Ag Cgil: Report riunione del 28 e 29 novembre

Resoconto della Assemblea Generale della Cgil del 28 e 29 novembre 2016

L’Assemblea Generale della CGIL si è riunita il 29 e 30 novembre 2016.

All’ordine del giorno due punti, l’integrazione di alcuni componenti della segreteria e la raccolta firme CGIL su referendum e Carta dei diritti (ricordate? la primavera di Carta….). Due punti quindi che chiudevano la discussione del 7 e 8 settembre scorso, senza affrontare una valutazione sull’autunno, la trattativa con il governo, i rinnovi contrattuali conclusi o in corso.

All’inizio della riunione, sono stati votati alcune sostituzioni in Direttivo nazionale ed in AG stessa (molto velocemente, senza interventi, all’unanimità). Tra queste, i compagni e le compagne che avevano deciso alla nostra assemblea nazionale del 7 ottobre scorso (in Direttivo nazionale CGIL per il momento sono entrati solo Savina Ragno e Luca Scacchi, il compagno Carlo Carelli sarà integrato alla prossima occasione per limiti numerici).

Segreteria Confederale. Dopo due mesi in cui tutto sembrava fermo, in attesa degli eventi, nelle ultime due settimane tutto è rapidamente precipitato in CGIL: i contratti metalmeccanici e pubblici, la segreteria confederale, anche l’ultimo ricambio di categoria che mancava (FLC, che convoca proprio il 2 dicembre la sua AG per le votazioni). Evidentemente era importante chiudere diverse partite prima del referendum del 4 dicembre. Infatti il 5 sicuramente non arrivano le cavallette, ma altrettanto sicuramente quel risultato avrà ripercussioni significative sul quadro politico e sociale del paese, compreso i rapporti di forza generali fra le classi e (nel suo piccolo) anche alcuni equilibri in CGIL. La proposta di rinnovamento della segreteria, il suo dettaglio nominativo ed il suo impianto politico, tutti i componenti dell’AG la conoscevano perché l’avevano letta la mattina (alcuni facendo colazione), sul sempre ottimamente informato Diario sindacale dell’inserto economico del Corsera.

“A sorpresa” escono subito in quattro dalla segreteria: Serena Sorrentino, nuova segreteria generale della FP; Vera La Monica e Fabrizio Solari per scadenza del termine degli 8 anni, la prima passata in segreteria nazionale SPI ed il secondo che sarà incaricato di coordinare una commissione programmatica sul rinnovamento industriale; Danilo Barbi, che si dimette in anticipo dando la sua disponibilità al rinnovamento, per ragioni di carattere personale. Entrano subito in cinque (allargando quindi la segreteria a 9, forse per il momento): due giovani (Giuseppe Massafra, segretario a Taranto, che non era componente del Direttivo ed è stato cooptato all’inizio della riunione; Tania Scacchetti, segretaria a Modena); un rappresentante della “destra CGIL” (Roberto Ghiselli, segretario delle Marche), Rossana Dettori (che ha lasciato anticipatamente la segreteria FP per fare posto all’ascesa della Sorrentino), ed infine Vincenzo Colla (segretario Emilia; che in qualche modo sorprende, perché la sua entrata era data in coppia con quella di Maurizio Landini). Il segretario FIOM quindi non entra per il momento in segreteria CGIL: la Camusso però nella relazione ha ribadito il percorso per costruire un patto di gestione, anche se non ha ribadito esplicitamente scadenze e modalità di un ulteriore allargamento della segreteria (Estate 2017, dopo i referendum CGIL? Un allargamento non a 10, ma anche a 12 con l’entrata di ulteriori componenti?). Insomma il passaggio di Landini è dato per probabile, ma ancora soggetto ad un percorso e quindi anche agli avvenimenti politici che si determineranno da qui ad allora (a partire dal risultato del 4 dicembre).

Dopo la lunga procedura delle consultazioni, martedì si sono aperti i seggi. Subito prima, da segnalare tre dichiarazioni di voto. Botti, a nome della parte di LavoroSocietà confluita con la Camusso (la “sinistra della maggioranza”), leggendo un lungo testo ha espresso un certo disagio per la proposta di gestione unitaria, ma ha dichiarato voto favorevole (ovviamente!). Rinaldini, per DemocraziaeLavoro, ha sottolineato che proprio alla luce del nuovo quadro di gestione unitaria, come Area hanno deciso di non esprimere nessuna indicazione di voto. Eliana, a nome dell’OpposizioneCGIL, ha dichiarato il nostro voto contrario (5 presenti), motivato da evidenti ragioni politiche (e non personali): non solo abbiamo presentato un documento alternativo allo scorso congresso, ma e divergenza di linea è stata in questi mesi confermata, se non incrementata, dall’assenza di mobilitazione e dalla linea contrattuale assunta nei diversi rinnovi. Al voto è poi emerso un dissenso più largo, probabilmente in larga parte riconducibile a settori di DemocraziaeLavoro che hanno valutazioni diverse sul patto di gestione e sul suo percorso: 188 favorevoli, 28 contrari, 8 astenuti, 2 bianche.

