CD FLC: lo sciopero sulla sicurezza, il nodo del contratto

Intervento di Luca Scacchi al Direttivo nazionale della FLC del 14 luglio 2021.

Caro Renato [Comanducci, presidente del Direttivo], care compagni e cari compagni,
Francesco [Sinopoli, segretario generale FLC] ha fatto un’analisi complessa della dinamica del governo [e della maggioranza]: la composizione, Palazzo Chigi [e i suoi consiglieri liberisti], il PD e i 5 Stelle, la Lega. Io credo che molte cose che ha detto siano vere e ci aiutano a leggere la molteplicità (e anche la contraddittorietà) di alcune azioni e alcuni interventi del governo. Anche nei nostri settori. L’atto di indirizzo dell’università [potremmo dire la a piattaforma contrattuale che il Ministero prepara per l’ARAN]  è vero che ha alcuni elementi buoni, molto positivi: la possibilità, l’ipotesi, dell’allargamento dell’esclusione dalla legge Brunetta oggi prevista per la scuola piuttosto che una timida inversione di tendenza sulla questione degli scatti di anzianità [prevedendo la possibilità di inserire oltre alle progressione economiche valutative, delle progressione basate sull’esperienza anche se più ridotte], come è vero che tutto il confronto e la contrattazione nell’AFAM sta vivendo una stagione positiva, in controtendenza.

Io però credo che il punto sia l’asse, l’impianto generale della politica del governo. Io credo cioè che sia stato un errore da parte della CGIL dare a questo governo un credito e un sostegno alla sua nascita (per certi versi politicamente importante), quando la sua natura evidenziava un’evidente arretramento degli interessi del lavoro. Sarà da riprendere questa discussione, perché il PNRR sta andando avanti e sta andando, secondo i suoi assi, in una direzione negativa [un uso distorto e ordoliberale delle risorse pubbliche, per sostenere le imprese e la produttività totale dei fattori]. Abbiamo visto il profilo negativo del governo sui licenziamenti e la cosiddetta presa d’atto, il cui impatto è nullo come evidente nella vicenda GKN (tra l’altro lunedì mi pare ci sarà uno sciopero generale CGIL CISL UIL a Firenze, che io credo sarà importante e soprattutto sarà da estendere e proseguire). Lo abbiamo visto sulle manovre economiche di questi mesi [in cui ¾ delle risorse sono state destinate alle imprese].

Guardate, lo abbiamo visto nei nostri settori. Lo vediamo soprattutto nella scuola sul tema della sicurezza. Io riprendo un po’ le cose che ha appena detto Alessandro [Tatarella, segretario FLC Lazio]. A me sembra di vivere un po’ nel giorno della marmotta [quel film americano dove tutto si ripete uguale a sé stesso]. Siamo sempre fermi sullo stesso punto da due anni [l’incapacità del governo di investire risorse per garantire un funzionamento della scuola nel corso della pandemia]. Ogni volta che la curva pandemica sviluppa dinamiche preoccupanti, ogni estate che attraversiamo in questa pandemia, si discute di quello che si potrebbe fare, delle preoccupazioni di studenti e famiglie, delle indicazioni del CTS, degli interventi possibili (su aule, mense e traporti), ma poi semplicemente non si fa nulla. Nulla. Né per mettere in sicurezza l’apertura delle scuole [con classi più piccole, distanziamenti e protezioni], né per evitare di ricadere nella didattica a distanza [con maggiore o minore intensità]. Ci si affida unicamente al fato ed alla speranza che le curve pandemiche non riprendano. Da questo punto di vista, e lo diceva Alessandro, c’è un problema di personale, c’è un problema di distanze, c’è un problema di protocolli. Da questo punto di vista, anche guardando il titolo principale di Repubblica in questi minuti [che sottolinea le pesanti conseguenze della DaD], se si riprende a settembre la scuola, a qualunque grado e livello, con una qualunque presenza della didattica a distanza [ed io credo che questo sarà il destino annunciato per le scuole superiori], io credo che noi dobbiamo dare un segnale forte. Il primo giorno di scuola dovrebbe esser un giorno di sciopero, fatto su questi temi e fatto contro la didattica a distanza e l’incapacità del governo di un’azione reale in sostegno della scuola. Io credo che questo sia un segnale importante da dare.

