Coordinamento nazionale, Eliana Como. Cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Ieri abbiamo ricordato Carlo, a un anno esatto dalla sua prematura scomparsa. È stata una giornata molto intensa. Abbiamo deciso che per noi l’11 maggio sarà tutti gli anni la nostra giornata per la pace, la solidarietà e l’impegno internazionale che Carlo, come delegato storico di uno dei CAE più importanti d’Europa, quello della Unilever, portava avanti con passione e coerenza. Lo dico perché, finché sarò io portavoce, mi prenderò carico di tenere fede a questa promessa ogni 11 maggio. Ma vorrei che tutto il coordinamento l’assumesse, perché diventi un nostro impegno per sempre, a prescindere da chi ci sarà. 

Abbiamo convocato questo coordinamento per discutere nello specifico della conferenza di organizzazione della Cgil, il cui avvio, dopo vari e ripetuti rinvii, è stato annunciato poche settimane fa dal segretario generale.  Invito a discutere di questo perché dobbiamo anche prendere delle decisioni, ma come è ovvio questa occasione di incontro e discussione, purtroppo ancora possibile soltanto online, ci permette anche di fare il punto sulla situazione politica e sindacale e rilanciare alcune parole d’ordine che credo debbano caratterizzare la nostra iniziativa nei prossimi mesi e che d’altra parte, come poi vi dirò, si intrecciano anche con i temi più organizzativi che saranno proposti nella conferenza di organizzazione. 

Come sapete, lunedì, la AG della Cgil ha votato un documento sul PNRR del governo, sul quale abbiamo votato convintamente contro perché privo di una adeguata e conseguente proposta di mobilitazione. 

Non farò qui una analisi del PNRR, primo perché non credo di potermi permettere – ne voglio – parlare un’ora e mezza come Landini, secondo perché mi auguro che abbiate avuto modo tutti/e di leggere le “brevissime” note di Luca Scacchi sul piano. Mi limito a dire che è l’impianto stesso del PNRR a dover essere contestato.

Dopo decenni di austerità, nei quali ci hanno continuamente detto che non c’erano risorse e quindi dovevamo fare sacrifici, con tagli, controriforme, pensioni, persino art 18 anche se era evidente che con le risorse non c’entrava niente, scopriamo improvvisamente che le risorse ci possono essere, salvo essere a debito, quindi che dovremo ripagare negli anni a venire e che in ogni caso queste risorse sono indirizzate quasi interamente al sistema delle imprese, del mercato e della competitività. Cioè dopo decenni che perdiamo diritti, salario e pensioni in nome delle politiche di austerità europee, ora l’intero sistema economico cambia strategia, immette risorse a pioggia ma non per noi, in larga parte per le riforme strutturali che lo stesso sistema capitalistico ha capito essere non più rimandabili, a cominciare dalla transizione energetica e dalla digitalizzazione. 

Il PNRR è interamente ispirato a questa logica. E pure il ruolo del pubblico – compresa scuola e università – si piega ad essa. Con la sanità che si ritrova a essere l’ultima voce di spesa, invece che la prima, come la crisi sanitaria avrebbe dovuto suggerire. Non dico che non ci saranno interventi positivi. Uno speriamo che sia finalmente la legge per la non autosufficienza, di cui tanto si vanta lo Spi. Dico solo che la misura degli interventi necessari sarebbe ben altra e mentre imprese e mercato si spartiscono enormi risorse, alla salute, alla sicurezza, al lavoro e al salario non restano che le briciole cadute dal tavolo. 

D’altro canto, non abbiamo certezze sulla riforma degli ammortizzatori sociali, né sulla proroga del blocco dei licenziamenti. Non si affrontano temi che invece sarebbero strategici per difendere e aumentare l’occupazione, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro e dalla riduzione dell’età pensionabile. Con quota 100 che scade a dicembre di quest’anno. 

