E.Como. Contratto: perché voto contro

Intervento di Eliana Como al Comitato Centrale Fiom, 6 febbraio 2021

Come immaginate, il mio intervento sarà dissonante da quasi tutti gli altri. Il mio giudizio sulla conclusione del ccnl è critico e voterò contro (qui mia dichiarazione di ieri).

Questo non mi impedisce di riconoscere il lavoro che la segreteria ha svolto durante la trattativa, in particolare la segretaria generale e la sua decisione di avere almeno parte della delegazione trattante in presenza. Apprezzo questa scelta, indipendentemente da quale sia il mio giudizio sul merito. La apprezzo perché è una decisione di trasparenza, molto diversa da quella che avrebbe fatto qualsiasi «uomo solo al comando». 

Il mio dissenso, d’altra parte, è relativo alle scelte politiche, come è normale che sia, non alle capacità personali. E sono consapevole che, nel quadro dato (delimitato dal nostro stesso ccnl del 2016 e dal Patto per la Fabbrica) questo esito, che a me piaccia o meno, non era comunque scontato. Questo non alleggerisce il mio giudizio, anzi probabilmente il contrario, perché, come ho sempre detto, noi stessi abbiamo accettato un modello contrattuale che ci vincola e ci autoimpone dei limiti nella contrattazione nazionale.

Non sottovaluto cosa significa ottenere un aumento sui minimi salariali, sopra l’IPCA e a cifra fissa (a differenza del 2016). Né il valore – anche psicologico – di un aumento a 3 cifre. Però altrettanto non posso tacere che questo aumento è stato ottenuto allungando la durata del ccnl, quindi spalmandolo su più anni. Il ccnl partirà nel 2021 per finire a metà 2024.

Si è detto in questi giorni che la durata «non è un tabù». Beh, mi limito a osservare che una volta lo era. In ogni caso, dopo aver accettato nel 2016 metasalute, buoni benzina e flessibilità… mi rendo conto che quasi tutti i tabù li abbiamo già infranti. E in ogni caso il problema non è nemmeno la durata in sé ma misurare la quantità in rapporto alla durata.

A me non interessa sparare numeri per giocare a chi la dice più grossa sulla durata del ccnl. Ho rispetto per i metalmeccanici e le metalmeccaniche, credo sappiano leggere il ccnl e soprattutto sappiano fare i conti. Ognuno saprà valutare se 112 euro lordi al 5 livello (100 al 3) fino al 2024 sono tanti o pochi. 

Mi limito a fare due osservazioni politiche. 

  • La prima è sul 2020, sul quale come sapete ho insistito durante tutte le nostre riunioni. Non veniva detto, ma per me era chiaro che sarebbe finita così, già da giugno 2020, quando abbiamo avuto i 12 euro di aumento sull’IPCA. Vi dissi in un comitato centrale già allora che non erano l’ultima tranche del contratto come venivano impropriamente spiegati, ma effetto di un meccanismo di ultrattività e che era un errore politico prenderli come se niente fosse, senza dichiarare che noi avevamo presentato la piattaforma per il periodo 20-22 e che quindi al limite li avremmo considerati un anticipo, visto che la trattativa era, per forza di cose, interrotta dal covid. Ci avrebbero capito. Io avrei capito, tanto più che a Bergamo in quel periodo avevo ben altri problemi che il contratto. Dire invece che era l’aumento del 2020, con tanto di volantini, ci ha messo in una strada da cui non si usciva. Un vicolo cieco dove era improbabile discutere di una tantum e che ha portato a un ccnl che salta il 2020, liquidandolo con quei 12 euro di IPCA. Mi direte «poco male», sono pur sempre 12 euro. Sì, ma vorrei sapere quando lo abbiamo deciso, visto che avevamo una piattaforma che si intitolava «rinnovo 2020-22». Quando lo ho detto al comitato centrale mi avete risposto che non avevo capito niente e non conoscevo il contratto. Quando martedì di questa settimana, finalmente, per la prima volta, lo ha detto Redavid, mi è venuto quasi da applaudire. L’ho presa come una rivincita. Perché, vedete, può non piacervi quello che penso e non dubito che tutti voi siate più bravi di me a contrattare e fare sindacato, ma il contratto lo so leggere e spesso lo leggo e lo rileggo per essere certa di quello che dico, soprattutto se so che sono cose scomode. 
  • La seconda cosa riguarda la fine del ccnl al 2024. Ho fatto i conti, allora avrò 50 anni, mio dio! A parte gli scherzi, è un periodo davvero lungo. Non sappiamo cosa avverrà sul piano economico e produttivo da qui al 2024, nel bene o nel male, anche per effetto dei finanziamenti europei. Non ho la palla di cristallo, ma certo mi pare un azzardo, che nessuna altra categoria sta rischiando. 

