Banche ed assicurazioni al servizio del paese? No!

Un comunicato di RT! in Fisac Cgil

Servizi finanziari indispensabili: al servizio dei profitti privati e pronte a succhiare denaro pubblico a danno delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.

A 45 giorni dall’inizio dell’emergenza sanitaria il settore opera con le modalità più disparate in assenza di disposizioni pubbliche su quali siano i servizi finanziari o le attività assicurative indispensabili e da erogare, cosicché in molte aziende bancarie si è persino tentato di proporre alla clientela l’acquisto di prodotti speculativi legati alla pandemia in corso, pur di incassare commissioni, per non parlare delle decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori dipendenti delle agenzie assicurative, costrette a lavorare e a rischiare la vita per l’incasso di una polizza.

La tutela della salute dei dipendenti del settore è stata affidata più al caso e alle capacità degli RLS e dei delegati sindacali che non ad una decisa azione delle segreterie sindacali nazionali. Queste hanno speso gran parte del tempo a scrivere a destra e a manca minacciando ampie mobilitazioni a tutela della salute, per finire invece con sottoscrivere prolissi protocolli che si differenziavano dalle disposizioni del governo per l’invito a ricevere i clienti su appuntamento. Ancora una volta il ruolo della Fisac e del sindacato del settore, così come delle confederazioni, si è dimostrato nei fatti totalmente subordinato agli interessi delle imprese e finalizzato quasi esclusivamente al mantenimento e allo sviluppo di un rapporto neo-concertativo con le controparti padronali e con il Governo, a discapito dei veri bisogni ed interessi dei lavoratori.

Il capolavoro lo si è raggiunto con l’accordo sull’anticipazione della cassa integrazione del 30 marzo scorso: propagandato come massimo esempio della responsabilità sociale delle banche quando invece e ancora una volta, come già nel 2009, si è scaricato sui lavoratori oneri e rischi relativi all’anticipo dell’istituto, come ben evidenziato dai compagni della Filcams qui. Sarebbe sì stato utile che le banche fossero obbligate ad anticipare alle aziende le somme per pagare i lavoratori in cassa ed invece anche le aziende, che con accordi sindacali avrebbero potuto anticipare direttamente l’assegno, stanno dicendo a delegati e lavoratori di rivolgersi alle banche (con il rischio concreto di aumentare l’accesso nelle filiali esponendo i lavoratori bancari a ulteriori rischi di contagio).

Ora, improvvidamente, già si parla di ritorno alla normalità, noi siamo espliciti: il ritorno alla normalità significherà che la crisi economica che si riverserà anche sul crollo dei fatturati del settore la pagheranno i dipendenti, mentre le aziende godranno di ampie garanzie pubbliche.

Occorre rivendicare quanto la Cgil da tempo accenna senza convinzione, ridurre l’orario di lavoro settimanale a parità di salario, in modo consistente, per tutelare i livelli occupazionali del settore ed agire sui carichi di lavoro a favore dei lavoratori.

Occorre invece chiedere almeno il blocco dei licenziamenti e prevedere un sostegno al reddito dei lavoratori efficace, non quel simulacro di cassa integrazione contenuto nelle parti ordinarie dei fondi di settore, che non garantiscono né reddito adeguato né garanzie sulla loro esigibilità.

Occorre normare in modo stringente il lavoro agile per evitare che sia utilizzato dalle Aziende non per consentire la conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro, ma per sovrapporre attività lavorativa e tempo liberato e per questa via ridurre costi, risparmiare negli investimenti per la tutela della salute, legare potenzialmente le retribuzioni alla prestazione lavorativa e non all’orario di lavoro.

Per affrontare gli scenari futuri, che molti commentatori già annunciano essere ancora più difficili di quanto lo siano state le ultime crisi economiche, con il probabile intensificarsi delle politiche di austerità connesso a torsioni autoritarie di cui le politiche repressive messe in campo dal Governo per la gestione dell’emergenza sanitaria non sono che un assaggio (utilizzo dei militari per il controllo del distanziamento sociale, sanzioni e riprovazione pubblica per chi “disobbedisce”), occorre pensare ed agire coinvolgendo i lavoratori e le lavoratrici del settore, in uno sforzo di partecipazione democratica maggiore di quanto mai fatto in passato. Per quanto ci riguarda la prima cosa da fare è riunire i gruppi dirigenti del nostro sindacato a tutti i livelli o aspettiamo forse di fare un bel ente bilaterale coi padroni per fare le riunioni da remoto?

RT! in Fisac Cgil

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