Alla base non si affronta, il tema della difesa del sistema pubblico. Anzi, il patto di Brunetta, conferma il principio dell’allargamento del perimetro del servizio pubblico a favore della possibilità di scelta tra pubblico e privato, esattamente quello che in Lombardia per anni è stato spacciato come un modello di eccellenza sanitaria salvo scoprire che era un gigante dai piedi di argilla. Peraltro, sempre in merito al patto di Brunetta, introducendo la detassazione del welfare contrattuale anche per i dipendenti pubblici, oltre che maggiore flessibilità e sistemi premianti basati sulla produttività, per una stagione contrattuale di cui in realtà, dopo i primi annunci, prima del 2022 non se ne parla neanche. 

In questo quadro, la posizione di Cgil Cisl e Uil è stata fin dall’inizio quella di elemosinare un tavolo. Fin da quando, tre mesi fa, Draghi è diventato presidente del consiglio, con l’applauso di tutti, compreso quello imbarazzante del nostro segretario generale, nonostante tutti sapessimo chi era Draghi e soprattutto chi rappresentava (e abbiamo fatto bene a denunciarlo subito), ma anche chi erano i ministri e il ruolo della destra dentro questo governo. Ora scoprono che il confronto non c’è, la concertazione tanto auspicata (da loro, non certo da noi) non c’è e anzi il PNRR procede a colpi di legge delega, quindi senza il coinvolgimento non solo del sindacato ma anche del parlamento. 

In tutto questo, il documento approvato dalla AG CGIL si limita a dare mandato alla segreteria di decidere unitariamente le “necessarie iniziative”. Faccio notare che non soltanto non si parla di sciopero, ma nemmeno di mobilitazione. Sullo sciopero, al cc Landini mi ha risposto che sciopero sul PNRR non lo farà mai, se lo facesse sarebbe matto, perché di fronte alla disponibilità di tante risorse non si sciopera. Senza una mobilitazione vera la spartizione di quelle risorse non andrà a lavoratori, pensionati e sistema sociale, ma aggiungo, se anche l’obiettivo fosse quello di un tanto agognato tavolo (ammesso e non concesso), una cosa è elemosinarlo, altra pretenderlo mettendo in campo non le “necessarie iniziative”, ma i “necessari rapporti di forza”. 

Tanto più visto che è aperta la partita sulle pensioni, che rischiamo altrimenti di lasciare di nuovo in mano alla Lega (a un anno dalle elezioni politiche). Cgil Cisl Uil continuano a sbandierare la loro piattaforma, con i 62 anni di età, 41 di contributi. Non entro nemmeno nel merito. Il punto è che siamo in ballo da anni con questa proposta, c’era ancora Camusso. Non si può pensare davvero che venga discussa, tanto meno conquistata se il livello di mobilitazione continua a essere questo. Cioè, per dire l’ultima, il webinar sulle pensioni dei tre segretari generali. 

Come avrete visto, il documento approvato dalla AG CGIL dà anche mandato alla segreteria di mettere in campo lo sciopero sulla questione sicurezza e morti sul lavoro. Per la cronaca avevamo chiesto che fosse scorporato dal resto del documento, in modo tale da articolare la nostra posizione, condividendo la scelta dello sciopero sulla sicurezza. Questo passaggio non è stato scorporato dal documento, quindi abbiamo comunque votato contro, con una dichiarazione di voto che precisava questo punto. 

Detto che, in ogni caso, siamo d’accordo certo che si convochi lo sciopero sulla sicurezza, ma non è affatto chiaro con quale percorso ci si arriva. Non è chiaro quando (i tempi non sono neutri: ora finalmente si parla di sicurezza, aspettare un mese significa far calare di nuovo il silenzio. Sorvolo qui, perché mi avete sicuramente letta e ascoltata altrove, sul perché oggi solo se ne parla mentre quotidianamente si muore nei posti di lavoro nel silenzio generale. Ma se quella di Luana è la goccia che fa traboccare il vaso, piaccia o meno, è ora il momento di rovesciare l’intero vaso). Non è chiaro quante ore (con oltre 200 morti da inizio dell’anno non penso che possiamo accontentarci di uno sciopero simbolico). Non è del tutto chiaro su quali contenuti (il tema non è più formazione come spesso sentiamo, ma rispetto delle norme di sicurezza, più controlli, potenziamento dei servizi ispettivi, lotta a precarietà e norme più forti sulla catena degli appalti e subapppalti). Infine il punto, che pure è stato detto da Landini nella discussione, ma non è stato poi scritto nel documento approvato è che: sciopero sulla sicurezza, sì, con Cisl e Uil se ci stanno, ma visto che ad oggi non c’è una loro disponibilità anche senza di loro. Per come la penso io, anche meglio senza di loro, perché se trascinare Cisl e Uil significa cavarsela con uno sciopero annacquato di due ore, tra un mese, per avere un altro tavolo, francamente, non serve a niente, meglio farlo da soli. 