Un segnale da dare anche su alcuni movimenti che questo governo sta facendo e che non stiamo guardando: penso all’autonomia differenziata. La Gelmini (ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie) proprio in queste settimane sta coordinando un suo rilancio, sulla base della bozza Boccia e potendo contare sulla disarticolazione tra le Regioni che abbiamo conosciuto in questa pandemia e che anche la scuola ha vissuto in quest’ultimo anno.

Il tema di questo direttivo, in ogni caso, è quello relativo al nodo contrattuale ereditato dalla discussione di giugno. Allora abbiamo sospeso il punto sei della piattaforma (quello relativo alla valorizzazione professionale), per la differenza di valutazioni e la divaricazione di proposte che ha attraversato questo direttivo. Io mi sono già espresso, lo scorso direttivo, su una serie di punti critici, di perplessità e di contrarietà rispetto all’impianto generale di quella piattaforma. Questo rimane un nodo rilevante. Francesco ha ricordato, nella sua relazione, le vicende del 1987, del 1999 e io aggiungo del 2015. Cioè io credo che non sia un caso che quando si sia andati a toccare alcuni elementi della struttura salariale del lavoro docente, ci siano stati momenti di grande mobilitazione che hanno segnato questa categoria: sia nella CGIL, sia più in generale tra i lavoratori e le lavoratrici della scuola. Appunto, la proposta di una valorizzazione limitata al 20% e poi lo sviluppo di una grande rivendicazione salariale generalizzata con il blocco degli scrutini nel 1987, la rivolta contro il concorsone di merito nel 1999/2000 [che ha attraversato anche la CGIL e ne ha modificato gli equilibri], il più grande sciopero della storia della scuola nel 2015 [quando si provò ad introdurre, tra le altre cose, il bonus di merito].

Noi comunque arriviamo a questo direttivo, credo, con una discussione ancora da approfondire e dispiegare. Noi oggi discutiamo della struttura del salario docente, una discussione che ha tante dimensioni diverse: la selezione e la valutazione del lavoro, il possibile sviluppo di una carriera interna al ruolo docente [la distinzione tra insegnanti più o meno esperti, non basata semplicemente su quanto passano gli anni ma su quello che fanno e le loro funzioni], il rapporto tra componenti variabili e tabellari, il riconoscimento del lavoro aggiuntivo (legato a incarichi, funzioni o progetti oltre orario di servizio), ecc. Io credo cioè sia utile distinguere nel nostro confronto i diversi aspetti e approfondirli, sapendo che ognuno di essi è legato a modelli più generali non solo del lavoro, ma anche di scuola [pubblica e statale o aziendalista]. In questo quadro, io credo però che dobbiamo calare questa discussione anche nel quadro generale che stiamo attraversando [le dinamiche contrattuali e i rapporti di forza tra capitale e lavoro in questo paese]. Io credo cioè che, nel quadro della Grande Crisi e della scomposizione del lavoro, nel privato stiamo assistendo ad una fortissima spinta a sviluppare le componenti accessorie e variabili dello stipendio [per rendere il salario il più possibile flessibile rispetto ai settori e agli andamenti del mercato], mentre nel pubblico stiamo assistendo ad una fortissima spinta a differenziare il salario, dividendo i lavoratori per professionalità e collocazioni, anche attraverso l’uso degli incarichi e delle funzioni [cercando così, anche attraverso la struttura del salario, di imporre logiche e obbiettivi aziendalisti ai servizi universali].

Allora, di fronte a questa dinamica, io credo che molto positivamente nella discussione della Struttura di Settore della Scuola, come nelle discussioni sui territori, ci sia stata un’espressione chiara per superare qualunque proposta di progressione economica di carriera o di accelerazione degli scatti di anzianità. Cioè, in modo io credo netto la maggior parte delle strutture che hanno il compito di elaborare e approfondire la nostra proposta contrattuale, hanno valutato necessario togliere dalla nostra piattaforma ogni elemento di diversificazione salariale, perché oggi è una proposta che crea errori e confusione nel percorso contrattuale e nelle dinamiche con il governo. Su questo c’è stata la discussione lo scorso direttivo.

