INNSE: Solidarietà agli operai licenziati.

Il nostro appoggio alla lotta della storica fabbrica metalmeccanica di Milano-Lambrate

Solidarietà agli operai licenziati all’INNSE di Milano-Lambrate.

I gravissimi fatti avvenuti all’INNSE, storica fabbrica metalmeccanica di Milano-Lambrate, con i licenziamenti dei tre operai Enzo Acerenza, Dario Comotti, Massimo Merlo e della impiegata Pagani Anna, avvenuti con raccomandata, nella giornata di sabato 4 marzo 2017 costituiscono l’ennesimo esempio del vergognoso tentativo di ridurre a schiavi alcuni eroici rappresentanti della classe operaia e rappresentano l’imbarbarimento della lotta sindacale, troppo frequente nelle cronache di questi ultimi anni.

Nel 2009 i tre operai licenziati con tutti i lavoratori della Innse, hanno occupato per un anno lo stabilimento di via Rubattino, evitandone la chiusura dopo essere saliti per una settimana su un carro-ponte all’altezza di 40 metri da terra per ottenere la riassunzione di tutti i 50 dipendenti.

Recentemente la r.s.u. con tutti gli operai e impiegati, hanno denunciato la grave crisi provocata dal gruppo Camozzi, che all’epoca aveva rilevato lo stabilimento. Il Comune di Milano aveva concesso 40 mila metri quadrati di terreno attorno allo stabilimento, al valore simbolico di un euro, a condizione che fosse rilanciata la produzione. Il rilancio dell’INNSE di Lambrate non è mai avvenuto. I dipendenti che nel 2009 erano 50 sono diventati oggi 27.

Oggi i dipendenti dovrebbero accettare il piano industriale imposto da Camozzi (che di fatto prevede la liquidazione dello stabilimento), piano industriale condiviso dalla Fiom nazionale e provinciale  ma respinto con un referendum votato all’unanimità da tutti i lavoratori. Gli operai, anche quelli in cassa integrazione, hanno difeso strenuamente il diritto di fare assemblee giornaliere in fabbrica, contro l’opposizione dell’azienda. Dal 1° marzo è finita la cassa integrazione e tutti gli operai sono tornati a lavorare, ma non si sa con quali prospettive. Gli sviluppi imprevedibili della situazione sono sfociati nei fatti attuali.

Sabato 4 marzo Enzo Acerenza, Dario Comotti, Massimo Merlo e Anna Pagani hanno ricevuto la lettera di licenziamento immediato. Il provvedimento preso dal padrone è un pretesto adottato per tentare di eliminare il dissenso nella fabbrica. L’INNSE ha cercato di ottenere con quattro licenziamenti ingiustificati e ignominiosi dei tre capi della resistenza operaia e dell’impiegata, quello che non era riuscita ad ottenere in dieci anni di ostinata negazione dei diritti e di reazione padronale rabbiosa nei confronti delle giuste rivendicazioni, delle plausibili ragioni e della lotta degli operai di una fabbrica diventata famosa.

Per questo, “Il sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil” – biasimando apertamente il fatto che la Fiom, alla quale sono iscritti tutti i dipendenti della fabbrica, non sta tutelandoli come dovrebbe – dà totale solidarietà ed appoggio ai licenziati e a tutti gli operai dell’INNSE di Milano.

Il sindacato è un’altra cosa-OpposizioneCgil 

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