La Prima della Scala e l’ultimo della classe

Ma dici sul serio, ministro Franceschini!!?

Siamo ancora frastornati per la Tosca di ieri sera al Teatro alla Scala, evento inaugurale della stagione che ha raggiunto quasi 3 milioni di spettatori italiani e 7 paesi europei e che sarà vista anche in Giappone, Russia, Australia e Nuova Zelanda. Un record assoluto per una prima scaligera che restituisce una straordinaria immagine della cultura italiana nel mondo.
Non ci soffermeremo sull’altissima prestazione di tutte le maestranze e degli artisti, se non per ribadire il grande lavoro di squadra di tutti coloro che hanno reso possibile un evento di questa portata e bellezza.

Vogliamo invece descrivere l’eccellenza di questo teatro che da ogni punto di vista – artistico, organizzativo e di comunicazione – sa costruire uno spettacolo che tende alla perfezione, con un cast di primo ordine, un coro ed un’orchestra a organico pieno, una regia sostenuta da una squadra eccezionale e una generosità di risorse impensabili in qualunque altro teatro.

Partiamo dalla “prima diffusa”, un’iniziativa socio-culturale che permette la condivisione di questo evento in tutta Milano, attraverso un programma di approfondimento e la trasmissione della diretta in 38 diversi luoghi della città: da Art and love con Patti Smith a laboratori indirizzati ai bambini e giovani; dalle dirette in luoghi simbolici – come gli istituti penitenziari, case di accoglienza, la stazione ferroviaria e l’areoporto di Malpensa – al coinvolgimento del conservatorio; dall’esposizione di tavole originali sul tema realizzate da artisti come Milo Manara ad una raffinata rassegna cinematografica. Ecco la capacità di connettere l’opera ad altri generi e di convogliarne i contenuti in modo sociale e comunitario, raggiungendo un pubblico vasto e quanto mai eterogeneo.

Questa Tosca inaugurale si è anche caratterizzata per essere la recita più “green” nella storia dell’opera: la serata è stata illuminata con energia prodotta da fonti pulite; il biglietto elettronico sugli smartphone ha ridotto le stampe tradizionali del 63% e lo spumante Bellavista è stato prodotto in terreni arati dai cavalli. E certo un poco sorridiamo di questo spumante, perché sembra la trasposizione ecologist – chic del “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche” di rivoluzionaria memoria. Se poi pensiamo che Eni, fondatore pubblico permanente della Scala, è stata trascinata a processo lo scorso gennaio per disastro ambientale in Nigeria, forse questa serata green è un po’ meno ecologista di quanto non appaia, ma il messaggio di una maggiore sensibilità ambientalista arriva e degli sponsor nei teatri parleremo un’altra volta.

La serata è stata anche occasione per sfoggiare abiti da favola, che non è solo espressione di vacuità ed ostentazione di classe, ma è il made in Italy della moda, con meravigliose donne e uomini vestiti in Armani, Valentino, Etro, Dolce & Gabbana che ci hanno ricordato ancora una volta quanto il settore produttivo culturale e creativo in Italia sia interconnesso, con un movimento di 250 miliardi, ossia quasi il 17% del PIL.

Ma sicuramente il punto più alto, sempre ad esclusione dell’aspetto artistico, è stato il lungo applauso al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, omaggiato con l’Inno di Mameli dalle maestranze artistiche. Un momento istituzionale di grande emozione che dimostra il bisogno e la volontà di riconoscere la nostra Costituzione come fondamento della nostra società civile.
Apprezzata anche la presenza di Liliana Segre, per la quale “La musica, il teatro, l’opera, in una parola la cultura aiuta, in tutto. È come dice Primo Levi: conoscere è necessario in assoluto”.

Ma veniamo all’altra faccia della medaglia. Anche il Ministro Franceschini era presente alla serata: “Ogni sette dicembre gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla Scala, su Milano e dobbiamo essere orgogliosi di quello che l’Italia è nel mondo. […] Il mondo è pieno di milioni di persone che vogliono vestire e mangiare italiano e guardare cinema italiano e ascoltare musica italiana. Proviamo ad essere un po’ più orgogliosi di noi stessi”.

