CD FLC: non pensare ad una grave sconfitta, ottenuta senza neanche combattere!!

Report del Direttivo nazionale FLC del 6 e 7 giugno 2017.

Il 6 e 7 giugno si è riunito il direttivo nazionale della FLC. All’ordine del giorno, sostanzialmente tre questioni: bilancio, distacchi e situazione politica.

Il bilancio consultivo è stato approvato rapidamente, senza particolari discussioni (noi ci siamo astenuti, essendo semplicemente la presa d’atto delle entrate e delle uscite dello scorso anno).

I distacchi per l’anno scolastico 2016/2017 hanno preso una maggior discussione, ma anche questi sono andati via abbastanza velocemente (un paio d’ore di dibattito). In pratica si sono confermate, con una delibera forse più chiara rispetto al passato, criteri, scelte e numeri degli anni scorsi (la nuova segreteria ha voluto esplicitamente confermare gli assetti precedenti). Noi ci siamo anche qui astenuti, non volendo entrare nelle tensioni interburocratiche che attraversano la maggioranza.

La discussione si è quindi concentrata sulla situazione politico-sindacale. Il segretario (Francesco Sinopoli), nella sua introduzione si è ovviamente concentrato sulla politica economica del governo e la vicenda dei voucher. In particolare ha denunciato la scelta di Renzi e Gentiloni di individuare la riduzione del costo del lavoro come strategia principale, se non unica, di rilancio del sistema produttivo italiano. Lo stesso Visco (presidente Bankitalia), nella sua relazione annuale ha invece indicato l’opportunità e la necessità di riconsiderare investimenti pubblici e politiche fiscali, indicando la ripresa dell’occupazione e dei redditi come il principale orizzonte da assumere anche per sostenere la crescita. Un quadro analitico che richiamava, in più punti, il Piano del lavoro della CGIL. Questo però non è l’impianto del governo, che ha invece scelto nuovamente una politica di aggressione al lavoro, a partire dai voucher. In questo quadro, la relazione si è spesa a lungo per sostenere il corteo del 17 giugno, per una partecipazione di massa che segni dissenso e resistenza. Per il segretario FLC, quindi, è sotto il segno di questo scontro che si avvia anche la discussione contrattuale del pubblico impiego: gli atti di indirizzo sono in arrivo (metà giugno, massimo fine) e da lì in poi partirà la trattativa. Anche se rimane irrisolta la questione delle risorse, ancora insufficienti (nel quadro dell’instabilità politica e forse delle elezioni anticipate), sia in riferimento agli organici, sia in riferimento agli aumenti salariali previsti dall’intesa del 30.11. In questo quadro, le Strutture di Comparto dovranno riprendere in mano la definizione delle proposte contrattuali entro l’estate, per arrivare ad un Direttivo a luglio che le voti ed a una consultazione dei lavoratori e lavoratrici del comparto della conoscenza entro il prossimo settembre.

