Italpizza: generalizzare la reinternalizzazione degli appalti

Comunicato di RT! Modena sull'accordo all'Italpizza: ora la CGIL generalizzi questa parola d'ordine

L’ipotesi di accordo raggiunto nelle scorse ore, tra Italpizza e i sindacati confederali, va giudicato sotto una duplice chiave di lettura: quella del significato politico generale e quella propriamente di merito sulle caratteristiche di tale accordo.

Sul merito bisognerà condurre valutazioni più approfondite, perchè è un testo sul cui giudizio finale, peserà molto l’intelligente vigilanza dei lavoratori, che dovranno controllare (e sanzionare) ogni manovra dilatoria o elusiva che l’azienda potrebbe realizzare, nei 2 anni e mezzo che mancano alla completa realizzazione a regime di quanto concordato. Come dimostra la vertenza Castelfrigo, il pericolo che l’azienda non rispetti gli accordi è sempre dietro l’angolo. Sarebbe sciocco dunque cedere a facili entusiasmi o non vedere alcuni limiti che sono oggettivamente presenti nel testo.

Ma quello che ci interessa è il significato politico generale di questo passaggio, che probabilmente trascende anche la sfera propriamente contrattuale. Per la prima volta in questi territori si innesca un processo largo (circa 600 lavoratori) di reinternalizzazione di processi lavorativi che erano stati per lungo tempo assegnati ad appalti interni. Per la prima volta si contrasta una tendenza alla diffusione del precariato e del lavoro in appalto, che durava da più di vent’anni e ha prodotto una enorme quantità di distorsioni, illegalità e sfruttamento.

E’ chiaro che se all’Italpizza la CGIL gioca bene le proprie carte (a differenza dell’esito della vertenza Castelfrigo) si va a definire un precedente pesantissimo ed importantissimo nelle relazioni industriali, in provincia e a livello nazionale. Reinternalizzare è possibile, costruire vertenze e piattaforme di sito è praticabile: dipende solo dalla determinazione dei lavoratori e dalla serietà delle organizzazioni sindacali.

Da questo punto di vista vogliamo essere chiari. Il risultato generale raggiunto all’Italpizza è merito delle lotte, degli scioperi, dei picchetti ai cancelli, delle campagne di boicottaggio costruite contro un’azienda che per 9 mesi ha parlato il linguaggio della repressione antisindacale, dell’arroganza, dell’intimidazione, e che è stata piegata solo dalla forza operaia. Bene ha fatto dunque la Cgil a scioperare assieme ai Si Cobas che per primi, va riconosciuto, dalla fine dell’anno scorso hanno iniziato la mobilitazione. La lotta paga quindi, contro i profeti di sventura e i “demotivatori sindacali” sempre pronti a tirare il freno a mano davanti alle legittime aspettative operaie. Quando si fa sul serio, i lavoratori rispondono.

Oggi è arrivato il momento che la CGIL estenda i contenuti maturati dalla vertenza Italpizza, a tutto il territorio provinciale costruendo finalmente una campagna di lunga durata, a partire dalla filiera agroalimentare, che dovrà rappresentare l’investimento principale del sindacato nei prossimi anni.

La parola d’ordine deve essere: reinternalizzare dappertutto gli appalti, combattere la precarietà ovunque, riunificare il mercato del lavoro e le condizioni salariali e contrattuali che in questi anni sono state selvaggiamente spezzettate.

Allo stesso modo, ci auguriamo di non vedere mai più, in nessun contesto vertenziale, tavoli nei quali è il padrone a decidere chi sono i legittimi interlocutori sindacali e quali forme di rappresentanza privilegiare. Questo è profondamente sbagliato ed è anche lo scenario antisindacale e antidemocratico tutt’ora in corso dentro il più grande gruppo industriale italiano, FCA, ai danni della Fiom. La Cgil non può accettare il principio dei tavoli separati e delle rappresentanze “monche”, principio di cui peraltro è spesso vittima. Chi rappresenta i lavoratori, lo decidono i lavoratori. Punto.

Dicevamo all’inizio della necessaria vigilanza per “presidiare” i termini dell’accordo. Ma alta dovrà essere anche l’attenzione sul pericolo di rappresaglie striscianti ai danni delle avanguardie che hanno tenuto in questi mesi il pallino delle lotte, condotte “a freddo” da una direzione aziendale che ha già mostrato di avere la memoria lunga. I neo-assunti Italpizza entreranno senza le vecchie garanzie pre-Jobs Act e la tentazione di regolare qualche conto potrebbe emergere al termine del percorso di regolarizzazione. Nessuno dovrà essere abbandonato e qualsiasi eventuale azione ostile di Italpizza, contro delegati e attivisti, dovrà essere oggetto di mobilitazione di tutti al di là del sindacato di appartenenza. Stesso discorso anche per le rappresaglie giudiziarie, contro lavoratori e solidali, che dovranno trovare in tutto il movimento sindacale un argine di solidarietà e resistenza.

Possiamo e dobbiamo dire ai lavoratori e alle lavoratrici modenesi, che all’Italpizza le ragioni e la forza del movimento operaio hanno aperto una breccia nel “sistema modena”.

Sta al coraggio e alla lungimiranza di tutti, allargare questa breccia e invertire il corso degli ultimi decenni di sconfitte e ripiegamenti.

“RICONQUISTIAMO TUTTO” – Area programmatica di opposizione CGIL Modena 

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