E.Como. Una riflessione su cosa ci tiene insieme

Il coordinamento di #RiconquistiamoTutto si è chiuso con il voto a larga maggioranza del documento che abbiamo pubblicato (24 voti a favore, 5 contrari e 1 astenuto): leggi qui

Riprendo una parte della riflessione che ho fatto nelle conclusioni, a termine di una discussione che ritengo sia stata in larga parte utile e costruttiva. 

In particolare, voglio chiarire che non sono d’accordo con chi descrive l’area come luogo di “egemonia” di due partiti della sinistra radicale. È una lettura grottesca.

Prima di tutto perché è falsa. Sono tantissimi i compagni e le compagne nell’area che non militano in queste sigle ma in altre (decine di altre, tante che starei un’ora a elencarle tutte). Soprattutto, tanti e tante non sono iscritti a nessun partito e non necessariamente perché non fanno politica. Tanti la fanno eccome, ma in mille altre forme, nei movimenti antagonisti, nel femminismo, nell’ambientalismo in generale nel movimento democratico e antifascista. E per fortuna! Perché nei posti di lavoro, i lavoratori e le lavoratrici nemmeno conoscono il nome di queste sigle, figuriamoci se possiamo nell’area stare a discutere tra di noi della “lotta di egemonia” dell’uno o degli altri. 

Sarebbe davvero assurdo. L’area è l’insieme di tutti i compagni e le compagne, iscritti a qualunque partito o non iscritti, che si riconoscono e si sono riconosciuti nel nostro documento congressuale, nel nostro punto di vista, nella nostra pratica sindacale. 

E anche nelle nostre “roccaforti” (Same, Electrolux, GKN…) sono tanti purtroppo i lavoratori e le lavoratrici che votano Lega o M5S. A me non piace questo, certo. Ma dopo anni di fallimento della politica a sinistra, che altro ci aspettiamo! 

Il nostro obiettivo è costruire un radicamento reale nei posti di lavoro, creare consenso sulle nostre idee e le nostre pratiche sindacali, costruire vertenze locali e generali. Il nostro obiettivo è ricostruire dove riusciamo i rapporti di forza necessari a far vivere le nostre parole. Non ci sono scorciatoie, se vogliamo davvero cambiare le cose. Non basta scrivere il volantino più radicale o la parola d’ordine più altisonante. Soprattutto, non basta autodefinirsi avanguardia rivoluzionaria la sera, se poi la mattina in fabbrica o nel posto di lavoro non hai nessun lavoratore che ti viene dietro. 

L’obiettivo dell’area non è rivolgersi a quei pochi militanti duri e puri con in tasca tessere di partiti che alle elezioni prendono percentuali a mezza cifra. Per me non è così. L’ho detto tante volte e lo ribadisco. Cerchiamo di avere l’ambizione di confrontarci fuori dalle miserie di questa politica, cerchiamo di farci ascoltare dai lavoratori e dalle lavoratrici. 

Per me l’area sindacale non è e non deve essere un intergruppi di partitini, di cui io dovrei fare sintesi. Nelle mie conclusioni ieri ho ribadito quanto dico da tempo, con la condivisione della stragrande maggioranza dei compagni e delle compagne: cioè che io pretendo di essere la portavoce di tutte e tutti, in un’area dove ogni compagno e compagna vale uno, a prescindere dall’appartenenza politica. E dove il peso di ognuno è ognuna di noi si misura in termini di consenso e radicamento reale. Io pretendo di essere la portavoce di questo, non di altro. E se c’è una sintesi da fare non è tra partiti ma tra generazioni, territori, settori e condizioni sindacali diverse. Perché costruire i rapporti di forza in una grande fabbrica non è la stessa cosa che in un centro commerciale o nel turismo. A Bergamo non è la stessa cosa che a Palermo. Nella stessa Electrolux, un conto è a Susegana dove siamo maggioranza, un altro è a Forlì, dove le nostre compagne sono sole a fronteggiare problemi e angherie quotidiane. C’è bisogno di fare sintesi sulla sanità e sulla scuola, perché la prima non riguarda solo i pensionati e la seconda non riguarda solo chi insegna. 