Raccolta firme su Referendum e Carta dei diritti. La relazione della Camusso si è concentrata sugli evidenti problemi emersi negli scorsi mesi, partendo da una tabella distribuita nel mentre che confrontava per ogni Regione iscritti CGIL, assemblee tenute, votanti alla consultazione, firme raccolte e popolazione. Ha affrontato questa discussione da due punti di vista. In primo luogo sottolineandone esclusivamente gli aspetti organizzativi. Un’organizzazione lenta a reagire ed attivarsi, che necessita di urla e ordini di servizio. Un organizzazione divisa tra categorie e confederazione, tra una dimensione verticale che coinvolge i delegati e le delegate in vertenze e iniziative di categoria ed una dimensione orizzontale che vive quasi esclusivamente nei gruppi dirigenti confederali. Un’organizzazione sull’orlo di una crisi di nervi, perché su questo livello confederale si è scaricata tutta la pressione, facendo fatica a coinvolgere l’insieme della CGIL nei posti di lavoro e nei territori. In secondo luogo evidenziando la prospettiva della prossima battaglia referendaria. Presumibilmente in primavera (“dobbiamo pensare che comunque il voto ci sia e lavorarci da subito, dalla mattina del 5 dicembre”). Una battaglia in cui urla e ordini di servizio non saranno sufficienti, ma in cui bisogna coinvolgere i delegati e le delegate (200mila), nei luoghi di lavoro e nel porta a porta sul territorio. Bisogna costruire una campagna partecipata per portare al voto 26milioni di persone, intrecciando le tematiche dei referendum (voucher, appalti, articolo 18) alla nostra iniziativa quotidiana.

Il dibattito, seguito senza particolare interesse (all’inizio hanno stentato anche a partire gli stessi interventi), si è segnalato solo per alcune note. Un esponente nazionale di DemocraziaeLavoro, con una passata esperienza nella segreteria confederale, ha sottolineato in un intervento diretto e appassionato come non possano esser sottovaluti i dati presentati, non possa esser taciuta una colossale ipocrisia per cui alcuni settori del gruppo dirigente non hanno lavorato alla raccolta firme o non hanno comunque portato a casa risultati concreti; è quindi importante trarne le necessarie conseguenze politiche e organizzative. La segretaria della Lombardia, come quello della Camera del lavoro di Milano, hanno sostanzialmente replicato a questo primo intervento: la prima ha sottolineato come sia opportuno costruire (senza inutili polemiche) coerenze politiche tra la nostra azione quotidiana, le campagne e la prospettiva referendaria; il secondo ha rimarcato come sia opportuno condurre il confronto negli organismi dirigenti e non con dichiarazioni stampa (un riferimento alla polemica di DeL sull’utilizzo della CdlT di Milano dai Comitati per il SI’). Il segretario della FIOM ha evidenziato fondamentalmente tre cose: primo, la necessità di condurre la campagna referendaria costruendo alleanze (associazioni, gruppi studenteschi, soggetti precari, ecc; insomma, senza chiamarla con questo nome, ha detto facciamo una Coalizione Sociale); secondo, non pensiamo solo ai 200mila delegati/e, pensiamo a come coinvolgere i 5 milioni di iscritti facendoli sentire parte della CGIL e non solo delle categorie, anche con la Commissione sul congresso (insomma, non ha detto ma ha alluso che partecipare vuol dire contare, contare vuol dire eleggere il segretario, quindi perché non le primarie?); terzo, con il nuovo CCNL abbiamo ottenuto il riconoscimento del voto sugli accordi non solo da CISL e UIL, ma anche da Federmeccanica (non ci saranno più accordi separati ed è anche merito del Testo Unico del 10 gennaio).

Noi siamo intervenuti su due questioni: Eliana Como sulla centralità dei delegati ed il rispetto delle diverse posizioni nell’organizzazione (a partire da un brutto episodio specifico, la definizione di “infezione pericolosa” affibbiataci da un segretario regionale FIOM su FB); Luca Scacchi sull’astrattezza della discussione, la necessità di una ripresa delle lotte, di una valutazione critica dei rinnovi in corso, di una correttezza nelle procedure di consultazione.

Nelle conclusioni, la Segretaria ha sottolineato che non dobbiamo utilizzare questi risultati nello scontro tra diverse sensibilità, ma sviluppare un percorso collettivo. La discussione non è “surreale” (risposta alle nostre critiche), ma parte da una strategia che abbiamo definito e che non possiamo mettere sempre in discussione (qui ha fatto anche un passaggio sulla Conferenza d’organizzazione: non si può sempre dire che i problemi organizzativi sono conseguenti a scelte strategiche senza mai affrontarli direttamente e specificatamente, altrimenti come in quell’occasione poi tutto si blocca …). In questo quadro è fondamentale l’univocità dei messaggi, non per centralismo ma per perseguire la nostra strategia. Un univocità che si intreccia al pluralismo, che è anche trasversale alle categorie. Ha quindi sottolineato che per superare la divisione tra dimensione orizzontale e verticale dobbiamo sviluppare una nostra prospettiva valoriale, un orizzonte generale che tenga insieme confederazioni e categorie: un quadro unitario capace di intrecciare le vertenze con la campagna referendaria, i delegati/e con i gruppi dirigenti confederali. Infine, sul rinnovo del CCNL metalmeccanici, ha rimarcato esplicitamente come questo sia molto positivo e come sia molto positivo che finalmente si riconosca l’utilità e l’importanza del Testo Unico del 10 gennaio (!!!!).

Appuntamento al 22 dicembre per un Direttivo nazionale, in cui valutare rinnovi, confronto con il governo e quadro complessivo.

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