Cgil. E.Como. Elezioni: cronaca di una sconfitta annunciata.

Intervento di Eliana Como al direttivo nazionale CGIL, 10 marzo 2018.

­E’ difficile questa discussione sui risultati elettorali. E’ difficile perché secondo me nessuno può pretendere di avere la verità in tasca. Né tanto meno si possono proporre scorciatoie.

L’immagine plastica dei risultati elettorali, quella cartina dell’Italia colorata da Lega e 5S, per me è inquietante. Ma francamente non mi pare che fosse così imprevedibile. Che il PD fosse un malato in fase terminale non era proprio difficile da capire. Che Renzi fosse odiato e non voluto era già stato ben chiaro il 4 dicembre del 2016. A me poi non interessa il tema che tanti (troppi) qui hanno richiamato, se debba dimettersi o no. Non solo non mi interessa, diciamo che non me ne frega proprio niente. Anche perché questo è il direttivo nazionale della Cgil, non la direzione del PD. Ieri qualcuno si è pure confuso e ha detto “quando eravamo DS”! Eravamo??? Ma chi? Io no di certo.

In ogni modo, è tutta una idea politica a essere in caduta libera. Non è che infatti i vari D’Alema e Bersani abbiamo fallito tanto di meno… E anche qui, non è che ci voleva tanto a capire che gli elettori e le elettrici non avrebbero creduto a chi prometteva loro di cancellare leggi che ha approvato sei mesi fa!

Persino Berlusconi è stato travolto da questa crisi. Perché gli italiani hanno detto NO anche a qualsiasi ipotesi di larghe intese. Da questo punto di vista, piaccia o meno (e a me non piace per niente), gli elettori sono stati proprio chiari. Hanno votato Lega e 5S. Ripeto, a me non piace, ma non si può che partire da qui.

E, d’altra parte, anche che il clima si stesse rapidamente imbarbarendo doveva essere abbastanza chiaro a tutti, anche ben prima dei fatti di Macerata. Così come, anche il voto a Casapound e FN è ben altro che marginale. E’ invece drammaticamente inquietante, perché comunque hanno avuto tra le due organizzazioni circa 450mila voti, quasi il doppio della volta precedente.

Ma ripeto, cosa di tutto questo non era prevedibile? Che il voto andasse a chi ha fatto la campagna elettorale contro la Legge Fornero? O a chi ha promesso il reddito di cittadinanza, in un paese in cui anche per avere la pensione minima devi aspettare di avere 67 anni e nel frattempo ti hanno cancellato gli ammortizzatori sociali? Dovevano forse votare per chi ha cancellato l’articolo 18, approvato il jobs act e dato soldi e defiscalizzazioni alle imprese come non ci fosse un domani, fino all’ultimo giorno possibile, con la legge di Bilancio?

Cosa non era prevedibile? Che la sinistra reggesse a Milano centro, dove un appartamento costa 10.000 euro al mq? Mentre invece a Sesto San Giovanni, città medaglia d’oro della Resistenza, ha vinto di nuovo la Lega!

A me non piace, però io proprio non ho capito per chi secondo voi avrebbero dovuto votare i lavoratori e le lavoratrici. Ammesso e non concesso che fossero a conoscenza di partiti con programmi di certo più radicali, ma più o meno nati tre mesi fa. Tranquilli: l’autocritica è da fare, e la faccio, a 360°. Davvero penso che non esistano scorciatoie possibili. E non credo che nessuno possa festeggiare per un risultato da zero virgola o uno e virgola che sia.

Lo dico perché per me il punto non è cosa fosse o meno prevedibile a queste elezioni. Il punto è che la dinamica in atto è identica in tutta Europa! Sono gli effetti delle politiche di austerità. Anni di sconfitte hanno portato la classe operaia (largamente intesa, non penso certo soltanto gli operai delle grandi fabbriche) a votare una prospettiva di destra, che fa dell’odio razzista e della guerra tra poveri la sua bandiera. Ovunque in Europa. E’ questo che ha portato qui. Ed è per questo che la crisi politica riguarda allo stesso modo anche noi.

A meno che, certamente, non pensiate davvero che l’accordo sul modello contrattuale dell’industria firmato ieri aumenti i salari, difenda il ruolo del contratto nazionale e il welfare pubblico e universale. Ma davvero lo pensate?

Perché se la proposta di fronte alla debacle elettorale è quella proposta nella relazione introduttiva, cioè “rilanciare il ruolo delle parti sociali”… beh, se lo facciamo come con l’accordo di ieri… Per non parlare del “rilanciare l’unità sindacale”! Compagni e compagne, errare è umano, perseverare, fate voi…

Così come, di fronte al clima di odio che c’è nel paese, anche sul piano dell’antifascismo non possiamo pensare di andare avanti così. Da un lato, giustamente, chiediamo che le organizzazioni neofasciste siano messe fuori legge  e non si possano presentare alle elezioni. Dall’altro continuiamo a inseguire, anche su questo, il PD, che in tantissime amministrazioni locali ha concesso a queste stesse organizzazioni spazio e cittadinanza per raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni. Per non parlare di Minniti e della sua gestione dell’ordine pubblico, autoritaria e di odio.

A proposito di questo, ci torno solo velocemente qui, ma penso davvero che sia stata una scelta irresponsabile quella di disertare la manifestazione di Macerata. Così come penso che sia stato un errore non esserci l’8 marzo allo sciopero internazionale delle donne.

Ripeto, verità in tasca credo che non le abbia nessuno, ma siccome tutto questo riguarda anche noi, dobbiamo cambiare radicalmente passo. E lanciare una campagna vera di politica salariale, non certo con TEM, TEC e via dicendo. Che poi non ci stupiamo se un operaio che si ritrova 1,7 euro al mese di aumento in busta pag,a o un impiegato che avrà 85 euro dopo 10 anni di blocco salariale, crede alla storia dei 35 euro al giorno degli immigrati.

E finalmente facciamola fino in fondo la campagna contro la legge Fornero. Siamo ancora fermi al 2 dicembre, ricordate? Ho sentito qualcuno dire “voglio proprio vedere ora se la Lega al governo abrogherà la legge Fornero!”. No, io non voglio vedere la Lega farlo. Voglio vedere noi che lo pretendiamo. Da qualsiasi governo ci sarà. Magari, poi, facciamolo non con un’altra campagna di firme, vi prego. Quello che serve è una grande mobilitazione nel paese. Basta banchetti!

Infine, lanciamo una grande campagna di indipendenza dal PD e dai suoi satelliti, che almeno cerchiamo di non finire nel burrone insieme a loro. Qualcuno prima ha detto “basta con una sinistra che ci dà sempre ragione!”. Ma quale è questa “sinistra” che “ci dà sempre ragione”?! Piuttosto smettiamola noi di dare sempre ragione a questa sinistra!

Eliana Como

 

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