Infine, è legittimo criticarmi, ci mancherebbe. Anzi, è un bene. Cerchiamo però di non confondere difficoltà oggettive che abbiamo con difficoltà soggettive (“è tutta colpa mia!”). Non perché non mi si possa criticare, ci mancherebbe (c’è d’altra parte chi lo fa in continuazione da anni), ma semplicemente perché questo non aiuta a risolvere problemi veri che abbiamo, organizzativi, di radicamento, di formazione dei nostri delegati e delegate, di lavoro collettivo, di realizzazione dei nostri obiettivi nel concreto della pratica sindacale. 

Mi spiace, poi, che le critiche siano così personalistiche. Non mi stupisce, ma mi fa arrabbiare, lo dico francamente, che quando la portavoce è una donna, le critiche prendano subito la piega del personalismo. Mi è difficile pensare di essere autoritaria come qualcuno dice, ma se lo sono, mi chiedo se lo fossero meno quelli che mi hanno preceduto. Oppure se si sia più indulgenti, anche a sinistra, se il capo è un uomo. 

Ieri il coordinamento è andato molto bene e ne sono contenta. Le critiche ci sono e resteranno, bene così. Anche i compagni che pensano che tutti i problemi dell’area dipendano da me, possono legittimamente presentare una mozione di sfiducia.  

La democrazia è una cosa importante. La si pratichi. Altrimenti si rischia di confondere il consenso con l’autoritarismo.

Eliana Como

3 Commenti su E.Como. Una riflessione su cosa ci tiene insieme

  1. patrizia poselli // 13 settembre 2020 alle 9:17 // Rispondi

    Non posso che essere d’accordo con questo tuo intervento che pacatamente illustra la situazione di noi che portiamo avanti nel sindacato le lotte per la rappresentanza del mondo del lavoro.Ho trovato un’area sindacale in cui finalmente potersi esprimere senza essere aggrediti perché in quel momento la si pensa in modo differente,dove si accettano (ed ascoltano) le posizioni e i dubbi esposti dagli iscritti,cosa assai difficile normalmente in CGIL. Di questo devo ringraziare principalmente te che mantieni l’equilibrio nonostante attacchi e difficoltà di tutti i generi.
    Preserviamo lo spirito di questa nostra area, che è prezioso in un paese imbarbarito dalla politica dei personalismi.
    Forza Compagne, che ce l’abbiamo fatta con la pandemia,non affoghiamo nella melma della “politica”.

  2. Sono completamente d’accordo con l’analisi politica che ha fatto Eliana nella sua riflessione,bisogna tenere fuori dalla nostra discussione sindacale ogni diatriba e scontro politico tra partiti,avere un’ideologia è sacrosanto,ma pensare di utilizzare la nostra area per scontrarsi è deleterio per tutti e rischia di allontanare quei pochi militanti che ancora credono di poter cambiare la nostra Cgil,inoltre come dice sempre Eliana è assurdo pensare che si abbia la stessa forza in tutto il territorio nazionale e in tutti i luoghi di lavoro,non è così,e se lo fosse stato non avremmo avuto quel risultato al congresso,bisogna aver fiducia dei compagni che si sono schierati con noi e che con forme diverse provano a far sentire la nostra voce sia nei luoghi di lavoro sia nelle sedi della Cgil.
    Questa per me è sempre stata l’area dal primo giorno quando decidemmo di presentarci con la rete 28 aprile sino ad oggi,altro non mi appartiene.
    Massimo Paparella Bari

  3. Sono perfettamente d’accordo con te Eliana. Le logiche da cinghia di trasmissione di uno o più partiti non ci appartengono così come non ci appartiene la lotta per l’egemonia fra partiti all’interno dell’area. Dibattito serio e franco sulle prospettive politico/sindacali: è su questo che ci si divide e ci unisce!!!!

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