AG FLC: la necessità dello sciopero generale, le incertezze del sindacato.

Resoconto della riunione dell'Assemblea Generale FLC, Roma 6 novembre 2019

Mercoledì 6 novembre si è tenuta a Roma, in Corso Italia, la riunione dell’Assemblea Generale della Flc-CGIL. Al centro della discussione, il rapporto con il governo e la sua iniziativa, alla luce dell’intesa sul precariato ed il relativo DL, oltre che della presentazione alle Camere della Legge di Bilancio 2020.

La relazione del Segretario Generale della FLC (Francesco Sinopoli) si è concentrata sui punti di discontinuità del governo rispetto al precedente, soprattutto relativamente al coinvolgimento dei sindacati (tavoli informativi e di confronto). Tuttavia, la relazione ha sottolineato come i risultati ottenuti nei nostri comparti sono stati solo parziali: il cosiddetto Decreto salva precari non ha rispettato tutti i punti raggiunti nell’intesa dei primi di ottobre e, in particolare, è necessario premere sul Parlamento per ottenere delle modifiche nella sua conversione in Legge, in particolare sul concorso straordinario e sull’esclusione dei facenti funzione Dsga non laureati. Inoltre, è opportuno chiedere maggiori risorse sul rinnovo contrattuale (dobbiamo fare meglio della volta scorsa) ma senza cannibalizzare le risorse messe nella legge di bilancio per il lavoro (cuneo fiscale). Infine, ha sottolineato le considerazioni che emergono dal rapporto Svimez sul Sud e la situazione dell’Ilva, difendendo la richiesta di Landini di ripristinare l’immunità penale per Arcelor Mittal.

Il dibattito ha fatto emergere sia l’articolazione delle analisi presenti nell’organizzazione, sia le incertezze, le titubanze e le difficoltà che attraversano il gruppo dirigente sindacale nell’affrontare questo nuovo governo e la complessa fase politica del paese.
In alcuni interventi, ad esempio, sono emersi con forza i limiti e le critiche sull’azione del governo. Ad esempio, la scarsità delle risorse per il rinnovo contrattuale previste nella legge di bilancio (un aumento medio di 90€ per i pubblici e 70€ per la scuola, su cui grava la maggior parte delle coperture per stabilizzare l’elemento perequativo, essendoci nel comparto la maggior parte dei bassi salari della pubblica amministrazione). O le perplessità su quello che il governo sta mettendo in campo su ricerca e università, in particolare sugli artt. 28 e 29 della legge di bilancio, che comporterebbero una ulteriore burocratizzazione della ricerca e il rischio di non riuscire a completare le stabilizzazioni negli enti: provvedimenti che, per di più, sarebbero stati addirittura inseriti a insaputa del ministro Fioramonti (evidenziando il suo scarso peso nella compagine governativa). Interventi, proveniente anche dai settori spesso più moderati dell’organizzazione, che hanno sottolineato l’opportunità di assumere una posizione autonoma dalla Funzione pubblica e pretendere il rinnovo del contratto con aumenti a tre cifre.
In altri interventi è stata invece sottolineata l’importanza di arginare la deriva reazionaria in corso, anche valorizzando i risultati ottenuti e le discontinuità di questo governo. Ad esempio, talvolta anche dagli stessi che hanno avanzato considerazioni critiche sull’azione di governo, è stato sottolineato come la legge di bilancio debba esser valutata anche per quello che non c’è, ossia le proposte di Salvini (come la flat tax). E come, in ogni caso, sia opportuno sostenere i risultati di questo governo, per evitare che alle prossime elezioni i lavoratori e le lavoratrici tornino a votare per la destra eversiva. Diversi interventi, anche provenienti dai settori solitamente più di sinistra e di movimento della maggioranza FLC, hanno in particolare sottolineato il quadro politico complessivo, da una parte il consenso a Salvini e alla Lega, dall’altra l’opportunità di voltare definitivamente pagina con la stagione della disintermediazione.
In ogni caso, è stata sottolineata comunque l’opportunità e la necessità di sfidare il governo sul terreno della discontinuità, a partire dalla difesa dei diritti civili e dalle politiche sull’immigrazione: rivendicando quindi con forza l’abrogazione dei decreti sicurezza (anche con l’adesione delle strutture territoriali e nazionali della CGIL al corteo degli indivisibili, il prossimo 9 novembre).

Come RiconquistiamoTutto nella FLC è intervenuto Francesco Locantore, che ha sottolineato come l’accordo del 23 aprile, sulla base del quale era stato sconvocato lo sciopero del 17 maggio, è stato completamente disatteso dal governo, senza che la Flc abbia presentato il conto in termini di mobilitazione. Le risorse per il rinnovo contrattuale non sono state inserite in legge di bilancio; i precari storici verranno assunti solo in parte ed a seguito di una procedura selettiva concorsuale, mentre sono ancora incerte le prospettive di abilitazione e assunzione per gli altri; l’autonomia differenziata è ancora in piedi e probabilmente dopo l’approvazione della legge di bilancio tornerà al centro del dibattito politico. In generale la linea della segreteria della Cgil si è caratterizzata fin da subito sulla difesa del governo amico e la rinuncia a costruire conflitto in qualsiasi campo. La posizione di Landini che chiede il ripristino dell’immunità penale per Arcelor Mittal è emblematica. Sull’Ilva invece bisognerebbe rivendicare la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori e la riconversione ecologica con investimenti pubblici. Il rinnovo del memorandum con la Libia dimostra che questo governo sta nei fatti proseguendo le politiche di quello precedente, pur senza le sparate razziste di Salvini. Per questo dobbiamo esigere l’abrogazione dei decreti sicurezza e partecipare alla manifestazione degli Indivisibili del 9 novembre. La Cgil ha la responsabilità di costruire una risposta di sinistra alle politiche neoliberiste del governo, altrimenti la destra tornerà ancora più forte di prima.

Le conclusioni del segretario generale hanno puntualizzando alcuni aspetti emersi dal dibattito (necessità di rilanciare da soli una mobilitazione per il personale Ata; i precari delle paritarie vanno abilitati e stabilizzati nelle scuole paritarie, ecc), ribandendo che l’obiettivo è di arrivare ad un aumento a tre cifre e alla modifica della parte normativa del CCNL, intervenendo anche sull’organizzazione del lavoro. Le condizioni per chiudere il rinnovo del contratto quest’anno, però, non ci sono. La centralità nell’immediato è sulla questione dei precari, con la necessità di mobilitarsi per migliorare il decreto in sede di conversione. In questo senso sono dirette le manifestazioni ed i presidi dei precari di lunedì 11 novembre (a Roma l’appuntamento è alle 16 a Montecitorio) e l’attivo unitario dei quadri CGIL CISL UIL dei settori istruzioni e ricerca del 20 novembre. Mentre sull’inclusione e lo Ius soli la Flc sta promuovendo un’iniziativa a Monfalcone.

Alla fine sono stati votati tre ordini del giorno.

Il primo di condanna della guerra contro i Curdi è stato votato all’unanimità, sottolineando in particolare le responsabilità italiane nella vendita di armi alla Turchia e la solidarietà con l’esperienza del Rojava.

Gli altri due, uno della segreteria e l’odg della nostra area, sono stati messi in contrapposizione (ed ovviamente è stato approvato quello della maggioranza, con un astenuto oltre i compagni e le compagne di RT presenti al momento del voto).

FL

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