CCNL pubblici: se queste sono le premesse…subito il conflitto!

Con questa riforma, nessuna difesa per contrattazione, salari e diritti!

La controriforma Madia conferma gli assi della Brunetta e del Testo Unico: per conquistare soldi e diritti, non ci potrà esser rinnovo del CCNL senza lotte.

Settimana scorsa, il 19 maggio, il Consiglio dei ministri ha approvato definitivamente due decreti, a lui affidati dalle legge delega sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (124/2015): le revisioni del Testo Unico (165/2001) e della cosiddetta “Brunetta” (150/2009). Come ci ha abituato il Governo Renzi, nonostante siano passati diversi giorni, non abbiamo ancora visto l’articolato definitivo (potete scaricare i due schemi dei decreti, qui sul TU, qui sulla Brunetta e in fondo le due relazioni tecniche, pubblicati da quotidianosanità.it): appena possibile prepareremo una loro analisi dettagliata. In ogni caso questi testi, la discussione nelle Commissioni parlamentari, il comunicato della Presidenza del Consiglio e le successive dichiarazioni alla stampa offrono un quadro già abbastanza chiaro dei loro assi di fondo.

Il senso dei provvedimenti, infatti, ci pare in netta continuità con tutte le controriforme di questi anni, contro i lavoratori pubblici e della scuola.
Se da un lato si eliminano le famigerate, quanto assurde e irrazionali, fasce per la premialità (25/50/25) previste da Brunetta (peraltro mai ancora applicate), dall’altro si conferma pienamente proprio quell’impianto autoritario, competitivo, aziendalista e neoliberista delle leggi 165 e 150.
Si allargano i criteri per la stabilizzazione di una (piccola) parte dei precari, ma nulla è certo, visto che gli Enti Pubblici “possono” (non “devono”) effettuare bandi di concorso riservati ad una parte di essi. Inoltre dai percorsi eventuali di stabilizzazione sono vergognosamente esclusi gli interinali e i ricercatori.
Si istituisce un “polo unico” delle visite fiscali che “armonizza” orari e condizioni di pubblici e privati (sospettiamo però che di questa “armonizzazione” pagheranno le conseguenze i lavoratori privati).

Il pur parzialissimo riequilibrio tra legge e contrattazione previsto nell’intesa dello scorso 30 novembre è in buona parte smentito dai testi, in cui viene sostanzialmente mantenuto:

  • il ruolo subordinato dei contratti rispetto alle disposizioni normative in merito alla prestazione ed all’organizzazione del lavoro (ingabbiando la contrattazione, in quanto è la norma che stabilisce a priori i limiti e gli stessi indirizzi degli accordi, sia nel primo sia nel secondo livello);
  • il sistema degli “atti unilaterali” degli Enti qualora la contrattazione fosse in una condizione di stallo e pregiudicasse “la funzionalità dell’azione amministrativa” (praticamente sempre!!!)
  • l’attribuzione del trattamento economico accessorio in modo differenziato, sulla base della valutazione delle performance (le cosiddette pagelle definite anche discrezionalmente dai dirigenti): il contratto dovrà definire criteri organizzativi ed individuali tali da garantire che una “significativa differenziazione dei giudizi corrisponda un’effettiva diversificazione dei trattamenti economici correlati”;
  • il vincolo, sia per le progressioni economiche (PEO) sia per quelle di carriera, ad una  valutazione positiva negli anni precedenti, quindi solo per quote limitate del personale (colpendo al cuore la contrattazione di secondo livello avvenuta in tutti gli ultimi anni in moltissime amministrazioni);
  • una forte limitazione del turn over, con l’adozione di un “Piano triennale dei fabbisogni” che prevede esplicitamente “obiettivi di contenimento delle assunzioni”, semplicemente non più causali (in base alle cessazioni), ma “in base agli effettivi fabbisogni” (non si sa come e da chi stabiliti);
  • il licenziamento per “insufficiente rendimento” per 3 anni di seguito, in pieno stile brunettiano: valutazione che, come spiegato sopra, non avrà nulla di oggettivo e potrà diventare un’arma ricatto nei confronti di lavoratori e sindacalisti combattivi, coloro che non potranno garantire un adeguato rendimento per motivi di salute ecc..
  • un codice disciplinare, per quanto possibile, ulteriormente restrittivo rispetto a quanto indicato dalla precedente norma di Brunetta.

Su questo esito pesa la scelta di FP e FLC CGIL di essersi limitati alla presentazione di emendamenti ma di non aver previsto nessuno sciopero e nessuna vera mobilitazione (né centrale, né articolate sui territori).

In questo quadro ci sia avvia a discutere i prossimi contratti di comparto (conoscenza, enti centrali, enti locali e sanità), sotto l’ulteriore egida dell’accordo del 30 novembre che stabilisce un tetto economico omnicomprensivo (85 euro lordi medi al mese, dopo 8 anni di blocco contrattuale in cui sono stati persi più di 240 euro netti mensili), in cui forse verrà introdotto persino il welfare aziendale e la sanità integrativa!
La nuova stagione allora rischia di non segnare “una nuova spinta alla riforma ed alla qualificazione della Pubblica Amministrazione e dei settori della scuola, università e ricerca”, ma bensì un ulteriore passaggio dell’impoverimento dei lavoratori e delle lavoratrici, oltre che dello smantellamento della contrattazione nazionale e di quella locale.

Un rinnovo, oltretutto, in cui non sono ancora state definite le piattaforme sindacali e quindi tantomeno sono state discusse e validate dal voto di tutti i lavoratori e le lavoratrici dei rispettivi comparti. Nonostante questo, le direzioni sindacali hanno richiesto l’immediato varo degli atti di indirizzo, che la Madia dovrebbe inviare all’ARAN (cioè della piattaforma del Governo). La CGIL è subito corsa a riconoscere il successo dell’iniziativa sindacale, che avrebbe mantenuto “fermi i punti centrali dell’intesa: più spazio alla contrattazione, a tutti i livelli, superamento del precariato, tutela e qualificazione del lavoro pubblico”. Noi non lo crediamo.

Per questo è necessario un immediato cambio di passo da parte della CGIL: non possiamo attendere le linee guida del governo e sederci tranquillamente ai tavoli di contrattazione, sulla base dei limiti e degli indirizzi già stabilite da questa contro-riforma.
E’ necessario rompere subito ogni indugio, definendo quanto prima nuove piattaforme contrattuali con tutti i lavoratori e lavoratrici, convocando al più presto una nuova stagione di conflitto, sia con scioperi articolati nei comparti e nei territori, sia con uno sciopero generale di tutti i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego e della conoscenza: per conquistare nuovamente diritti, controllo sulla prestazione del lavoro, un salario dignitoso.

Sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil nella FP e nella FLC

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