Mobilità scuola: rallentamenti e realizzazioni della 107.

Continua la lenta ma progressiva applicazione della Buonascuola.

In due contratti integrativi si limita per un anno caos e assoluta discrezionalità dei Dirigenti, ma si implementa la chiamata per competenze.

Martedì 11 aprile a tarda notte, dopo una lunghissima trattativa, sono stati siglati due CCNI (contratti nazionali integrativi): il primo sulla mobilità (il trasferimento dei docenti e del personale A.T.A da una sede all’altra), il secondo sul passaggio da ambito a scuola (la nuova procedura che regola l’inserimento in ruolo dei docenti: non più sul singolo istituto scolastico attraverso una graduatoria oggettiva, ma in un’area territoriale da cui poi si è scelti dalle singole scuole attraverso una “chiamata per competenze”). E’ la conclusione dell’intesa politica siglata alla fine dello scorso anno dalla nuova ministra Fedeli (29 dicembre 2016), che ha visto gli stessi soggetti firmatari di allora (FLC-CGIL, CISL, UIL e SNALS).

Nell’accordo complessivo, che conferma gli assi di quattro mesi fa, si conquistano alcuni passi avanti rispetto alla disastrosa gestione dei trasferimenti dello scorso anno. In particolare due gli aspetti positivi nel primo CCNI (quello sulla mobilità): viene cancellato il vincolo di permanenza triennale introdotto con la cosiddetta Buonascuola (permettendo così di risolvere le migliaia di assegnazioni più o meno casuali dello scorso anno, vere e proprie deportazioni lungo tutta la penisola); tutti i docenti possono chiedere di essere assegnati direttamente ad alcune scuole oltre che agli ambiti (tenendo così in vita ancora per poco questo sistema, che evita la valutazione per competenze). In un’unica domanda (in un unico passaggio, non in complicati step diversi come lo scorso anno), si potrà quindi indicare 15 preferenze (5 scuole e 10 ambiti), sia per trasferimenti provinciali o interprovinciali, sia per la mobilità professionale (cioè il passaggio ad ordini di scuola diversi). L’accordo ottiene quindi tre risultati: rallenta l’applicazione del nuovo sistema di ingresso in ruolo (chiamata diretta per competenze), limitandone la portata; permette di contenere i disastri dell’algoritmo dello scorso anno; reintroduce una procedura unica, senza divisioni e differenziazioni nel corpo docente. Tutto questo, ovviamente, ha un prezzo: la temporaneità. Il CCNI ha infatti la durata di un solo anno (a.s. 2017/2018), ed è pensato esplicitamente dal MIUR come strumento di passaggio, un ponte attraverso cui transitare per arrivare alla piena applicazione della Legge 107 nei prossimi anni (scomparsa per tutti della titolarità di scuola, per passare unicamente all’ambito e quindi attraverso le forche caudine della chiamata diretta).

I problemi emergono quindi con evidenza nel secondo CCNI, quello sulle chiamate per competenza. Per chi infatti non riesce a trasferirsi direttamente su scuola (assenza di posti nelle preferenze indicate o neo-immessi in ruolo), l’assegnazione è in primo luogo all’ambito e sono le singole scuole che scelgono i docenti (non esistendo più graduatorie oggettive per punteggi di anzianità e titoli). Il contratto integrativo regola quindi, per la prima volta, le modalità e le procedure di questo passaggio. Due i nodi a cui ci si trova di fronte: da una parte i criteri che la scuola ha a disposizione per scegliere questo e quest’altro docente; dall’altro il soggetto che effettua questa scelta e la procedura attraverso cui la si attua. Su entrambi i nodi, l’accordo pone delle limitazioni: da una parte la scuola non può liberamente individuare propri criteri, ma deve sceglierne 6 da una lista nazionale di 18 titoli o esperienze professionali; dall’altra a scegliere non è il Dirigente Scolastico in perfetta solitudine, ma è necessaria una deliberazione del Collegio docenti. Osservando il dettaglio tecnico di queste limitazioni, però, la loro portata sbiadisce alquanto.

