FIOM, Eliana Como. Su Metasalute e sui restauratori

Intervento di Eliana Como, AG FIOM nazionale, 14/12/22

Su Metasalute, come sapete, non ho cambiato idea. Ero contraria nel 2012, lo sono stata nel 2016. Contraria, perché convinta che il dovere del sindacato sia quello di difendere la sanità pubblica, tanto più, dopo quanto è avvenuto dal 2020 a causa del Covid. La sanità integrativa nei contratti nazionali va in direzione opposta, perché alimenta la sanità privata e aumenta le divisioni, nel mondo del lavoro, tra categorie diverse e tra chi non lavora o è pensionato. È di per sé uno strumento non solidaristico. Oltre ad essere «a rischio» come ogni strumento finanziario.

Per quanto mi riguarda, l’attuale crisi di Metasalute conferma queste ragioni. Dopo di chè quanto è avvenuto ci riguarda tutti, anche quelli che, come me, sono sempre stati contro. Perché il problema resta. E il punto è come lo affrontiamo. 

Tra le altre cose, nel 2012 contestavamo l’introduzione di Metasalute nel ccnl separato, scrivendo (nei volantini FIOM) che avrebbe reso «difficile se non impossibile forme di controllo diretto sulle finalità e sulle prestazioni e che non è mai stato chiaro l’equilibrio tra contribuzione e prestazione, né in caso di squilibrio, se i maggiori costi si scarichino sui lavoratori aderenti». 

È esattamente quello che è accaduto. Il rapporto tra contribuzione e prestazione è saltato e noi non siamo stati in grado né di accorgercene per tempo né di evitarlo, nemmeno stando nella vicepresidenza del consiglio di amministrazione di Metasalute. E ora i costi in più si scaricano sui lavoratori e sulle lavoratrici. 

Costi in più rispetto a quelli che già sosteniamo, perché bisognerebbe finirla di dire, come continuo a sentire, che Metasalute era «gratuito» e invece ora bisogna pagare il ticket. Metasalute non è mai stato gratuito. Costa a ogni metalmeccanico 156 euro l’anno, che pagano le aziende, ma che è a tutti gli effetti un costo contrattuale. Per quanto mi riguarda meglio sarebbe avere in busta paga, pure al netto di tasse e contributi. 

È fuorviante la spiegazione che viene data, cioè che la causa del disequilibrio è un evento non prevedibile e eccezionale come il Covid. E non tanto perché, se vai a vedere, nel 2021 la spesa che è aumentata in modo più forte è quella odontoiatrica (che non c’entra niente con il Covid). Ma proprio perché, a monte, un fondo sanitario è di per sé esposto al rischio di turbamenti non prevedibili. Non metterli in conto è semplicemente irresponsabile.

Indipendentemente da cosa uno pensi della sanità integrativa, cioè anche lasciando da parte per un momento che io non la voglio nei ccnl, essa è di per sé esposta al rischio. Se decidi di farla, quel rischio lo devi calcolare. Se non altro perché, Covid o meno, non puoi avere la certezza che la percentuale di utilizzo non aumenti al punto tale da mandarlo in tilt, anche in condizioni normali.  

Metasalute per me è un fondo nato morto. Perché di punto in bianco nel 2016, veniva esteso a tutti, obbligatorio. Passavamo da essere l’unica categoria fino ad allora rimasta a opporsi alla sanità integrativa, a essere la prima che la rendeva obbligatoria. Tutto a tutti, improvvisamente, senza un periodo di rodaggio e senza accantonamento.  

Il Covid non c’è stato soltanto per i metalmeccanici, ma soltanto Metasalute è andato in disavanzo. Davvero non ci chiediamo come mai.

Anzi, nel documento che è stato consegnato si continua a lodare Metasalute e dire che nel confronto con gli altri fondi contrattuali, resta comunque il più competitivo. A me è proprio questa considerazione che preoccupa di più, perchè credo che, anche con i correttivi introdotti oggi, a carico dei lavoratori, resta instabile e il rischio è che continui ad essere non sostenibile. E nel 2024, ci verranno a chiedere di aumentare la quota di contribuzione per tenere in piedi questo carrozzone, bisognerà aumentare la contribuzione. E diventerà un altro costo contrattuale.