Nel frattempo, a prescindere dalla mobilitazione generale, è assolutamente necessario ribadire che ogni territorio deve scioperare quando avvengono incidenti mortali (o mancati incidenti o quando è noto che non vengono rispettate le norme di sicurezza) e che sempre la Cgil si costituisca sempre parte civile nei processi. 

In queste settimane, tante nostre Rsu hanno dichiarato sciopero nei loro posti di lavoro, anche laddove non ci sono arrivati i nostri vertici. Lo ha fatto Electrolux, Piaggio, Gkn, Same, Dalmine, la Pasotti e varie altre di Brescia. Ecco, guardate, è questo che intendo ogni volta che penso e dico che il nostro obiettivo non può limitarsi a autodefinirci lavoratori combattivi o fare il volantino più rivoluzionario degli altri o dire alla Cgil cosa non fa (cosa che credo facciamo ampiamente, nei direttivi e nel dibattito interno, ma che non può bastare da sola). Il nostro obiettivo deve essere costruire i rapporti di forza sui posti di lavoro per fare noi la differenza dove e quando serve. È quello che abbiamo fatto in queste ultime due settimane sulla sicurezza sul lavoro, nei direttivi certo, a partire da quello nazionale, nelle nostre prese di posizione e nella contro-informazione necessaria, ma soprattutto nelle lotte e nelle mobilitazioni (a Prato la scorsa settimana c’eravamo e soprattutto c’eravamo con i lavoratori, come quelli di GKN usciti direttamente dalla fabbrica in sciopero).  

È anche quello che abbiamo fatto l’8 marzo per lo sciopero transfemminista, dichiarandolo noi in tanti posti di lavoro e costruendo un rapporto sempre più positivo e autorevole come #RIBelle, non soltanto in rapporto a NUDM ma anche a tante compagne dentro la nostra organizzazione. 

È quello che abbiamo fatto, non voglio mai dimenticarlo, un anno fa per chiudere le fabbriche durante l’esplosione della crisi sanitaria, costringendo la stessa Fiom a dare copertura agli scioperi che in larga parte noi avevamo iniziato. 

Quindi, ecco, concludo questa parte, noi dobbiamo essere in campo, prioritariamente su questi temi: la difesa della salute e della sanità pubblica, in generale del sistema pubblico dei servizi e della scuola, sulla sicurezza nei posti di lavoro, sulle pensioni, urgentemente, perché non possiamo lasciare di nuovo alla Lega questa vertenza.

Dobbiamo farlo nei posti di lavoro tanto quanto nel dibattito interno alla Cgil, soprattutto dobbiamo farlo attivamente nelle vertenze contrattuali, quelle nazionali (come abbiamo fatto, per dire le ultime, per il ccnl dei metalmeccanici e prima degli elettrici) e in quelle aziendali, come stanno facendo in questi giorni, coerentemente e coraggiosamente, i compagni e le compagne della Electrolux per il loro integrativo di gruppo. 

Dobbiamo continuare a farlo nel rapporto con i movimenti, nella reciproca autonomia, nel rispetto della natura stessa dei movimenti, quindi non per fare battaglia politica in essi, ma contribuire alla loro costruzione, portando il più possibile i nostri contenuti, le nostre parole d’ordine. Come facciamo con NUDM, con il movimento della scuola, dello spettacolo dal vivo (dove siamo sempre più presenti e autorevoli, come abbiamo dimostrato anche il 27 febbraio e nell’occupazione del global theatre a Roma). Come facciamo con i tanti movimenti sulla salute e per la sanità pubblica nei quali stiamo (in particolare, ma non solo i nostri compagni dello Spi, quelli dell’Emilia Romagna. A proposito ci tengo a dire che l’iniziativa organizzata dai nostri compagni dello Spi con le categorie contro il welfare contrattuale è stata utilissima e va assolutamente proseguita. Così anche l’iniziativa che abbiamo avviato sullo smartworking). 