In primo luogo l’elenco dei 18 criteri presenta comunque titoli con ampi margini di discrezionalità (ad esempio 1.Ulteriori titoli di studio coerenti con le competenze professionali specifiche richieste; 4.Dottorato di ricerca coerente le competenze professionali specifiche richieste; 7.Master universitari di lA e IlA livello ..coerenti con le competenze professionali specifiche richieste; 8.Pubblicazioni su tematiche coerenti con le competenze richieste) e esperienze che permettono di selezionare specifici profili (ad esempio 1.Insegnamento con metodologia CLIL; 6.Tutor per alternanza scuola/lavoro; 7.Animatore digitale; 9.Referente/coordinatore orientamento e/o valutazione). Il punto cioè è che la singola scuola non vede più assegnarsi i docenti sulla base di una graduatoria oggettiva (di anzianità e merito), ma ha margini per scegliere docenti ad essa omogenei. Il corpo docente viene cioè progressivamente selezionato dai diversi istituti, portando inevitabilmente ad ampliare strutturalmente le divergenze tra le diverse scuole. Viene cioè qui intaccato quello che è un elemento centrale del sistema scolastico nazionale del nostro paese, che ha sin qui limitato le differenze sociali e di classe tra scuola e scuola.

In secondo luogo, il Dirigente Scolastico mantiene un significativo controllo di tutto il processo di chiamata. Secondo il CCNI, è lui che formula la proposta al Collegio docenti, è lui che “individua sino a un massimo di sei titoli ed esperienze”. Se il collegio non approva le sue proposte, dopo sette giorni il DS ha il potere di adottarle autonomamente. E’ lui, e solo lui, che “opera un esame comparativo delle candidature e individua il docente cui effettuare la proposta”: un potere discrezionale importante, soprattutto di fronte a titoli uguali o equivalenti (come scegliere fra un candidato che ha due criteri dei sei previsti ed un altro che ne ha altri due?).

Le limitazioni introdotte dal secondo CCNI appaiono quindi più formali che sostanziali: da una parte alla scuola rimangono ampi margini nel scegliere i propri docenti (dandogli la facoltà di individuare specifiche figure o ampia variabilità di titoli di studio), dall’altra Dirigente mantiene ampi spazi di potere nel processo di chiamata.

Nel complesso, allora, i due CCNI configurano un accordo insufficiente e pericoloso, perché pur limitando temporaneamente la 107 costituiscono di fatto uno scivolo che ne facilita la progressiva implementazione. L’assenza di significativi scioperi e mobilitazioni negli scorsi mesi, nonostante l’occasione della discussione sulle deleghe, non ha consentito di sfruttare la temporanea debolezza del governo (dopo la sconfitta del 4 dicembre, a cui il mondo della scuola e le grandi mobilitazioni degli scorsi anni hanno sicuramente contribuito): senza modifiche sostanziali e strutturali, con un governo nuovamente legittimato dalle urne (qualunque esso sia), l’anno prossima si rischia quindi una piena e coerente applicazione della Buonascuola.

Per questo riteniamo sbagliata la scelta della FLC CGIL di siglare entrambi i CCNI.  Per questo negli organismi dirigenti FLC, come nelle consultazioni in corso, chiederemo di non firmare il secondo CCNI.

In ogni caso, rimane necessario riprendere la mobilitazione, per sconfiggere sul campo l’applicazione della 107, contrastare le deleghe ed una piena implementazione della chiamata diretta dal prossimo anno. Per questo riteniamo necessario riprendere subito le mobilitazioni e gli scioperi, a partire dalle prossime prove INVALSI (inserite a pieno titolo nei percorsi valutativi della scuola con le deleghe recentemente approvate). Per un scuola pubblica e democratica, contro un modello competitivo che inserisce nuove divergenze fra le singole scuole e amplia le differenze sociali, bisogna continuare a battersi, ora e nel futuro.

Sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil

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