Per questo penso, che dovremmo dire da subito che è inaccettabile quello che è successo. Speravo che la discussione di oggi sarebbe stata più articolata e di merito su questo punto. E invece il tema è il volantino dell’area. Al punto da arrivare a dire nella introduzione che dobbiamo uscire dalla Cgil. Quando c’è un problema, non c’è niente di più facile che dare la colpa al «nemico» interno. Fatelo pure se vi fa stare meglio. Ma non risolve il problema. Non credo che potrete andare dai lavoratori a dirgli che il problema non è Metasalute ma il nostro volantino. 

Casomai, spiegate perché, ad oggi, non c’è una posizione politica della Fiom su quanto è accaduto, che non sia la copia della comunicazione arrivata via mail da Metasalute.

Per quanto mi riguarda, la Fiom dovrebbe dire cosa pensa di quello che è accaduto, a partire da un po’ di autocritica. Dove è possibile, bisognerebbe iniziare, anche da subito, a dare disdetta al fondo e contrattare in azienda il recupero del costo contrattuale. In ogni caso, arrivare al 2024 nella condizione di dire basta alla sanità integrativa, altrimenti ci troveremo a doverla rifinanziare perchè verosimilmente non sarà ancora in grado di reggersi in piedi. E di nuovo inquinerà la discussione sui minimi salariali. 

È già avvenuto. Perché nel 2016, si è scelto di non spiegare quale era il rischio di un fondo sanitario che funziona con logiche necessariamente finanziarie e assicurative. Si è scelto di non chiedersi se Metasalute potesse davvero essere sostenibile, con una offerta di quel tipo (senza i massimali e con i familiari inclusi). 

Si è preferito usare Metasalute come specchietto per le allodole per far digerire un ccnl che sapevamo tutti essere povero dal punto di vista salariale e ostico da quello normativo. Abbiamo sposato una bandiera che era della Cisl, da sempre. Persino andando in giro, me lo ricordo, pure allo scorso congresso, a invitare i lavoratori a prenotare ogni possibile pacchetto prevenzione, che tanto era GRATIS…

Guardate anche su questo, ripensiamoci davvero. Perché questa idea di sanità è malata alla radice. La prevenzione va bene se faccio quella che mi serve, non se la faccio a caso, perché tanto la passa Metasalute. È il medico di famiglia a dirti se, quale e quando fare prevenzione. E noi in questo paese abbiamo un problema gigantesco che è esattamente la medicina territoriale. Soprattutto nelle regioni dove il processo di privatizzazione è più spinto (a partire da dove vivo, in Lombardia), i medici di famiglia stanno sparendo, perchè vanno in pensione e non vengono sostituiti.

Secondo punto, non più gradevole immagino. Il ccnl artigiani metalmeccanici recentemente siglato, che ha incluso i lavoratori e le lavoratrici del restauro dei beni culturali

Nel comunicato FIOM si legge che è un grande successo perché questi lavoratori non avevano copertura contrattuale. Io credo sia invece un grande fallimento e anche una scorrettezza contrattuale perchè non solo la copertura sindacale ce l’avevano nel ccnl edilizia, con una declaratoria lampante: livello IV, Operatore per il restauro di beni culturali. Ma soprattutto hanno una storia sindacale, che in Cgil è quella di Fillea restauro. 

Sono anni che le associazioni artigiane provano a sfilare la professione del restauro dal ccnl dell’edilizia. Ci hanno provato nel tavolo del modello contrattuale dell’artigianato. Poi nel ccnl del lapideo. E anni fa hanno ottenuto il ccnl pirata firmato da ARI (associazione delle ditte del restauro) e UGL. 

Il nostro ccnl artigiano recepisce nella articolazione per livelli questo ccnl, passando da un unico livello (il IV dell’edilizia che ho già detto) a ben 8. Tanto per rendere più facile il sottoinquadramento dei lavoratori. Sottoinquadramento che esiste già oggi, ma nelle cause non pone dubbi: IV livello ccnl edilizia, operatore del restauro dei beni culturali. Ora sarà tutto da dimostrare, se sei un tecnico del restauro o un restauratore, e all’interno di questo se sei junior, senior, specializzato, provetto etc. 