E dobbiamo continuare a esserci nelle singole vertenze anche e soprattutto contro le repressione delle lotte, a prescindere dalle sigle sindacali: lo abbiamo fatto con la Texprint a Prato, alla Yoox a Bologna (non senza pagare un prezzo per la nostra coerenza), intervenendo per provare a costruire un ponte nella vertenza della Fedex a Piacenza (nonostante le tante difficoltà che immagino tutti sappiate e le relative strumentalizzazioni da una parte e dall’altra), come abbiamo fatto in tante delle piazze autorganizzate del 1 maggio. 

Ci tengo anche a dire che bene facciamo a essere impegnate in tante e tanti sul tema dei diritti civili, che non sono mai in contrapposizione con quelli sociali, chi lo dice in questo momento, anche nella sinistra più radicale e dura e pura, credo che in realtà sia soltanto contrario al DDL ZAN, ma si vergogna di ammetterlo, perché si vergogna in fondo in fondo di essere omofobo.

Veniamo ora al secondo punto, cioè la conferenza di organizzazione (poi abbreviata CO). Circa un mese fa, Landini ha convocato i segretari generali, due giorni a Roma, in presenza, per una riunione che di fatto ha avviato il percorso, in modo però ancora molto incerto e confuso, anche credo per alcune tensioni interne alla maggioranza. In quella sede ha detto che ci sarebbe stato un direttivo a maggio da cui sarebbe uscito un documento con il quale avviare il percorso di discussione nelle AG territoriali (e credo di categoria, anche se non era così chiaro), per arrivare alla conferenza di organizzazione nazionale in autunno. Non ha chiarito se il documento sarebbe stato emendabile o impostato come traccia aperta di discussione (come fu il documento congressuale), in ogni caso, quel direttivo non è ancora stato fatto, sento dire che probabilmente il documento della conferenza di organizzazione sarà il risultato di una discussione con i segretari delle camere del lavoro. Francamente non ne so di più, staremo a vedere quali sono le regole, ma non credo che per noi cambi molto. 

In quella sede, annunciando la conferenza di organizzazione in autunno di quest’anno, ha anche annunciato che intende arrivare al congresso a scadenza naturale nel 22. Non so se si arriverà a questo, tenete conto che, primo, nessuno (tranne me) ha sollevato il problema che verosimilmente faremo la CO da remoto (cosa davvero poco auspicabile, tanto più se dovremo discutere di maggiore partecipazione dei delegati) Nel 2022, anche ammesso di aver superato la crisi sanitaria e quindi poter riprendere a fare la normale attività sindacale in presenza (ammesso!), ci saranno anche le elezioni politiche e le rsu del settore pubblico. A me pare improbabile che si tenga una CO questo autunno e poi il congresso l’anno dopo. In ogni caso, stiamo a quanto lui ha detto: cioè CO autunno 21 e congresso nel 22. 

A proposito di congresso, vi tranquillizzo (ma solo parzialmente) sul fatto che in questa riunione Landini non ha detto di voler discutere nella CO anche delle regole del congresso, in particolare la possibilità di presentare un documento alternativo con il 3% di firme del direttivo. Non escludo che questo tema venga fuori dopo, ma ad oggi non c’è. Lo dico perché nel 2015, sulla certezza di alcuni che “non avremmo più potuto presentare un documento alternativo” alcuni sono usciti dall’area.