Allora io credo che oggi sia importante: come dire, che qualunque proposta contrattuale avanziamo sia netta su questo elemento. Tra l’altro, proprio nel patto per la scuola firmato qualche mese fa, proprio sulla formazione, è previsto nero su bianco uno strumento contrattuale che si riferisce direttamente al salario accessorio e al FIS (l’ipotesi cioè di valorizzare l’impegno professionale sulla formazione usando il fondo MOF previsto dall’art. 1, comma 592 e 593 della legge 205 del 2017). Da questo punto di vista la proposta avanzata oggi dalla segreteria non ripropone l’accelerazione degli scatti o progressioni di carriera [come invece era previsto nelle precedenti piattaforme del 2016 e del 2007]: questo ritengo sia un elemento nuovo e positivo. Credo però che ci siano ancora nel testo proposto alcune formulazioni ed alcuni elementi che rimangono indefiniti, anche su alcuni aspetti centrali, che rischiano di creare ambiguità e che sarebbe meglio chiarire [in particolare, sugli strumenti attraverso cui un’eventuale CCNI sulla professionalità dovesse inquadrare eventuali retribuzioni, se appunto sulla parte accessoria o nella retribuzione tabellare]. In questo quadro, io credo che Tobia [Sertori, segretario FLC della Lombardia] abbia toccato un nodo sulla formazione, quello relativo al rapporto tra decisione degli organi collegiali e libertà soggettiva del singolo lavoratore o lavoratrice di scegliere i propri percorsi formativi. Visto che il tempo è finito io vorrei solo ricordare che come CGIL, anche nel patto per il pubblico impiego di qualche mese, ci siamo espressi per il diritto soggettivo alla formazione di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici del pubblico impiego. Il diritto soggettivo. Mal si concilia con forme di obbligo.

Luca Scacchi

Al termine del direttivo, sullo specifico punto della piattaforma FLC sulla valorizzazione, è stata espressa questa dichiarazione di voto, sulla base delle decisioni della maggioranza dei compagni e delle compagne di #RiconquistiamoTutto nel Direttivo nazionale FLC.

Allo scorso direttivo era stata presentata una proposta contrattuale che apriva ad accelerazioni degli scatti di anzianità (progressioni economiche), strutturando così una chiara differenziazione salariale (tabellare) con evidenti implicazioni selettive e valutative. Una proposta che in qualche modo riprendeva le piattaforme dei rinnovi precedenti, che esplicitavano ipotesi di progressioni di carriera.
Come notato anche da diversi interventi in questo dibattito, dopo la discussione dell’ultimo direttivo qui è stata presentata una proposta diversa.
Noi allo scorso direttivo abbiamo votato contro la piattaforma proposta, anche indipendentemente da questo punto, per il suo impianto, presentando un contributo messo poi anche in votazione [Oltre il gorgo, ripartire dal contratto]. Un contributo che delinea un impianto alternativo, a partire dalla fragilità di fondo di questa piattaforma, in cui non si avanza un obbiettivo definito di aumento. Confermiamo oggi questa differenza di valutazione e di proposta.
Non possiamo però non notare il cambiamento della proposta sulla valorizzazione professionale, sul punto 4 e 6 della piattaforma, che di fatto archivia positivamente un ragionamento ventennale sulla carriera. Quella avanzata rimane secondo noi una formulazione non convincente, perché nella sostanza rimanda a un CCNI sulla valorizzazione professionale, in cui non è chiaro se il salario aggiuntivo sia rimandato all’accessorio o sia ipotizzato sul tabellare (stratificando così il ruolo docente). Come rimane per noi centrale la questione del diritto soggettivo della formazione. Per questo, su questa proposta oggi al voto, ci asteniamo, tenendo fermo per noi il punto che non ci può esser diversificazione tabellare (il lavoro aggiuntivo, tra cui la formazione, deve esser riconosciuto attraverso salario accessorio e contrattazione decentrata), oltre che la valutazione complessiva sulla piattaforma che abbiamo espresso in scorso direttivo.

#RT nella FLC

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