Perché l’assemblea delle donne la conclude un uomo?

Sulla assemblea delle donne CGIL del 5 ottobre

All’interno di una organizzazione mista come la Cgil, cioè fatta da uomini e donne, la costruzione di un punto di vista di genere ha senso, se passa dalla autodeterminazione delle donne che ne sono protagoniste. Senza necessariamente entrare nella discussione storica sul separatismo (le assemblee di donne a cui è vietata o vivamente sconsigliata la partecipazione di uomini) si tratta di affermare una capacità delle donne di prendere voce, riconoscersi nelle reciproche storie, esperienze e opinioni e costruire un proprio spazio collettivo, una stanza tutta per noi, libera dagli stereotipi, dai rapporti di potere e persino dalle gerarchie normalmente imposti. Dove una vale una e ha diritto quanto tutte le altre di parlare, anche a partire dalla propria esperienza.
La storia del femminismo è di per sé una storia di autodeterminazione. Sono le donne a prendere parola, non gli uomini a lascargliela.

Per questo, aldilà delle altre considerazioni, troviamo sbagliato che in una assemblea nazionale delle delegate della Cgil si decida di lasciare le conclusioni al segretario generale, Maurizio Landini. Si potrebbe anche decidere che gli uomini non partecipano proprio, lo sappiamo. Ma da molti e molte non sarebbe compreso. Allora a noi va bene che partecipino i nostri compagni, tanto più il segretario generale, anche in rappresentanza dell’intera organizzazione. La discussione delle donne in fondo interessa anche loro e, anzi, farebbero proprio bene ad ascoltarla.

Ma appunto: ascoltarla. Al limite, che portino un saluto. Non però che trasformino anche quello spazio in una tribuna in cui avere l’ultima parola.

Altrimenti quello non è più lo spazio delle donne, condiviso e costruito insieme nella reciproca relazione tra di noi, non è più la nostra stanza dove decidere autonomamente il nostro punto di vista e poi, dopo, provare a contaminarne l’organizzazione.

Così quella del 5 ottobre, è una assemblea che serve all’organizzazione, ma non alla autodeterminazione delle donne. Tanto più visto che né la sua organizzazione né i contenuti di merito sono stati discussi.

E ancora di più perché le delegate che interverranno (rigorosamente preparate, tanto che a Eliana Como non è stato permesso di intervenire: vedi l’intervento scritto che comunque abbiamo pubblicato) avranno appena 5 minuti l’una per parlare, mentre il segretario avrà tutto lo spazio che crede. E ci si può ben scommettere che sarà ben più di 5 minuti.

#RIBelleCiao!

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