Precari della scuola: una parziale riduzione del danno, la necessità di una nuova stagione di lotte.

Sull'accordo sindacati-MIUR del 11 giugno, conseguente all'intesa del 24 aprile

Nella giornata di martedì 11 giugno si è tenuto presso il MIUR l’incontro tra il ministro Bussetti e le federazioni di categoria di Cgil Cisl e Uil, insieme allo Snals ed alla Gilda. È stata confermata la volontà di stabilizzare 24000 docenti tramite un concorso straordinario con modalità semplificate e di inserirne altri 24000 nelle seconde fasce delle graduatorie d’istituto aprendo loro un percorso abilitante speciale (PAS) come nel 2013. Il requisito fondamentale per partecipare a tali percorsi sarebbe avere almeno tre annualità di servizio, ma potrebbero parteciparvi anche dottorandi di ricerca e docenti già in possesso del ruolo. Questo accordo è stato magnificato, sia da parte del Miur sia dai sindacati firmatari, come una vittoria della strategia del dialogo e della collaborazione, come un risultato dell’Intesa del 24 aprile e quindi della revoca dello sciopero del 17 maggio. A nostro parere non è questo il quadro ed il risultato.

Quella del precariato scolastico è una vera e propria emergenza sociale: più di centomila docenti che ogni anno si vedono rinnovare contratti dalla durata annuale o anche minore, in quanto sono strutturalmente chiamati a coprire posti vacanti e supplenze di lungo periodo. Sono cioè insegnanti che lavorano tutti gli anni nella scuola, talvolta ad intermittenza, spesso assunti a settembre e licenziati a giugno. In ogni caso cambiano ripetutamente istituti, danneggiando la continuità del lavoro didattico e la qualità dell’apprendimento di centinaia di migliaia di studenti, oltre che le loro condizioni di lavoro e di vita. Una piaga da tempo denunciata non solo dai sindacati e dalla loro azione, ma anche dalla mobilitazione di numerosi comitati e associazioni, dopo che una prolungata politica di moltiplicazione del precariato strutturale da parte dei passati governi di centrodestra e centrosinistra ha moltiplicato esponenzialmente lesioni dei diritti, contraddizioni normative e confusione nei percorsi di reclutamento. Spesso contrapponendo precari contro precari (SISS, PAS, TFA, seconda e terza fascia, diplomati magistrali dentro e fuori le GAE, ecc). In questa quadro, da tempo la pressione sociale e politica per affrontare e risolvere la questione è andata crescendo nel paese, in particolare dopo le sentenze della Corte costituzionale sui diplomati magistrali che hanno rilanciato squilibri e diseguaglianze nel settore. Così negli ultimi anni si sono moltiplicate anche le aspettative politiche e le promesse elettorali, in particolare da parte di quei soggetti oggi al governo che si presentano come forze di rottura nella gestione delle precedenti politiche neoliberiste: illusoriamente dalla parte del lavoro e del popolo, in realtà sempre dalla parte dei padroni, a difesa di questo sistema di sfruttamento. Una proposta di soluzione della questione del precariato era quindi nella logica della situazione e dei tempi. Quello che è da valutare è la concreta soluzione offerta dall’accordo.

La stabilizzazione di circa 24000 docenti ed il passaggio in seconda fascia delle graduatorie d’istituto di altri 24000 rappresenta indubbiamente una “riduzione del danno”. Rimangono comunque evidenti criticità. Le possibili nuove assunzioni tramite concorso andrebbero a coprire soltanto le circa 50mila posizioni lasciate vacanti dai pensionamenti (compresa la cosiddetta quota 100), senza intaccare ogni la strutturale mancanza di docenti nella scuola pubblica. Servirebbe un vero piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni (anche pluriennale) per coprire le necessità immediate e i posti vacanti, come minimo raddoppiando (se non triplicando) le previsioni di assunzione avanzate dal governo. Invece è stata definita una proposta solo parziale ed esplicitamente una tantum, che nei prossimi anni rischia di perpetuare l’esistenza di una fascia di precariato strutturale nella scuola, costantemente rinnovata da carenze di organico non risolte. Inoltre, i previsti percorsi abilitanti sono come al solito a carico degli stessi lavoratori e delle stesse lavoratrici: un costo non indifferente, di svariate migliaia di euro, che costituisce un drenaggio non di poco conto per le tasche di migliaia di docenti precari già colpite da salari inadeguati (il confronto con la media europea è purtroppo noto a tutti). L’accordo si configura quindi come una misura provvisoria e insufficiente, perché mantiene e rinnova il problema del precariato strutturale della scuola italiana.