L’altro grande elemento di dissenso è la riforma dell’inquadramento. Sarò franca, non pretendo di avere certezze sugli effetti che avrà la riforma. Vedo molti rischi, soprattutto nell’introdurre elementi meno verificabili e più discrezionali nella definizione dei livelli, come l’autonomia (incredibilmente già presente nel 2 livello), l’adattabilità, la conoscenza della lingua straniera… 

Non so esattamente che effetti produrrà, lo dico umilmente, perché è davvero un tema complesso e non credo di poter dire di averla capita dopo una mezza giornata appena di discussione. E sfido chiunque qui ad avere certezze! Per questo ho chiesto, insieme a Breda, fin da novembre, che si discutesse in modo più approfondito sulle proposte di Federmeccanica. Non discuto che la segreteria lo abbia fatto, ma non la delegazione e il comitato centrale. 

Temo, invece, che Federmeccanica i costi e benefici li abbia calcolati eccome. Eppure anche loro sono stati fermi 24 ore a discutere su una frase che avevamo messo loro stessi e poi tolto. Segno questo proprio della complessità della riforma. 

Anche in questi caso, non ho bisogno di stare qui a inventarmi catastrofismi. La considero una situazione molto diversa da quella del 2006, quando ero del tutto consapevole nel denunciare cosa avrebbe determinato metasalute, buoni benzina, ipca, flessibilità e via dicendo… Ci vorranno anni invece per misurare gli effetti del nuovo inquadramento, anche perché cadranno addosso soprattutto ai nuovi assunti. E probabilmente saranno diversi a seconda dei diversi settori e che siano più o meno qualificati. Il punto però è che oggi accettiamo il sistema, non dico alla cieca, ma di sicuro con molte incognite. Alcune delle quali a me preoccupano molto. Temo sia una ipoteca sul futuro. 

Ci sono tante altre cose da dire, ma mi fermo qui. Queste sono le ragioni di fondo per cui esprimo un giudizio critico e voterò contro. 

A monte, penso che questo gruppo dirigente abbia deciso di non giocare fino in fondo i rapporti di forza che avremmo potuto avere. Dire che «non c’era il clima» è un falso problema: siamo noi stessi a determinare le condizioni perché ci sia.

Il 2020 è stato un anno orribile, vero, ma nel centro nord del paese e in particolare in alcuni settori manifatturieri nella seconda metà dell’anno le fabbriche hanno stralavorato, soprattutto a dicembre per recuperare entro l’anno la produzione persa durante il covid. E anche adesso, sono tantissime le imprese che stanno chiedendo straordinario. Certo, lo so bene che non è così in tutto il paese. Ma se vogliamo essere sinceri, quando mai l’industria manifatturiera italiana ha avuto al sud le stesse condizioni di forza che aveva al nord? Se l’industria dell’acciaio è talmente piena di lavoro da dire che a marzo, blocco o meno dei licenziamenti, non licenzierà proprio nessuno, perché ha bisogno di lavoro, possibile che i metalmeccanici abbiamo chiuso un accordo con solo 4 ore di sciopero a novembre? Per me no. E questo è un nodo di fondo centrale. 

Non mi sfugge in ogni caso che questo contratto non ha la portata di quello del 2016, che per me è stato un vero e proprio punto di svolta e una sciagura per i metalmeccanici. Tornare indietro purtroppo non sarebbe semplice per nessuno e credo che abbiamo tutti noi misurato questa difficoltà, che tuttora scontiamo. 

Vi confesso, e chiudo, che la cosa che in questo momento più mi preoccupa per i lavoratori e le lavoratrici metalmeccaniche e in generale per tutto il mondo del lavoro non è questo contratto nazionale, che pure non mi piace, ma l’ipotesi che Draghi venga confermato primo ministro. Ecco, quella sì, davvero, sarebbe una sciagura. E se mi avete sentita critica ma sobria in questo intervento, sappiate che convintamente non lo sono stata altrettanto nella riunione dei segretari Cgil di pochi giorni fa nel criticare l’apertura di credito – per me inaccettabile – data a Draghi dal nostro segretario generale. 

Eliana Como – portavoce nazionale di #RiconquistiamoTutto 

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