Con le lotte per la stabilizzazione dei precari della scuola.

In solidarietà degli insegnanti del CPSA di Milano, contro il concorso dell’Azzolina

Il governo Conte bis gestisce la scuola alimentando senza soluzione di continuità il suo precariato strutturale, come hanno fatto tutti i governi quelli dell’ultimo ventennio [di centrodestra, tecnici e di centrosinistra]. Una politica volta da una parte a ridurre strutturalmente i costi di questo servizio pubblico universale [nell’ottica dell’austerità], dall’altra a indebolire organicamente la forza lavoro del settore [dividendola tra tante e tante condizioni diverse, con stabilità e prospettive differenti].

Così da anni si evita di definire un reale piano straordinario per stabilizzare gli oltre 150mila insegnanti precari, oggi al lavoro [circa la metà di lunga durata, oltre i 36 mesi di servizio], oltre che le decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici ATA e dei servizi esternalizzati [mense, educatori, ecc]. Personale che non solo ha diritto di trovare finalmente (dopo anni e anni di instabilità) una certezza professionale e stipendiale, ma che sarebbe oggi necessario proprio per un corretto funzionamento degli istituti scolastici. Nonostante gli annunci di ogni governo, nonostante i ripetuti tagli dell’ultimo quindicennio, la scuola pubblica vede infatti una condizione disastrosa dei propri organici: con circa 850mila docenti e circa 120mila dipendenti ATA di ruolo, si prevedono per il prossimo anno scolastico oltre 200mila cattedre vuote e la carenza di oltre 50mila collaboratori scolastici e assistenti amministrativi. Una situazione grave che diventa oggi drammatica, nella prospettiva del proseguimento dell’emergenza covid19 e delle conseguenti necessità, per riuscire da una parte ad avviare percorsi di recupero per studenti ed alunni, dall’altra a gestire il tempo scuola in condizioni di sicurezza [riduzione delle classi, gestione spazi, sviluppo didattica integrativa, ecc].

Conte, sia nel suo primo sia nel suo secondo governo, ha più volte annunciato una politica di stabilizzazione del precariato della scuola. Dal 24 aprile ad oggi si sono ripetuti una sfilza di impegni, intese, accordi e dispositivi parlamentari, che nel corso dei mesi sono però tragicamente evoluti da processi di stabilizzazione inclusivi anche se limitati [PAS abilitante], ad un concorso selettivo e meritocratico [prima prova con 60 quesiti in 60 minuti], limitato a 24mila posti (a cui se ne aggiungono altri 36mila, con un concorso ordinario). Nelle intenzioni iniziali, questo personale doveva esser in ruolo nell’autunno 2019, poi al primo settembre 2020: inseguendo pervicacemente le sue politiche meritocratiche, la ministra Azzolina ha bandito i due concorsi la scorsa settimana. Nonostante l’emergenza in corso, sono previste le prove nel corso dell’estate ed ai primi di autunno: come se nel paese non ci fossero condizioni sanitarie precarie, come se non fosse necessario uno sforzo straordinario della scuola dall’inizio del prossimo anno scolastico.
Mentre sul versante del personale ATA, è congelata in un limbo l’assunzione dei DGSA [di cui è privo oltre il 40% delle scuole, con un concorso ordinario bloccato alla fase degli orali ed uno riservato ai facenti funzione perso nel nulla] e l’internazionalizzazione degli ex LSU [oltre 13mila) si è concretizzata in circa 11mila assunzioni, di cui però la metà part time [con stipendi ridottissimi] e per molti con una mobilità insostenibile per questo personale economicamente e socialmente fragile [rischiando così di arrivare al paradosso di non riuscire a coprire i posti a disposizione].

Proprio l’emergenza in corso potrebbe e dovrebbe giustificare uno stanziamento straordinario di risorse, per riaprire le scuole in sicurezza, con un’accelerazione delle stabilizzazioni finalizzata al funzionamento stesso del sistema scolastico: un concorso straordinario per titoli, in grado di inserire negli organici di ruolo almeno tutto il personale precario di lunga durata (circa 60/70mila insegnanti) e la messa a bando almeno di altrettanti posti con un concorso ordinario; oltre che l’internalizzazione e la stabilizzazione del personale precario ATA e dei servizi, una nuova dotazione straordinaria per ogni istituto scolastico.

In questo quadro paradossale, dove il governo Conte testardamente insiste con politiche di impianto neoliberista palesemente in contraddizione con le esigenze attuali, emerge con evidenza l’inadeguatezza della risposta sindacale. Proprio mentre nella stessa maggioranza parlamentare emergono dubbi e contraddizioni, la maggioranza Flc-Cgil, insieme agli altri sindacati di categoria [CISL, UIL, Snals e Gilda], si ostina imperterrita a evitare la dichiarazione dello stato di agitazione e proclama una semplice giornata di assemblee a metà maggio. Abdicando, nel momento dello scontro politico, al proprio ruolo sindacale, si limita a sperare che all’interno della maggioranza governativa si apra uno spiraglio, delegando così alla politica ed alle sue contorsioni parlamentari un’inversione di marcia. Per l’ennesima volta [dopo due scioperi ritirati e stati di agitazione durati lo spazio di una giornata], si evita volutamente di far scendere in campo lavoratori e lavoratrici, facendo pesare con il loro protagonismo l’opposizione ad una legge e la richiesta di una diversa politica per l’istruzione e la ricerca.

La mancanza di un percorso di mobilitazione, che tenga conto della possibilità di uno sciopero generale della scuola come di quello degli scrutini, non risponde quindi alle necessità ed agli interessi del lavoro. Sia sul piano generale [per il funzionamento della scuola pubblica], sia di quello della categoria [per le condizioni di lavoro di tutti/e], sia di quello specifico di decine di migliaia di precari, soprattutto quelli che da anni si stanno battendo per il proprio futuro. Con il rischio, per di più, che nel vuoto dell’iniziativa sindacale (o nella sua semplice rappresentazione virtuale, come le assemblee di metà maggio), tanti precari e tante precarie siano convinte del protagonismo politico delle diverse forze reazionarie, quei partiti fautori di controriforme [come la Gelmini o la Buonascuola] e promotori oggi dello scellerato progetto dell’Autonomia Differenziata.

Così, in assenza di una reale mobilitazione delle centrali sindacali, lunedì due insegnanti del Coordinamento Precari della Scuola Autoconvocati di Milano hanno srotolato uno striscione in piazza del Duomo chiedendo assunzioni subito per docenti e personale ATA e internalizzazione per gli educatori. Una azione simbolica che chiama alla lotta tutti i precari della scuola e con loro tutti i colleghi. Una azione che è stata immediatamente repressa dalle forze dell’ordine, che per più di un’ora hanno fermato i due colleghi, comminando loro una multa salata.

RiconquistiamoTutto nella FLC dichiara la più completa solidarietà ai due insegnanti. Lo facciamo partecipando e sostenendo la mobilitazione in corso, ed anche aiutando i colleghi a sostenere le spese della multa, come organizzando nella Flc-Cgil la più ampia opposizione a questa condotta della sua maggioranza. Consapevoli che solo la lotta paga, non certo i miraggi dei giochi parlamentari e degli equilibri maggioranza/opposizione.

#RiconquistiamoTutto! nella FLC

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