Ma dici sul serio, caro Ministro? Possiamo essere orgogliosi di noi stessi? Riconosci la nostra dignità artistica, a noi che non siamo La Scala? Ci metti nelle condizioni di perpetuare la nostra immensa tradizione d’opera, che è tutt’uno con il patrimonio artistico-culturale? Avevamo capito che “14 fondazioni liriche sono troppe”.

Abbiamo un buco di bilancio complessivo che supera i 400 milioni di euro per tutte le fondazioni liriche e “pare” che questo dato sia in stretta relazione con la decurtazione di circa il 50% del Fondo Unico dello Spettacolo in oltre 30 anni.
Ministro, tu sei orgoglioso che l’Italia sia fanalino di coda in Europa per investimenti alla cultura?
Hai fatto gli onori di casa in Scala, hai mostrato il salotto buono e nascosto la polvere – noi – sotto il tappeto.
Abbiamo leggi capestro che scadono quest’anno, come la legge 112/2013 che prevede la liquidazione coatta in caso di mancato equilibrio economico finanziario, o come la legge 160 che tu stesso hai emanato, che comporta la riduzione della programmazione e il declassamento dei nostri teatri. Le erogazioni dei soci fondatori (Comuni e Regioni) arrivano così tardi che facciamo affidamento a prestiti bancari, con interessi così alti da incrementare esponenzialmente il nostro debito.
Come la produciamo la tanto blasonata “eccellenza” se i nostri organici sono inferiori a quelli necessari? Se i nostri palcoscenici non sono messi in sicurezza?
E hai voglia ad attirare gli sponsor, con i debiti che abbiamo!
E no, non l’abbiamo creata noi la voragine, non si può ridurre del 50% il FUS e poi scaricare la colpa sul costo dei lavoratori, che sono prodotto e produttori.

Stasera c’è un’altra prima, quella del Teatro dell’Opera di Roma, con Les vêpres siciliennes diretti da Daniele Gatti. E noi saremo orgogliosi di fare il nostro lavoro, nonostante “14 fondazioni liriche siano troppe”.

MA PRIMA DI ANDARE IN SCENA MANIFESTEREMO DAVANTI AL TEATRO – DALLE 14 ALLE 16 – PER LA CULTURA (vedi qui).

Come dice Salvatore Settis “La storia può dimostrare come il patrimonio culturale non sia un inutile fardello che ci trasciniamo da secoli in mancanza di nozioni economiche e politiche, ma come al contrario partecipi alla cosciente elaborazione di una strategia sociale destinata a formare e rafforzare l’identità culturale, i legami di solidarietà, il senso di appartenenza che sono condizioni necessarie di ogni società strutturata e, come riconoscono gli economisti con sempre maggiore chiarezza, sono anche un fattore non trascurabile di produttività. […] Il ruolo centrale del patrimonio culturale non risiede però nella quantità ma piuttosto nella qualità del suo patrimonio e soprattutto in tre fattori diversi che sono l’armonia secolare tra le città e il paesaggio, la forte presenza nel territorio del patrimonio e dei valori ambientali e l’uso continuo in situ di chiese, palazzi, statue, teatri e quadri. In Italia, i musei non contengono che una piccola porzione del patrimonio artistico che è sparpagliato nelle città e nelle campagne. In questo insieme che è il frutto di un accumulo plurisecolare di ricchezza e civiltà, il totale è superiore alla somma degli addendi.”

Per cui, caro Ministro, “gli occhi del mondo sono puntati sulla Scala” perché la Scala è un simbolo di questo patrimonio, che non può essere scorporato nella “retorica della globalizzazione” e nell’ossessione della privatizzazione e del profitto. E tu hai il dovere di valorizzarlo e tutelarlo interamente, questo patrimonio. Perché non appartiene né a te né alla classe politica di turno, ma appartiene al Popolo Sovrano.

Pierina Trivero, RSU Slc Teatro Regio di Torino

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