Due comunicati: la disfida del bonus scuola.

di Luca Scacchi (Dir. naz. FLC - CGIL)

Una riflessione su due opposte letture, da parte dei sindacati firmatari e del MIUR, su uno dei punti politicamente cruciali dell’ipotesi di rinnovo contrattuale per la scuola.

Venerdì 9 febbraio è stata siglata dalle rispettive categorie di CGIL-CISL-UIL l’ipotesi di rinnovo contrattuale del comparto istruzione e ricerca (scuola, università, ricerca e Afam). Come ovvio per un contratto nazionale di categoria che ricade su un milione e duecentomila persone, come naturale per un accordo comunque controverso e con evidenti criticità, subito si è accesa un’ampia discussione sui suoi contenuti e sulla loro valutazione. Nelle scuole, nelle università, nei vari enti e istituti, come anche nel web,

Come area congressuale della FLC, come OpposizioneCgil, ci siamo espressi con un giudizio molto chiaro e sostanzialmente negativo sin dalla serata di venerdì.

Oggi però si è aperto un confronto a distanza su uno dei punti che riguardano la scuola e che sono politicamente più delicati del contratto stesso: il cosiddetto bonus docente. Un punto politicamente cruciale perché questo istituto era stato introdotto dalla cosiddetta “Buonascuola” e ne rappresentava in qualche modo l’essenza. La legge 107 infatti dava vita ad una nuova voce salariale variabile, individuale e sostanzialmente premiale (“per la valorizzazione del merito del personale docente”, come recita testualmente l’incipit del comma 126 dell’art. 1 della legge e come è ribadito, ad abundantiam, dal successivo comma 128 “destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria”). Inoltre, stabiliva che il bonus fosse distribuito direttamente dal Dirigente scolastico, sulla base di criteri stabiliti da un Comitato di valutazione, ma con ampi margini discrezionali (il comma 127, infatti, precisava che “Il dirigente scolastico, sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti, (…), assegna annualmente al personale docente una somma del fondo di cui al comma 126 sulla base di motivata valutazione): tant’è che nella maggior parte delle scuole nessuno ha potuto in questo periodo verificare come e perché questi fondi sono stati distribuiti, essendo atti nella piena disponibilità dei docenti.
Il bonus rappresentava e rappresenta, insomma, il cuore della 107, perché da una parte si introduce una differenziazione salariale competitiva tra i docenti, dall’altra si assegnano per la sua distribuzione poteri discrezionali al preside-sceriffo, l’uomo solo al comando nella scuola (secondo la narrativa renziana).

Nella giornata di oggi è uscito un comunicato di FLC CGIL, Cisl Scuola, Uil Scuola RUA, che ha sottolineato quella che secondo loro è una delle più significative vittorie di questo rinnovo contrattuale. Ne riportiamo, a scanso di equivoci, le esatte parole.
Le risorse residue del bonus vengono ripartite secondo parametri definiti a livello di contrattazione integrativa nazionale. Le medesime risorse residue del bonus sono poi soggette alla contrattazione di scuola che contratterà i criteri generali per determinare i compensi. Non vi è nessuna valutazione dei docenti ma una valorizzazione del lavoro svolto al pari della valorizzazione che si consegue con il Fondo dell’Istituzione Scolastica. Il Dirigente Scolastico contratterà con la parte sindacale e le RSU le attività da compensare e necessariamente gli importi da attribuire. Su questa base il DS, come avviene esattamente per il FIS, secondo principi di trasparenza, emetterà i mandati individuali (le persone che beneficiano del bonus saranno individuate necessariamente dal Dirigente Scolastico, come con il FIS, sulla base delle attività svolte). Il Comitato di valutazione indicherà i suoi criteri che si arricchiranno del passaggio della contrattazione d’istituto. Contrariamente a quanto avvenuto finora anche il personale supplente beneficerà degli importi derivanti dal bonus che non “premia” nessuno ma “valorizza” il lavoro svolto. Il Contratto, mettendo fine all’epoca delle elargizioni unilaterali, ha restituito alla contrattazione la competenza a discutere e decidere su tutte le voci retributive destinate ai lavoratori, quale ne sia la provenienza.”

