INNSE: contro il diritto di sciopero!

Una lettera di contestazione disciplinare, per esser rimasto fuori da cancelli.... durante uno sciopero!

Una lettera di contestazione disciplinare, per “esser rimasto fuori da cancelli”…. durante uno sciopero!

In questi ultimi mesi abbiamo seguito e sostenuto con attenzione la lotta degli operai dell’INNSE.

La storica fabbrica milanese di Lambrate è conosciuta da tutti. Il 4 agosto del 2009, dopo 14 mesi di lotta (scioperi, autogestione della produzione e un lunghissimo presidio ai cancelli), quattro operai (ed un funzionario FIOM) entrarono nello stabilimento e salirono su una carroponte, a 12 metri di altezza. Non scesero per oltre una settimana. Quella lotta divenne simbolo di tutte le crisi e le ristrutturazioni in corso, e fu seguita da tutto il paese. Il 12 agosto 2009, quella lunga lotta si concluse con il passaggio di proprietà nelle mani del gruppo Camozzi (Brescia) e la riassunzione di tutti gli operai.

Nei mesi scorsi però la Camozzi ha proposto un nuovo piano industriale, che ripropone  sostanzialmente la liquidazione dello stabilimento. Contro questi piano l’INNSE è tornata in lotta, anche se questa volta senza il pieno sostegno della FIOM, una lotta che ha portato nella scorsa settimana a quattro vergognosi licenziamenti (Enzo Acerenza, Dario Comotti, Massimo Merlo e Anna Pagani, protagonisti della resistenza).

Oggi assistiamo ad una nuova e paradossale provocazione della Camozzi. Di fronte ad uno sciopero prolungato indetto dalla RSU contro i licenziamenti (8 ore al giorno, dall’inizio di questa settimana a venerdì), con un presidio permanente ai cancelli, il gruppo Camozzi non ha pensato di meglio che contestare ai lavoratori….l’assenza ingiustificata!!!

Uno sciopero proclamato dalla RSU diventa così la semplice decisione individuale di rimanere “fuori dai cancelli dall’inizio dell’orario di lavoro fino a circa le ore 14” con l’aggravante (pare ) che “si è poi definitivamente allontanato dall’ingresso dello stabilimento“.

Questa capacità di riportare dettagliatamente i movimenti degli operai dimostra, se non altro, un acuto e minuzioso spirito di osservazione da parte della proprietà. Proprietà a cui, quindi, non dovrebbe esser sfuggito il senso ed il carattere di questo allontanamento collettivo dal posto di lavoro, che si denomina comunemente …. sciopero! Se ancora non gli fosse chiaro, rimandiamo all’esauriente ed autorevole definizione dell’enciclopedia Treccani: “sciòpero (ant. sciòpro) s. m. [der. (deverbale con suffisso zero) di scioperare, ant. scioprare]. – 1. Astensione organizzata dal lavoro di un gruppo più o meno esteso di lavoratori dipendenti, appartenenti al settore pubblico o privato, per la tutela di comuni interessi e diritti di carattere politico o sindacale. Il diritto di sciopero è sancito dall’articolo 40 della Costituzione….”.

E’ forse però segno dei tempi, dell’indebolimento complessivo dei rapporti di forza tra le classi e delle condizioni del lavoro dopo il JobsAct, che l’arroganza padronale possa arrivare a tanto, intimidendo dei lavoratori non considerando persino un loro diritto costituzionale. Come per il caso del lavoratore licenziato dalla Oerlikon, inabile per una trapianto di fegato, questa arroganza padronale deve trovare una risposta collettiva e massiccia, ben oltre i cancelli della fabbrica, in grado di fermare sul nascere queste derive.

Per questo rinnoviamo oggi il nostro sostegno ai lavoratori dell’INNSE e facciamo appello a tutti quelli che hanno a cuore i diritti democratici e del lavoro, perché anche la loro voce si levi oggi in solidarietà con loro. Una voce che oggi devono alzare, in primo luogo, la FIOM e la CGIL.

Sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil

 

 

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