Assemblea Organizzativa CGIL: dichiarazione di voto contrario alla scheda sulla “democrazia”

Eliana Como, a nome dei dei delegati/e di #Riconquistiamotutto e DemocraziaLavoro

Al termine della Conferenza di organizzazione, sono state messe in votazione 11 schede con una serie di proposte e indicazioni elaborate dalla Segreteria confederale e discusse in Commissione politica. Sulla base di un documento firmato da 31 delegati/e, è stata presentata una dichiarazione di voto complessiva sulle 11 schede. Nella scheda 6 su Democrazia e partecipazione, però, è stato inserito un vincolo ai delegati/e che abbiamo ritenuto particolarmente grave e sbagliato. Per questo siamo intervenuti con questa specifica dichiarazione di voto. La scheda è stata poi approvata con 879 favorevoli, 37 contrari, 12 astenuti.

Ho chiesto di fare una dichiarazione di voto specifica su questa scheda perché ritengo questo un passaggio veramente fondamentale. Ieri, nel mio intervento, ho spiegato perché considero sbagliato un passaggio in particolare della scheda 6: in solo sei parole si impone ai funzionari e ai delegati di firmare accordi che non condividono quando sono votati dai lavoratori. È un passaggio palesemente autoritario che rompe il vincolo di rappresentanza che i delegati e le delegate, (sia nel pubblico che nel privato), hanno verso i lavoratori.

Professiamo di volere le RSU ma poi infiliamo in sei parole un concetto per trasformarle in RSA, vincolate all’organizzazione. Prima il segretario ha fatto l’esempio della Piaggio, quando fu costretto a firmare un integrativo perché perse il referendum. A mio avviso non c’entra un granché: Landini allora era segretario nazionale FIOM, lo capisco persino io che ha deciso di firmare. Ma non era un delegato. Non si può non capire la differenza.

Crediamo davvero che l’organizzazione possa vincolare un delegato che si è schierato con i lavoratori contro un accordo? Crediamo di avere il diritto di forzarlo, quasi umiliarlo chiedendogli l’abiura, praticamente? E crediamo che questo ci renda più forti, che aumenti la fiducia che i lavoratori e le lavoratrici hanno verso di noi?

Io credo che invece dimostri la nostra debolezza. Questo è il contrario della centralità dei delegati. È la centralità dell’organizzazione, che impone ai delegati la linea. Forse perché la linea, perdonatemi, non è così forte da imporsi da sola. Sotto, aldilà dell’autoritarismo, c’è un idea populista di democrazia. Il voto dei lavoratori è sempre necessario, ma non sempre ha ragione. Non quando si vota sotto ricatto (come accadde in Fiat nel 2010), non quando i lavoratori fissi votano contro i precari, non quando gli impiegati votano sui turni degli operai sui turni (o sui sabati, come accadde nell’accordo Piaggio che Landini ha ricordato). O viceversa quando gli operai votano sullo smartworking degli impiegati. O nelle crisi di gruppo, quando i lavoratori del nord votano contro i lavoratori del sud.

Queste sei parole sono pericolose e non sono mai state discusse in questa assemblea organizzativa. Sono calate dall’alto, all’ultimo minuto. Abbiamo discusso per sei mesi di altro e proprio una cosa che riguarda i delegati e le delegate e che li vincola all’organizzazione la facciamo passare senza discussione. Non ne abbiamo parlato in nessuna categoria e in nessuna struttura. Ditemi, francamente, se sbaglio, se sto dicendo cose non vere. Anche in FIOM, l’unica categoria in cui è stata votata, è passata senza nessuna discussione. L’abbiamo votata all’ultimo minuto senza nemmeno avere i testi, in pochi minuti, nel blocco complessivo delle 11 schede. È stato un «prendere o lasciare».

Allora, io faccio appello, affinché si tolgano quelle sei parole. Discutiamone! Magari mi convincete che avete ragione, ma discutiamone con i delegati e le delegate e con tutta l’organizzazione. Non in due minuti, con dichiarazione di voto. Questo non ha niente di trasparente.

Per questo vi chiedo di votare contro e dico da subito se questo principio passerà e verrà poi inserito nello statuto, cioè se passerà il principio che le idee l’organizzazione le impone dall’alto ai delegati, allora, nel rispetto della CGIL e dell’organizzazione, sosterrò quei delegati e quelle delegate che disobbediranno a questo principio.

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