Noi, come OpposizioneCgil, siamo intervenuti subito, tutti tra i primi interventi (Luca Scacchi, Francesco Locantore e Giancarlo Benazzi). Abbiamo segnalato con forza la risposta gravemente insufficiente sulla vicenda referendum (neanche un ora di sciopero davanti ad uno strappo costituzionale?), ma soprattutto l’assenza di valutazione critica sulla “riforma Madia” (Testo unico e Brunetta). La partita contrattuale non si apre semplicemente di fronte allo schiaffo del governo sui voucher, ma anche se non soprattutto a partire dalla pesante sconfitta sulla Madia, che ingabbia significativamente i prossimi CCNL. Nei due decreti del governo, infatti, su tutti i punti segnalati dalla FLC e dalla CGIL non si registra nessun avanzamento, anzi si notano pesanti arretramenti persino rispetto all’intesa del 30 novembre (sul bilanciamento tra contratti e legislazione, sulla differenziazione salariale, sulla valutazione ed il potere dei dirigenti, sulle progressioni carriera ed licenziamenti: per un giudizio più articolato, vedi il comunicato congiunto con i nostri compagni/e della FP). Questa è una pesante sconfitta in una battaglia che non si è nemmeno combattuta: non un ora di sciopero, non un corteo, non una reale mobilitazione in tutti i mesi di discussione della riforma. Non si può nascondersi questa sconfitta, perché inciderà pesantemente sul quadro contrattuale. Dobbiamo, più in generale, imparare a sviluppare la nostra iniziativa facendo bilancio di quello che è successo concretamente, smettendola di soffermarsi unicamente sulla nostra narrazione degli avvenimenti: per esempio, sulla chiamata diretta (il CCNI recentemente siglato anche dalla FLC, con il nostro dissenso), si era impostata un’azione di contrasto centrata sulle delibere nei collegi docenti. Qual’é il bilancio di quell’iniziativa? Dove sono andate a finire le delibere che abbiamo promosso, per ingabbiare la discrezionalità dei dirigenti e cercando di utilizzare le graduatorie? La nostra impressione è che siano passate solo in poche scuole, dove i collegi sono storicamente molto attivi (considerata anche l’opposizione di diversi sindacati di base, che hanno preferito opporsi a qualunque delibera). E le altre? Qual è il quadro reale della situazione? O pensiamo alle condizioni del personale A.T.A. (non considerato dalla Buonascuola, decimato e impossibilitato ad essere sostituito in caso di assenze, su cui si scaricano direttamente la Madia in un quadro di sostanziale blocco degli stipendi): che fine a fatto l’ipotesi di una ripresa di attenzione e mobilitazione per questo settore, o la battaglia per un aumento dell’organico ed una revisione degli inquadramenti?
Questa trattativa parte su uno scivoloso piano inclinato, determinato sia dalle scelte del governo, sia dall’immobilità che ci ha contraddistinto in questi lunghi mesi. Per questo diventa oggi fondamentale l’elaborazione di una vera e propria piattaforma contrattuale, che su questi punti segni un esplicito contrasto rispetto agli indirizzi del governo. Una piattaforma che non dobbiamo semplicemente votare nelle SdC e nel Direttivo, ma su cui dobbiamo andare ad un vero e proprio referendum di tutto il comparto, discutendo e accogliendo le diverse proposte, ma soprattutto facendo votare lavoratori e lavoratrici sui suoi punti fondamentali. Una piattaforma cioè che, a partire dal contrasto delle controriforme renziane (165, 150 e 107), costruisca quel consenso e quella compattezza necessaria per riprendere il conflitto in autunno. Conflitto senza il quale qualunque rinnovo sarà un massacro, sia sul fronte salariale (85 euro lordi, magari con welfare e sanità integrative), sia su quello organizzativo e normativo (differenziazione salariale, blocco delle progressioni di carriera diffuse, licenziamenti per scarso rendimento, ecc).

Anche alcuni settori “critici” della maggioranza (sia della sinistra di DeL, sia del vecchio centro “pantaleiano”), hanno ripreso la nostra valutazione sulla Madia e anche sulla mancanza delle mobilitazioni in questi mesi. In particolare, alcuni dell’università e della ricerca hanno sottolineato il significativo problema per questi settori, essendo colpita al cuore la contrattazione che si è sviluppata in questi anni (centrata sulla distribuzione diffusa dell’incentivazione e delle progressioni economiche o di carriera). Altri hanno sottolineato le responsabilità delle confederazione nel blocco delle mobilitazioni, segnalando come nel comunicato FLC sulla Madia emergeva un evidente giudizio molto critico sul testo, non presente in quelli di FP e CGIL, che ne ribadiva l’inapplicabilità di diversi punti nei comparti della conoscenza. Una valutazione che ora deve esser confermata e valorizzata sia sul piano delle piattaforme contrattuali, sia su quello di una ripresa anche autonoma delle mobilitazioni, che provi quindi a rimettere in discussione anche il 150 e il 165 riformati.

Il centro e la destra dell’organizzazione hanno quindi cercato di fare muro rispetto a tutte queste critiche, con un ripetuto riferimento ai bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti (la riforma Madia non è stata una sconfitta, si sono segnati dei punti in particolare sull’equilibrio tra contratti e legislazione), e tutta una serie di improbabili richiami a frasi di Che Guevara (!), di Mao (!!) e persino di Lenin (!!!), per argomentare la moderazione negli obiettivi e la bellezza dell’accontentarsi!

In conclusione, la segreteria ha quindi proposto un ordine del giorno sulla manifestazione del 17 giugno, ma anche sulla fase ed il prossimo avvio della contrattazione. I settori “critici” della maggioranza hanno proposto diversi emendamenti e aggiustamenti, tutti accettati dalla segreteria, per cercare di piegare il testo nella propria direzione (una FLC che a partire dalle proprie valutazioni critiche sulla Madia, disegna piattaforme di contrasto alle controriforme renziane). Noi abbiamo votato contro, con una dichiarazione di voto del compagno Francesco Locantore, considerando sia l’insufficienza dell’iniziativa e della prospettiva di lotta, sia l’impianto che si profila nell’incipiente trattativa, sia l’assenza di un chiaro percorso di coinvolgimento e voto delle lavoratrici e dei lavoratori sulla prossima piattaforma.

OpposizioneCgil nella FLC

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