Nelle stesse ore, però, è girata anche  un’interpretazione su questo punto da parte del MIUR (il ministero che rappresenta il “mandante” politico e istituzionale della controparte che ha siglato quel contratto, l’Aran). Anche, qui, a scanso di equivoci, ne ripartiamo le esatte parole.
Nessun dimezzamento della valorizzazione del merito delle e degli insegnanti e ad assegnare il cosiddetto bonus per i docenti previsto dalla legge 107 del 2015, che ha riformato il sistema di istruzione, saranno sempre i dirigenti scolastici. Cosa cambia, dunque, con il rinnovo del contratto siglato il 9 febbraio mattina? Poiché l’articolo 40 del decreto legislativo 165 del 2001 fa rientrare tra le materie di contrattazione anche la valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione dei premi, il testo siglato venerdì scorso, che, va ricordato, è il primo rinnovo che arriva dopo l’approvazione della legge 107, prevede che le scuole contrattino i criteri generali per la determinazione dei compensi previsti dal cosiddetto bonus dei docenti. Quindi non i criteri valutativi, ma i criteri per la determinazione del suo ammontare: ad esempio, il dirigente scolastico e la parte sindacale potranno convenire, in sede di trattativa, di prevedere un valore economico minimo o massimo per il premio individuale. Quelli inseriti nel rinnovo contrattuale sono dei principi di trasparenza che mirano a rafforzare e non a indebolire l’istituto del bonus che, anzi, entra a regime. Resta ferma, poi, la procedura prevista dalle legge 107 del 2015 per la determinazione dei criteri per la valutazione (è previsto un apposito comitato per la valutazione) che non sono soggetti a contrattazione, nonché la competenza del dirigente per l’individuazione dei docenti meritevoli. L’importo disponibile per il bonus passa da 200 milioni annui a 160 milioni a regime (130 milioni solo nel 2018), pari all’80% di quanto riconosciuto sino ad oggi. Ma potrà crescere, anche superando il valore di 200 milioni, con le contrattazioni future, anche grazie alla costituzione di un unico fondo nel quale confluiscono tutte le risorse accessorie, introdotto all’articolo 39-bis del nuovo contratto”.

Due interpretazioni abbastanza diverse, per non dire contrapposte.
Secondo gli uni “il Dirigente Scolastico contratterà con la parte sindacale e le RSU le attività da compensare e necessariamente gli importi da attribuire” e “su questa base il DS, come avviene esattamente per il FIS, secondo principi di trasparenza, emetterà i mandati individuali…Un bonus qundi che non “premia” nessuno ma “valorizza” il lavoro svolto”.
Secondo gli altri il nuovo ccnl prevederebbe solo che “le scuole contrattino i criteri generali per la determinazione dei compensi previsti dal cosiddetto bonus”, ed in questo quadro “resta ferma, poi, la procedura prevista dalle legge 107 del 2015 per la determinazione dei criteri per la valutazione (è previsto un apposito comitato per la valutazione) che non sono soggetti a contrattazione, nonché la competenza del dirigente per l’individuazione dei docenti meritevoli”, nel quadro di una “valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione dei premi, secondo l’articolo 40 del decreto legislativo 165 del 2001″.

Ora, la verità di un contratto è determinato dalla dinamica reale e dai rapporti di forza concreti. Non si limita a quello che è interpretato da una o da entrambe le parti contraenti, ma dipende soprattutto da quello che succederà concretamente nei posti di lavoro e nella dinamica reale delle cose. (Anche per questo, sia detto sommessamente e tra parentesi, sono e sono stato profondamente contrario all’accordo del 10 gennaio 2014, il Testo unico sulla rappresentanza, che intende legare le mani proprio alla parte più debole, il lavoro, vietando con l'”esigibilità”di migliorare e spostare gli equilibri contrattuali nel corso della sua successiva implementazione reale).

Però, certamente, nella valutazione di un rinnovo contrattuale, al piede di partenza di una verità contrattuale che si dispiegherà nella realtà, c’è un testo. Vediamo allora questo testo.

La questione del bonus è normata in particolare dall’articolo 39-bis, con alcuni elementi presenti nell’articolo 22 (rispettivamente pagina 52 e seguenti e pagina 34 e seguenti dell’ipotesi di contratto). Riassumiamo per punti quello che si dice nel testo.