Abbiamo scritto una nuova declaratoria dei restauratori senza avere la minima idea di come sia organizzato un cantiere di restauro, né sul tipo di percorso formativo e abilitativo necessario. Senza chiedere a chi da decenni si occupa di questi lavoratori. Anzi, senza nemmeno informare, visto che glieli abbiamo portati via.

E soprattutto lo abbiamo fatto ottenendo uno sconto sui minimi di almeno 300 euro (sui minimi, al netto di cassa edile, enti bilaterali o altre cose, che pure, piacciano o meno, sono un costo contrattuale). Se un edile di IV livello guadagna un po’ più di 2063 euro sui minimi, un restauratore provetto ne guadagna 1775 (prendo per eccesso il livello di restauratore più alto della nuova declaratoria, ma è tutto da dimostrare come dicevo prima).

Peraltro con livelli salariali inferiori pure al ccnl dell’ARI firmato da UGL, che sennò continuava a essere più vantaggioso quello per le imprese. 

Non solo, ancora più grave è che questi lavoratori oggi sono in larga maggioranza sui cantieri (perché la maggior parte dei restauratori lavora nei cantieri dei palazzi antichi e delle chiese), perderà la contrattazione specifica che per questo prevede il ccnl edilizia, a partire dalle 16 ore preventive di formazione. Tanta o poca che sia perchè purtroppo incidenti ne accadono in continuazione.

Questa è una operazione di dumping contrattuale. Fatta tra categorie della Cgil. Con una mano parliamo di contrattazione inclusiva nella conferenza di organizzazione, con l’altra permettiamo ai padroni una operazione di questo tipo? Che soprattutto niente ha a che vedere con la natura di quella professione. 

Non mi venite a dire che sono i restauratori di armi o di orologi che lavorano nelle botteghe. Primo perché allora non capirei perché nelle declaratorie si parla esplicitamente di «capo cantiere». E poi perché sapete quanti sono? I numeri li trovate sul sito del Ministero: restauratori di strumenti tecnici scientifici sono 21, restauratori di materiali in metallo e leghe 530. Su 7000 restauratori, che se non sono sui ponteggi, che è la maggioranza dei casi, sono nelle botteghe di arte. In generale hanno a che fare con stucchi, marmi, tele del 500, con mosaici del III secolo, con i resti di Pompei. Davvero dovete spiegarmi che c’entrano con noi metalmeccanici. 

E pensare che nella mia idea (magari utopistica) avremmo dovuto discutere negli Stati Generali della cultura, tanto annunciati da Cisl e Uil e mai realizzati, di come costruire un orizzonte sindacale più ampio per questi lavoratori, comune a tutti i lavoratori e le lavoratrici dell’arte, dello spettacolo, dei musei, delle biblioteche, del restauro appunto, dell’archeologia. Mai mi sarei immaginata, credetemi, di ritrovarmi i restauratori nei metalmeccanici, dove c’entrano meno che niente e sono solo il frutto di una operazione di dumping che abbiamo concesso ai padroni del restauro. 

Io credo che noi dovremmo sospendere la sigla del ccnl, almeno per avere un confronto con la categoria interessata e soprattutto con quei lavoratori e lavoratrici. Su questo presenterò un ordine del giorno.

Eliana Como

Qui il testo dell’odg https://sindacatounaltracosa.org/2022/01/14/odg-i-restauratori-non-sono-metalmeccanici/

Sul documento conclusivo presentato dalla segreteria abbiamo votato contro, perché non si prevede una continuità nella mobilitazione del 16 dicembre, non si prende posizione su Metasalute, si conferma la scelta sui restauratori. Peraltro, il documento conclusivo recepisce la relazione introduttiva della segretaria generale. Difficile non votare contro a una relazione in cui ci è stato esplicitamente detto di uscire dalla Cgil.

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