Diritti alla Festa. Grazie a tutte/i!

Grazie a tutte e tutti. Ora avanti, in direzione ostinata e contraria!

La Festa nazionale di #RiconquistiamoTutto dal 27 al 29 giugno a Torino è stato un momento molto positivo della nostra storia. Siamo contenti di come è andata, sia dal punto di vista politico e organizzativo che di partecipazione. Nonostante il caldo torrido, ci siamo divertiti e abbiamo avuto occasioni importanti di discussione tra di noi e di confronto con l’esterno. Ringraziamo tutti/e i nostri ospiti, sperando di essere stati accoglienti e tutti/e coloro che hanno partecipato o che, non potendo, ci hanno seguito. Ringraziamo anche tutti gli amici e le amiche del circolo Terracorta di Collegno, speriamo di aver lasciato loro un bel ricordo. E soprattutto grazie a tutti i compagni e le compagne di Torino che hanno reso possibile la Festa.

Usciamo da questi tre giorni di discussione confermando il nostro impegno contro l’autonomia differenziata, in ogni sua forma e per gli effetti che essa determina non soltanto nella scuola ma nell’idea stessa di stato sociale pubblico, universale e solidaristico. Per questo aderiamo e parteciperemo alla assemblea autoconvocata del 7 luglio.

Abbiamo preso l’impegno a partecipare alla costruzione dello sciopero per il clima del 27 settembre, condividendo la lettera ai lavoratori e alle lavoratrici del movimento FridayForFuture che qui pubblichiamo. Nei prossimi mesi, come abbiamo fatto per lo sciopero delle donne dell’8 marzo, lavoreremo, dentro e fuori dalla Cgil, per costruire lo sciopero nei posti di lavoro, informare i lavoratori e costruire consapevolezza su un tema non più rinviabile e che chiama in causa il sistema stesso della nostra economia e del nostro modello produttivo capitalistico, tutto centrato sul profitto e lo sfruttamento del lavoro e della terra.

Nei prossimi mesi ci aspettano anche vertenze contrattuali importanti, a cominciare da quella dei metalmeccanici. Incalzeremo la Cgil sul tema del salario minimo, convinti che non si possa ignorare il fallimento delle politiche salariali degli ultimi anni, ma al tempo stesso che non si possa cadere nella fin troppo facile illusione che questo, come qualunque altro governo, ci regali niente (leggi l’articolo su il manifesto del 2 luglio di Massimo Franchi). Il disegno di legge dei 5S ha il merito di porre all’attenzione una questione salariale non più rinviabile, ma non può essere affrontata in modo semplicistico o sommario, né tanto meno ideologico: il punto non è solo essere contro o a favore di questo disegno di legge, perché, da un lato, credere che il governo ci regali l’aumento dei salari in assenza di una mobilitazione dai posti di lavoro è folle, dall’altro, lo è altrettanto opporsi a prescindere e difendere l’attuale modello salariale perché ha palesemente fallito. Di fronte a tanti ccnl da meno di 9 euro l’ora (tanti firmati dalla stessa Cgil) e, in generale, di fronte a una stagione contrattuale che in nessuna categoria è riuscita a difendere le condizioni salariali (nemmeno in quelle più forti dell’industria), la propaganda politica rischia di travolgerci e di usare la rivendicazione giusta di un salario minimo come strumento per portare, però, a termine l’obiettivo della disintermediazione. Crediamo che, per non restare schiacciati, la strada passi dal riconoscere il fallimento di politica salariare di ultimi anni e rilanciare una vertenza generale e radicale per riconquistare contratti veri e scardinare tutte le gabbie che via via abbiamo accettato in questi anni, a partire dall’IPCA e dal welfare contrattuale. Fare questo con Cisl e Uil è francamente improbabile (tanto meno nei metalmeccanici con Fim e Uilm), per questo la condizione per noi sarebbe quella di rompere la gabbia burocratica unitaria quasi a tutti i costi con i vertici di Cisl e Uil, ricostruire i rapporti di forza, dove è possibile unitariamente ma dal basso, e tornare a lottare per riconquistare i nostri diritti, consapevoli che nessuno ci regalerà niente senza mobilitazioni. Non aspettiamoci che sia il governo a alzare finalmente i salari, come non ha abrogato la legge Fornero (lo stesso governo, peraltro, che, tutto ugualmente responsabile, arresta Carola e blocca i migranti al largo delle nostre coste).

La Festa è stato anche il momento per la nostra prima assemblea femminista. Usciamo da questa discussione cariche, forti, solidali e determinate a considerare il tema delle condizioni di lavoro, della salute e sicurezza e della contrattazione anche da un punto di vista di genere e rilanciare la lotta contro ogni discriminazione e per lo sciopero delle donne (leggi la relazione introduttiva di Eliana Como). Convinte anche di costruire e conquistarci un nostro spazio, quello di #RibelleCiao!, anche dentro l’area, fuori da stereotipi e modelli relazionali, che non necessariamente ci appartengono.

Infine, tutte e tutti, infine, ci stringiamo attorno ai lavoratori e alle lavoratrici che subiscono la repressione del decreto sicurezza nelle lotte davanti ai cancelli delle fabbriche e naturalmente alla capitana Carola. Bisogna opporsi alla politica razzista e reazionaria del governo. Siamo consapevoli che la Cgil, come altre forze democratiche, possa rappresentare un argine a questa deriva, ma soltanto nella misura in cui recuperi credibilità su tutti quei temi di politica economica e sociale (pensioni, salario, diritti, stato sociale), abbandonati da larga parte della sinistra in questi anni, su cui in tutta Europa la destra sta costruendo in modo propagandistico il proprio consenso, alimentando una guerra tra poveri che non fa che dividere e indebolire il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici.

Qui, le bellissime foto che ha fatto per noi il compagno Alberto Pian.

#RiconquistiamoTutto! – l’opposizione in Cgil

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