  1. I fondi del bonus (quelli previsti dal comma 126 dell’art 1 della legge 107), pari a 200 milioni di euro anno, andranno a convergere nel nuovo “Fondo di miglioramento dell’offerta formativa” (art 39-bis dell’ipotesi contrattuale, comma 2, lettera a), eccetto che 70 milioni per il 2018, 50 milioni per il 2019 e 40 milioni a regime (art 39-bis, comma 3). Indi poscia, rimangono al bonus 130 milioni per il 2018, 150 milioni per il 2019 e 160 milioni dal 2020, a regime (cioè da lì in poi): cioè il contratto prevede che a regime l’80% del bonus rimarrà finalizzato a valorizzare il personale docente.
  2. Tali fondi, almeno in questa quantità, rimangono infatti finalizzati a questo scopo (art 39-bis, comma 2 a e per sicurezza anche incipit comma 4 e lettera g).
  3. Di più: la finalizzazione alla valorizzazione del personale docente è, secondo l’ipotesi di ccnl, espressamente da prevedere “ ai sensi dell’art. 1, commi da 126 a 128, della legge n. 107/2011 (art 39-bis, comma 4 e in particolare lettera g). I commi dal 126 al 128 sono esattamente quelli ricordati all’inizio di questo articolo, quelli che prevedono “la valorizzazione del merito” del personale docente (del merito, non del lavoro!), secondo una procedura in cui si prevede ampia discrezionalità per il Dirigente scolastico nell’assegnazione del bonus (il comma 127, che non riguarda altro, è espressamente ricordato dal comma 4 lettera g dell’ipotesi di CCNL).
  4. La contrattazione nazionale del bonus è limitata ai “criteri di riparto del fondo” per il miglioramento dell’offerta formativa (art 22, comma 4, punto a5), in particolare al riparto tra le singole istituzioni scolastiche (come ricordato dal successivo art. 39-bis, comma 7), sulla base di precisi parametri: numero di punti di erogazione del servizio; dotazione organica; aree soggette a maggiore rischio educativo; ulteriori parametri dimensionali e di struttura utili per tenere conto della specificità e della complessità di particolari tipologie di istituzioni scolastiche ed educative, ecc.
  5. La contrattazione in ogni scuola del bonus, da parte delle RSU, è limitata (art 22, comma 4, punto c4) ai “criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale, ivi compresi quelli riconosciuti al personale docente ai sensi dell’art. 1, comma 127, della legge n. 107/2015”;

In conclusione, dalla lettura testuale dell’ipotesi di contratto, non sembra quindi peregrina l’interpretazione del Ministero, che riafferma che la procedura di assegnazione del bonus, nell’ambito della nuova contrattazione dei criteri generali con la RSU di scuola, rimane comunque discrezionale e non trasparente, oltre a mantenere la sua finalizzazione “premiale” (valorizzazione del merito), come previsto dai commi dal 126 al 128 dell’art. 1 della Legge 107, richiamati esplicitamente nell’ipotesi contrattuale. Cioè, e soprattutto, come abbiamo sottolineato sin dall’inizio della nostra valutazione su questa ipotesi di ccnl, non solo le cifre dei fondi del bonus dirottati sulla componente fissa del salario accessorio (RPD –  Retribuzione Personale docente) non toccano mai il 50% (a regime si limitano ad un 20%), ma l’80% dirottato nel nuovo fondo “MOF” ingloba nella contrattazione i principi premiali (relativi al merito) previsti della 107, non incidendo nella sostanza sulla procedura ed i poteri discrezionale dei dirigenti scolastici.

Con questa base testuale, qualunque reale contrattazione del bonus sarà quindi per noi molto difficile. Di più. Con questo rinnovo si rischia di archiviare la battaglia contro questo elemento della 107 (l’abbiamo contrattualizzato, che serve fare di altro?) e, non solo, di diffondere nello stesso contratto quella logica di competizione tra i lavoratori e le lavoratrici che in questi anni abbiamo cercato di combattere.

Per questo, o meglio anche per questo, abbiamo valutato negativamente quell’ipotesi contrattuale. Invitiamo quindi per questo, o meglio anche per questo, tutti e tutte a votare no a questo rinnovo negli organismi dirigenti dei propri sindacati, nelle assemblee e nella consultazione referendaria che speriamo, e chiederemo, che in ogni caso venga organizzata.

Luca Scacchi

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