociali (accordi come quelli appena approvati); stringere il rapporto con CISL e UIL; sviluppare un rapporto di massa e percorsi progettuali (carta dei diritti e piano del lavoro).

Relazione e dibattito erano attesi, anche perché si immaginava di cogliervi anche qualche squarcio della prossima dinamica congressuale: qualche indicazione cioè sulle prospettive degli assetti sia politici, sia dei gruppi dirigenti futuri. Così in parte non è stato.
Molti interventi si sono infatti soffermati sostanzialmente solo sugli aspetti generali del voto. In particolare, si sono soffermati sulle caratteristiche territoriali di quei risultati: da una parte il crollo delle “regione rosse” (il logoramento di lungo periodo ed oggi il crollo di un sistema di consenso sociale), dall’altra e forse soprattutto il sud (rivolta e superamento dei sistemi clientelari nella crescita esplosiva delle disuguaglianze). Oltre che, ovviamente, sull’intreccio tra questione sociale e successo Lega/M5S.
Il centro camussiano si è limitato a ribadire la linea sinora seguita, semmai accentuandone i suoi tratti di fondo (appunto, accordi “a perdere” con le parti sociali, unità d’azione come non ci fosse un domani con CISL e UIL; campagne autonome che ribadiscano un profilo progettuale autonomo della CGIL, come la Carta dei diritti).
Il centro-destra dell’organizzazione, come negli direttivi e nelle ultime AG, si è mostrato protagonista nella discussione, chiedendo politiche innovative per la CGIL (“dobbiamo cambiare noi con il contesto”): da una parte sviluppando politiche di codeterminazione e copartecipazione (come si inizia a suggerire nell’accordo quadro), dall’altro ponendo davanti a questo nuovo scenario politico il tema dell’unità sindacale (una fase di superamento delle divisioni storiche del sindacalismo confederale verso un “Sindacato Confederale unitario”).
La sinistra della maggioranza, in questo quadro, è apparsa sostanzialmente silente ed incerta, smarcandosi solo in un paio di interventi (FIOM e DeL) sulla questione del Sindacato Confederale unitario sottolineandone le difficoltà in Fiat o il profilo “governativo” degli altri (anche nella recente trattativa sull’accordo quadro con Confindustria).

Le articolazioni ed i conflitti interburocratici della maggioranza, appaiono cioè ancora pienamente operanti, in rapporto in particolare ai futuri assetti congressuali: da una parte si ripropone la solita linea inconcludente e fallimentare di questi anni, dall’altra la si contesta a destra nel tentativo di costruire una cogestione ancora più profonda co Confindustria e un’unità più strutturale con CISL e UIL.

Noi, come OpposizioneCGIL, siamo intervenuti con Eliana Como, Mario Iavazzi e Luca Scacchi, che hanno tracciato un profilo completamente diverso del sindacato che vorremmo, sottolineato la necessità di riprende subito il conflitto sociale, gli errori su Macerata, l’insostenibilità della linea unitaria con CISLeUIL e le responsabilità di fondo della Cgil.

Nelle conclusioni, in ogni caso, la segretaria generale ha ribadito l’asse della relazione. In particolare, ha sottolineato il rischio che questi risultati politici aprano una deriva frammentante e corporativa anche a livello sociale, in grado di trascinare nel gorgo anche CISL e Uil: in questo quadro si colloca la sua proposta di tenuta del rapporto con le parti sociali e di unità con loro, per frenare possibili derive rilanciandone il profilo confederale. Un sindacato confederale che sarebbe centrato proprio sull’organizzazione del lavoro in generale, in senso marxiano (????). In questo quadro, nell’ultima parte, la segretaria ha sottolineato che qualunque unità sindacale ha un senso solo se capace di farsi forza su una partecipazione di massa, altrimenti rischia che diventi e sia percepita come una manovra della burocrazia, che si ripiega su se stessa per proteggersi.

 

3. AVVIO PERCORSO CONGRESSUALE.

In conclusione, oltre ad un ordine del giorno specifico sull’omicidio razzista di Firenze (approvato all’unanimità), il Direttivo ha pure approvato all’unanimità la commissione politica (per noi, Eliana Como e Luca Scacchi), per la preparazione della prima bozza dei testi congressuali, ed un gruppo di lavoro sullo statuto (per noi Carlo Carelli). Inoltre ha approvato, sempre all’unanimità, l’avvio del percorso congressuale con una leggera revisione del suo calendario (solo Nicolosi, in una dichiarazione di voto, ha sottolineato che secondo lui sarebbe stato opportuno, anche a fronte del nuovo quadro, rivedere i tempi congressuali anticipandone le conclusioni all’autunno):

  • dal 5 aprile al 18 maggio 2018: assemblee generali di tutte le strutture di ciascun livello, convocate per la discussione su una prima bozza del documento congressuale elaborata da Commissione politica;
  • 29 maggio (e non 30): in Direttivo nazionale saranno presentati il documento ed eventuali documenti alternativi presentati almeno dal 3% del Direttivo (5 componenti). A quel punto sarà possibile presentare eventuali emendamenti relativi ai documenti;
  • 6-7 giugno: il Direttivo approverà i documenti definitivi;
  • dal 8 al 18 giugno: i direttivi regionali Cgil e di CdLT saranno convocati per la realizzazione di quanto previsto dai punti 3.1.2, 3.2, 10.10 del Regolamento (definizione rapporto iscritti/delegati ed elezione Commissione garanzia congressuale);
  • dal 20 giugno al 5 ottobre (una settimana in più): assemblee congressuali di base, con pausa dal 6 agosto al 19 agosto;
  • dal 6 al 31 ottobre: congressi delle Categorie territoriali, delle Camere del Lavoro Territoriali, delle Camere del Lavoro Metropolitane e delle Categorie regionali;
  • dal 5 al 24 novembre: congressi CGIL regionali;
  • dal 26 novembre al 20 dicembre 2018: congressi categorie nazionali;
  • dal 7 al 12 gennaio 2019: Congresso nazionale dello Spi;
  • dal 22 al 25 gennaio 2019: XVIII Congresso confederale presso la Fiera del Levante a Bari.

 

 

 

 

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