CGIL. E.Como. Modello contrattuale: irricevibile, prima e dopo!

Intervento di Eliana Como al direttivo nazionale CGIL, 9 marzo 2018.

Ho ascoltato la relazione introduttiva come se si stesse parlando di un altro accordo. Un accordo che fa crescere i salari, difende il ruolo del ccnl, esclude il welfare contrattuale da possibili contropartite salariali e dà attuazione alla misurazione della rappresentanza come definita dal TU del 10 gennaio.

Più che ringraziare chi ha fatto la trattativa, se fosse così, bisognerebbe fargli un monumento, passatemi la battuta. Lungi da me, peraltro, di personalizzare le responsabilità, nel bene e nel male. Non personalizzo perché non penso che si sia arrivati a questo accordo per responsabilità solo di chi ha portato avanti la trattativa, ma come esito di una stagione di rinnovi contrattuali che hanno portato fin qui. A cominciare da quello della mia categoria, i metalmeccanici. Come non sfugge ai giornalisti, spero non sfugga qui dentro che il modello definito da questo accordo è quello dei metalmeccanici. Le responsabilità quindi sono più complessive. E certamente non meno gravi.

Lo dico perché, come è chiaro, io non penso che questo accordo permetterà l’aumento dei salari e la difesa del ccnl, ma esattamente il contrario.

Aver definito il TEM (trattamento economico minimo) come base salariale definita dal ccnl, legato all’inflazione IPCA, cioè quella depurata dai costi energetici, significa proprio destinare il salario del ccnl a non essere nemmeno in condizione di recuperare il potere d’acquisto. Altro che aumento dei salari. E significa consegnare alla contrattazione aziendale aumenti legati alla produttività (dove si fa contrattazione, ovviamente, cioè in una assoluta minoranza di aziende, anche nei settori industriali). E guardate, l’IPCA non sarà un totem, come è stato detto prima, che magari prima o poi i costi energetici prendono un altro andamento, chissà! Ma intanto, ricordo a tutti che l’IPCA è quello che ha dato ai metalmeccanici nel 2017 e fino a metà del 2018 un aumento di 1.7 euro lordi al mese per un operaio di 5° livello.

E non basta aver conservato la possibilità delle categorie di trattare secondo le proprie prassi e le proprie tradizioni, per dire che non c’è il rischio di riproporre il risultato dei metalmeccanici nelle altre categorie dell’industria, quelle per capirci, che hanno ancora il meccanismo del valore punto (o salario convenzionale), cioè quello che consente il calcolo, anche quando è sull’inflazione, su un valore superiore a quello sui minimi salariali (come appunto nei metalmeccanici). Perché se anche così fosse, significa comunque che anche quelle categorie partono da un piano più arretrato, per riconfermare domani quello che hanno oggi. A partire dai tavoli tuttora aperti e in discussione.

E penso che aver definito che il welfare contrattuale (che significa benefits aziendali, non soltanto sanità e previdenza complementare) come elemento eventuale del trattamento economico minimo significa esattamente aver consegnato a questo strumento un ruolo di sostituzione del salario. Anche qui, proprio come nel ccnl dei metalmeccanici. Poi non so davvero, come fate a sostenere che con il welfare contrattuale, così definito, si difende il sistema sociale pubblico e universale. Nella mia categoria, sono anni oramai che cercano di convincermi di questa cosa. Non so, sarò testona io a non capire, ma a me pare proprio il contrario: il welfare contrattuale è la strada per finire di distruggerlo il sistema pubblico.

Infine, aver ribadito l’impegno reciproco all’applicazione del TU non vuol dire soltanto impegnare entrambe le parti alla misurazione della rappresentanza, ma anche ribadire, come è esplicitamente scritto, l’impegno a definire, anche nei ccnl, temi come la prevenzione del conflitto e l’esigibilità dei contratti. E ci sarà una ragione se questi temi li abbiamo soltanto in parte definiti nei ccnl, evitando il nodo nevralgico delle sanzioni. La ragione c’è, eccome, perché tutti sappiamo cosa vuole dire dare applicazione a quella parte del TU. E ora, però, ci impegniamo a farlo. Non ho sentito dire una parola fino ad ora su questo punto. Da nessuno.

Quindi per me questo accordo era proprio bene non firmarlo. Con questo anticipo anche la dichiarazione di voto, perché come è ovvio voterò contro.

Aggiungo però una questione di metodo, oltre al merito.  È vero, come è stato detto, che di questa trattativa, per quanto riguarda l’ultima fase, i gruppi dirigenti erano informati e sapevano su quali testi si stava trattando, a differenza di quanto accaduto altre volte. Ma questo mai poteva sostituire la discussione nel direttivo e quindi poi nel corpo dell’organizzazione. E rivendico di aver chiesto fino alla noia che il direttivo discutesse lo scenario che si andava delineando in quella trattativa e discutesse se andare o non andare avanti a trattare su un testo che, fin dall’inizio, è stato la piattaforma di Confindustria.

Era necessario passare questa discussione al direttivo prima. Non oggi, che discutiamo guardando l’orologio, perché alle 14 la delegazione deve andare a firmarlo. Che discussione può esserci oggi, se non un voto di fiducia. Il direttivo doveva discuterne prima, tanto più perché i segretari delle principali categorie dell’industria (tutti quelli e quelle che oggi hanno già annunciato che voteranno a favore) qualche settimana fa sostenevano che il testo su cui si trattava era irricevibile, non firmabile. E non lo dico, per sentito dire o per pettegolezzi di corridoio (che proprio non mi appassionano). Lo dico perché ho partecipato a un Comitato Centrale della Fiom che ha preso una posizione esplicita contro quel testo. È agli atti. Altrettanto è accaduto nel direttivo della Filctem.

Allora, io capisco che il testo che si firma oggi non è esattamente quello di due mesi fa. Ma un testo che giudico irricevibile, se è tale, non è emendabile qua e là. Da sistemare e correggere su qualche passaggio o su qualche termine, per infiocchettarlo o renderlo un po’ più digeribile. Un testo, se è irricevibile, lo respingi al mittente. Non vai avanti a trattare. È infatti, io credo che l’accordo finale, seppure non è esattamente quello da cui si è partiti, ne ha conservato l’impianto fondamentale, proprio sui temi principali, cioè salario, welfare e TU.

E quindi proprio non ci arrivo su come si possa passare da “irricevibile” a “risultato importante” e “sono pienamente d’accordo”. A meno che, ma non credo, l’ultimo incontro non gli abbiate rovesciato il tavolo sulla testa a Confindustria.

Siccome non mi pare proprio, passatemi anche questa battuta, per me era irricevibile prima e resta irricevibile oggi.

Eliana Como

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