D’altra parte, dico da subito che non vorrei aprire oggi una discussione sul congresso. Non perché non ci pensi, sia io sia gli altri nell’esecutivo e tanti di noi. Ma perché credo, per le cose che ho detto nei primi 10 minuti di questa relazione che noi dobbiamo concentrarci sulle cose da fare, non passare due anni (o forse più) a discutere del congresso, perché significherebbe, già lo so, discutere soprattutto di tutte le difficoltà che avremo, demotivandoci, abbastanza inutilmente (perché alcune cose che ci piaccia o meno non siamo in grado di risolvere comunque) e soprattutto perdendo di vista il senso che per noi ha il congresso, cioè la possibilità di parlare a decine/centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici e portare loro un punto di vista alternativo. 

Detto questo, concentriamoci sulla CO: qui non parleremo a nessun lavoratore, ma arriveremo a tanti delegati e sarà comunque un momento importante nella vita politica di questa organizzazione, nel quale avremo comunque la possibilità di portare un nostro punto di vista. Su una serie di temi organizzativi che non sono neutri rispetto alle nostre scelte politiche e sui quali abbiamo quindi ben più di una cosa da dire. 

Non so esattamente di cosa parlerà il documento che la segreteria proporrà. Landini, nella riunione che vi ho detto, ha aperto a una discussione oceanica, ma la sensazione generale è che non sia chiaro dove vuole andare a parare. Di fatto ha detto tutto e il suo contrario, ancora di più la discussione che ne è uscita. 

Il tutto nel quadro – per me preoccupante – della nuova e COSTOSA macchina della comunicazione, Collettiva Futura, con tanto di campagna “marketing” di tesseramento e webTV. Ha buttato lì persino l’idea dell’iscrizione online. 

Il tema di fondo della discussione sarà molto probabilmente il ruolo dei delegati, come potete immaginare con grandissimo uso di retorica e poca aderenza alla realtà. Due giorni interi a sentire da fior fior di burocrati, primo tra tutti il segretario generale, dire che serve più partecipazione e più coinvolgimento dei delegati. 

La proposta che Landini ha messo sul piatto, anche se in modo molto vago, è quella di un terzo livello oltre a direttivo e AG. Cioè, il ragionamento è questo: siccome le AG non hanno funzionato e non hanno aumentato la partecipazione dei delegati, facciamo un terzo organismo ancora più ampio, cioè una sorta di grande assembleona dei delegati. Ha dovuto ribadire che non intende mettere in discussione il ruolo dei direttivi, né eliminare le AG. Ma di fatto, tutti hanno in mente quello che lui voleva alla scorsa CO (vi ricordate: gli iscritti che votano direttamente il segretario). 

Ora, il problema delle AG è che nelle nostre dinamiche interne si limitano a essere il luogo dove ai delegati si chiede la fiducia al segretario generale. Se pensiamo di dare più ruolo ai delegati facendo un’altra assembleona ancora più grande, siamo fuori strada: più è grande la platea, più avviene che uno parla e gli altri ascoltano, tanto più online, ma anche in presenza. È il populismo bellezza!

Salvo poi che gli stessi che dicono di voler dare più spazio ai delegati, hanno poi paura dei comitati degli iscritti quando prendono decisioni autonome e soprattutto conflittuali rispetto alle imprese (sapete tutti cosa è accaduto con il comitato iscritti della Piaggio). Salvo che poi gli stessi, firmano protocolli e accordi che i delegati leggono il giorno dopo sui giornali! Guardate in Electrolux cosa è accaduto: con i funzionari sindacali che firmano un accordo di gruppo, con la maggioranza della RSU contraria. 

Allora, chi più di noi è d’accordo sul fatto che si deve dare più ruolo ai delegati! Ma questo non si ottiene con soluzione populistiche che non fanno che aumentare il rischio di un uomo solo al comando. Dare più ruolo ai delegati, significa dare loro più autonomia, politica e contrattuale, più risorse e soprattutto più rispetto, cosa che invece mi sembra mancare sempre più spesso, in una organizzazione che è sempre più verticistica: tanto più siamo concertativi, tanto più siamo per l’unità a tutti i costi dall’alto con i vertici di Cisl e Uil, tanto meno ruolo diamo ai delegati e tanto meno il nostro sindacato è capace di costruire le lotte, sostenere vertenze e tenere testa alle imprese. 

