Per la scuola pubblica, per la difesa del personale A.T.A.!

Analisi, riflessioni e proposte sul personale A.T.A. ai tempi della Buonascuola.

Per la scuola pubblica, contro la buonascuola, per la difesa del personale A.T.A.!

I dati Ocse dicono che per ogni euro investito in istruzione c’è un ritorno economico del 10%. Purtroppo la linea seguita dal nostro Paese è volta al de-finanziamento della formazione, puntando al modello statunitense della privatizzazione. Non a caso i Governi che si sono susseguiti negli ultimi 7 anni hanno confermato l’ipotesi: taglio dei finanziamenti alle scuole pubbliche.

L’idea della scuola-azienda è confermata anche dagli ultimi progetti riguardanti l’alternanza scuola-lavoro, nient’altro che un’offerta di manovalanza gratuita in mano alle multinazionali delle tavole calde e dei diritti freddi, volto all’avvicinamento al lavoro che “esiste”, soprattutto se fondato sullo sfruttamento e la privazione di ogni garanzia retributiva e previdenziale. In che contesto studenti e studentesse si formano nel nostro Paese? Sicuramente gli edifici carenti strutturalmente e logisticamente mettono a dura prova chi ci lavora e ci studia.

Strutture decadenti che in una campagna studentesca del passato venivano definite “sicure da morire”, il più delle volte senza le normative di sicurezza rispettate o senza possibilità di accesso per i disabili o addirittura con amianto.

La BuonaScuola di Renzi ha pubblicizzato in lungo e largo l’adeguamento delle strutture scolastiche senza alcun passo in avanti. Ci si ritrova quindi davanti a politiche per la scuola a costo zero e che punta in particolare allo sfruttamento sistematico del lavoro del personale A.T.A., senza tutele e completamente dimenticato anche dalla già pessima legge della cosiddetta “buonascuola”.

Sul personale A.T.A. amministrativo e tecnico, decimato e impossibilato ad essere sostituito in caso di assenze, anche per un anno intero, vengono scaricate tutte le incombenze, oramai quotidiane, legate alle innovazioni tecnologiche introdotte nella scuola pubblica e a tutte le sperimentazioni connesse. Formazione autodidatta non riconosciuta, lavoro da casa, molestie burocratiche per scadenze da rispettare spesso inutili e ridondanti. Questo il panorama in breve. In questo contesto il lavoro del DSGA appare fortemente mortificato. Sono scaricate su questa figura compiti e ruoli di responsabilità al di fuori di ogni contratto. Solo come ultimo caso si può citare la nomina d’ufficio per i DSGA di responsabile IPA. Tutto naturalmente e rigorosamente gratuito! Ma non ci stiamo!

Per questa figura centrale nella scuola rivendichiamo in primis: il giusto inquadramento stipendiale, oltra ad un vero innalzamento degli stipendi di base come risposta ad un blocco stipendiale che va avanti oramai da anni. Oltre a questo occorre garantire la formazione obbligatoria per il personale, e quindi incentivi – a livelli europei – legati alle attività aggiuntive effettivamente svolti. Richiediamo inoltre che venga normato il telelavoro, ormai consuetudine non riconosciuta, tutto il lavoro che oramai svolgiamo da casa, eliminate le molestie burocratiche e riconosciuto il lavoro di coordinamento, dirigenziale e di elaborazione svolto dai dsga in modo appropriato! Seguendo le nuove incombenze che avanzano, citiamo ad esempio il “pagopa” il nuovo strumento di pagamento che il ministero consegna ai genitori. Tra i milioni di compiti che una segreteria deve svolgere, anche questo: ma come può fare una segreteia al lumicino a creare tutti gli eventi per far pagare i genitori degli alunni con pagopa? Ci vuole una persona che pensa solo a quello oppure si lavora h24?

Gli organici A.T.A. devono essere adeguati ai compiti richiesti e le mansioni richieste devono essere adeguatamente riconosciute a livello stipendiale! L’intero personale amministrativo e tecnico svolge oramai i compiti previsti dall’area C del contratto ultimo firmato, mentre l’area B, nelle segreterie e nei laboratori ed aulee tecnologiche della scuola, è ormai in questo ambito un arnese del passato, utilizzabile invece per inquadrare il personale collaboratore scolastico, compresso anche dal nuovo titolo richiesto per l’accesso, l’attestato di studi regionale successivo alla terza media.

Per concludere, chiediamo:

⁃ Un nuovo inquadramento per i profili del personale A.T.A.

⁃ Aumenti stipendiali adeguati e recupero degli arretrati

⁃ Riconoscimento del lavoro svolto al di fuori dell’orario

⁃ Ridimensionamento delle scadenze e degli oneri ridondanti richiesti alle segreterie scolastiche con attribuzione dei compiti agli uffici territoriali del miur

⁃ Adeguamento del numero degli organici A.T.A., necessario anche di fronte alle nuove incombenze previste

– Una quota del fis garantita al personale A.T.A. del 30% minimo

⁃ Un meccanismo automatico di certificazione e di riconoscimento della partecipazione ai progetti finanziati all’interno dell’istituzione scolastica (ad es. alternanza scuola/lavoro) al personale A.T.A. coinvolto, così come avviene per il fondo d’istituto

⁃ L’inserimento della quota variabile per il dsga ora all’interno del fis nel tabellare dello stipendio

⁃ Il totale sblocco delle supplenze per il personale A.T.A.

⁃ L’introduzione della figura di assistente tecnico in tutti gli ordini di scuola, necessaria a partire dalla copertura delle incombenze informatiche e di riproduzione video introdotte dalla diffusione delle LIM, dei registri elettronici, della dematerializzazione.

Giancarlo Benazzi, CD FLC-CGIL, sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil in FLC

 

 

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