Non bisogna poi dimenticare che non è stato fatto un passo indietro da parte del governo e del Miur nei confronti del progetto di Autonomia differenziata, che rischia di costituire un attacco senza precedenti alla pubblica istruzione di ogni grado. Non solo, come abbiamo più volte ripetuto, l’Intesa del 24 aprile sul punto e quanto mai generica, senza offrire concreti elementi di contrasto alla regionalizzazione prevista dalle bozze di intesa del governo con le Regioni (diversificazione di caratteristiche centrali dell’offerta educativa, come il rapporto studenti/docenti; flessibilità locale dei programmi; organici regionali; differenziazione stipendi, orari e compiti dei docenti). Il modello applicato ad esempio in Trentino-Alto Adige, con l’aumento dello stipendio di poche centinaia di euro ai docenti in cambio di ore e disponibilità in più a settimana, potrebbe rappresentare per alcune realtà una soluzione strutturale del precariato: si aumenta l’orario di lavoro di alcuni per eliminare migliaia di cattedre  e supplenze che ogni anno, soprattutto nel nord Italia, vengono ricoperte da insegnanti precari, buona parte dei quali provengono dal meridione (Milano, dove più di diecimila tra cattedre e posti di sostegno sono occupati da docenti di terza fascia, ne è un esempio lampante).

Il balletto elettorale ed i giochi interni alla maggioranza hanno escluso dal Decreto Crescita (previsto per la fine di giugno) l’inserimento dei punti raggiunti dall’accordo sulla stabilizzazione dei precari (che in ogni caso, per esser concretizzati, hanno bisogno di esser definiti da un provvedimento normativo). I battiti d’ala e le ripicche tra i due dioscuri del governo hanno per il momento intralciato la stabilizzazione parziale di decine di migliaia di precari, mentre altri punti all’interno del Decreto Crescita, come il salvataggio delle banche (come la Banca Popolare di Bari e Carige), o lo sblocco delle opere, sono passati all’unanimità.

Consapevoli della natura profondamente reazionaria di questo governo, e dei partiti che lo compongono, siamo sempre più convinti che l’adesione della Flc-Cgil allo sciopero del 17 maggio sarebbe stata doverosa. L’intesa del 24 aprile, infatti, come abbiamo visto affronta solo parzialmente ed una tantum il problema del precariato strutturale della scuola (senza toccare quello degli altri settori della conoscenza); prospetta aumenti salariali ingabbiati dall’IPCA (un indice parziale dell’inflazione, quindi senza nemmeno una piena difesa del potere d’acquisto degli attuali stipendi, gravemente insufficienti, e ancora una volta senza nessun recupero di quanto perso nei lunghi anni del blocco contrattuale); non offre alcuna certezza neanche su questi scarsi aumenti (non avendo modificato il DEF approvato solo pochi giorni prima), legando il loro destino ad una prossima legge di bilancio sempre più improbabile, tra diktat europei e mirabolanti promesse elettorali; non contrasta concretamente il processo di regionalizzazione proposto e oggi rilanciato dal risultato del voto europeo per Salvini.

Siamo cioè sempre più convinti che solo l’apertura di una grande stagione di lotte potrà dare una risposta di ampio respiro alle decine di migliaia di insegnanti precari che garantiscono ogni anno il funzionamento delle nostre scuole, ottenere un reale aumento dei salari e difendere concretamente il diritto universale all’istruzione. Per questi obbiettivi continueremo ad impegnarci, nella FLC e nei posti di lavoro, a partire dalla prossima assemblea nazionale contro la regionalizzazione, lanciata da molte decine di associazioni, comitati e coordinamenti, che si terrà a Roma il prossimo 7 luglio.

#Riconquistiamotutto nella FLC

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