Landini ha detto anche che dobbiamo recuperare la nostra identità e il rapporto con i movimenti. Fantastico. Ma anche questi sono inversamente proporzionali alle scelte politiche che il gruppo dirigente sta facendo. Come si fa a parlare di identità e poi perseguire l’unità con Cisl e Uil a tutti i costi! (come si fa a parlare di identità e poi non essere in piazza il 1 maggio o farsi sponsorizzare il concertone da ENI). Come si fa a parlare di rapporto con i movimenti e necessità di confrontarsi al di fuori di noi anche con chi non la pensa come noi e poi 1. Disertare le piazze dei movimenti per non rompere con Cisl e Uil, 2. Non essere capaci di confrontarsi, nemmeno al proprio interno, nemmeno dentro la propria organizzazione, con chi la pensa diversamente dal segretario di turno. 

Ancora. Come si fa a parlare di sindacato di strada (che nessuno ha capito esattamente cosa è) e poi concentrare tutta la propaganda sul segretario generale e trasformare le sedi sindacali in uffici di servizio di caaf e inca. 

Si parlerà nella CO anche di contrattazione inclusiva, ma non si capisce bene con quale proposta. Allora, bene, sappiamo tutti cosa accade nei siti produttivi dopo decenni di precarizzazione, esternalizzazioni e decentramento. 

Non è da oggi che scopriamo che all’operaio di una fabbrica si applica il contratto dei metalmeccanici o dei chimici, mentre nella stessa fabbrica chi lavora in mensa guadagna la metà perché gli viene applicato il contratto dei multiservizi, che noi stessi abbiamo firmato noi stessi. 

Il tema da affrontare non è la struttura organizzativa, il ruolo e il rapporto tra categorie e territori. Anche perché nè uno né l’altro vogliono perdere prerogative. La nostra organizzazione, verticale e orizzontale, nasce, già agli albori, dall’idea che né la categoria né il territorio fossero sufficienti da soli a rispondere ai bisogni del mondo del lavoro, ma che servisse l’interazione tra i due livelli (l’idea di confederalità che sempre evochiamo).

Se di scelte organizzative si deve parlare, discutiamo casomai perché da 20 anni, un lavoratore sommministrato lo mandiamo al Nidil invece che farlo rappresentare e iscrivere dai delegati in categoria. 

Il problema non è di inventarci scelte organizzative, perlopiù populiste, o ammantare di marketing la nostra comunicazione. Il problema sono le scelte politiche e la credibilità che da esse deriva. Anche rispetto al calo degli iscritti: il problema non è, come spesso viene rappresentato, che i delegati non fanno gli iscritti. Il problema è che tanti sono precari e per tanti abbiamo perso credibilità e quando gli vai a chiedere di iscriversi ti rispondono che tu sulle pensioni hai fatto 3 ore di sciopero. 

Questi saranno i temi. Come vedete, c’è spazio per argomentare un nostro voto contrario al documento che verrà proposto (ovviamente quando e come verrà proposto), magari comunque per fare una nostra nota da lasciare agli atti o comunque nei nostri interventi per intrecciare le nostre ragioni a una più generale visione di una Cgil di classe, meno succube di Cisl e Uil, meno verticistica, più democratica, più centrata sui delegati, ma per davvero, quindi meno concertativa e più rivendicativa.

Eliana Como – portavoce nazionale di #RiconquistiamoTutto!

La discussione interna si è poi concentrata su come arrivare alla conferenza di organizzazione e chiusa con l’approvazione di questo dispositivo (approvato con 26 voti a favore, votato in contrapposizione a un altro votato da 4 compagni/e).

Il coordinamento nazionale di #RiconquistiamoTutto da mandato alle compagne e ai compagni dell’esecutivo di verificare la possibilità di avviare, nell’ambito della prossima conferenza di organizzazione della CGIL, sui temi toccati dalla relazione introduttiva di Eliana Como, un percorso comune con l’area Democrazia e Lavoro per provare a costruire insieme una posizione e lanciare una assemblea nazionale di delegate e delegati verso giugno. 

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