Mobilità: non mitighiamo la BuonaScuola, cancelliamola!

Sul recente accordo firmato da CGIL CISL UIL e SNALS: mitigare la BuonaScuola ne permette l’applicazione; riprendiamo le mobilitazioni per abrogarla!

Il panettone è servito: lo scorso 29 dicembre è stata firmata l’intesa politica alla base del prossimo contratto sulla mobilità delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola. Come nel contratto della mobilità per lo scorso anno scolastico, le questioni spinose sono state rimandate ad un ulteriore approfondimento e ad una definizione successiva, vedremo se si produrrà lo stesso pasticcio dello scorso anno.

La Flc-Cgil si è presentata alla trattativa con alcuni punti non negoziabili, il minimo sindacale per non rompere, che sono ben al di sotto delle aspettative delle tante e tanti lavoratori della scuola che hanno lottato contro la legge 107 nel 2015. Noi, come sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil, abbiamo votato contro questa impostazione nel direttivo nazionale: le resistenze, le evidenti contraddizioni e le palesi impasse che hanno segnato la scuola nei mesi scorsi (dall’alternanza al bonus, dalla confusione dei trasferimenti al pasticcio della chiamata diretta), abbinate alla vittoria del 4 dicembre ed al conseguente indebolimento strutturale del governo, avrebbero permesso di porsi ben altri obbiettivi. In primo luogo la sospensione di tutti i decreti previsti dalla 107, per arrivare infine alla cancellazione della BuonaScuola o almeno delle sue parti che abbiamo giudicato più gravi (a partire proprio dalle quattro che la Flc aveva individuato con la sua proposta referendaria: chiamata diretta, discrezionalità dirigenti nell’assegnare il bonus ai docenti, alternanza scuola-lavoro e finanziamenti privati). Per noi, cioè, la sconfitta di Renzi avrebbe consentito di riaprire la partita e presentarsi alla scadenza del contratto – quello della mobilità come pure il rinnovo del CCNL del comparto – con una piattaforma ben più coraggiosa, che chiedesse una procedura di assegnazione automatica dei docenti dagli ambiti alle scuole in base al punteggio della mobilità (calcolato in base ai titoli e all’anzianità di servizio).

L’impostazione della Flc-Cgil è stata diversa. Ha scelto di imboccare una linea di cogestione con il governo, apertamente rivendicata nell’inusuale cappello politico generale dell’accordo: “un primo tassello del percorso ….per ridefinire spazi di rapporto tra contrattazione e legge… (che).. inaugura una nuova logica di rapporti sindacali”. Lo ha fatto non solo con la firma di questa intesa, ma già prima con l’apertura di credito alla nuova ministra Valeria Fedeli, nei comunicati in cui ha sottolineato la possibilità di concordare il contenuto delle deleghe previste dalla legge 107. Una linea finalizzata a mitigare gli effetti della BuonaScuola, ma che nel contempo ne permette di continuarne l’implementazione nei prossimi mesi. La corregge, ma nel contempo la mantiene in vita e ne permette l’attuazione. In questo senso, il primo evidente limite dell’accordo è quello temporale: la sua durata è esplicitamente di un solo anno. Oggi il governo Renzi-fotocopia accetta quindi una correzione parziale ed esplicitamente temporanea della Legge 107, in un momento di sua massima debolezza, ma ottiene nel contempo di non aprire una revisione strutturale della Buonascuola.

Su questa linea, sui punti di caduta previsti nel direttivo, si è conclusa l’intesa di fine anno.
Il primo punto riguarda la possibilità per tutti i docenti di scegliere nella domanda di mobilità le scuole, oltre agli ambiti e le province. L’intesa prevede la possibilità di scegliere, all’interno di un massimo di 15 scelte totali, fino a cinque scuole in cui trasferirsi. Le altre scelte dovranno riguardare ambiti territoriali o province. Se si dovesse trovare posto in una delle cinque scuole scelte, si manterrebbe o si riacquisirebbe la titolarità su scuola, anziché su ambito territoriale. Se invece il posto in quelle scuole non ci dovesse essere, e qualora si fossero indicate altre scelte nella domanda, si andrebbe a finire in uno degli ambiti scelti, a disposizione della chiamata diretta da parte delle scuole o dell’assegnazione da parte dell’ufficio scolastico.
Il secondo punto prevede la valutazione paritaria per i servizi effettuati con contratti precari, che fino ad oggi valevano la metà, a quelli prestati in costanza di contratto a tempo indeterminato.
Il terzo punto riguarda il superamento al vincolo triennale di permanenza nella stessa provincia, per provare a porre rimedio alle deportazioni di lavoratori operate negli scorsi anni con le operazioni di mobilità coatta seguite all’approvazione della legge 107.

Questi tre punti permettono una parziale revisione delle regole attuali. Questi tre punti, però, mantengono in piedi, in alcune condizioni, l’elemento centrale della chiamata diretta: semplicemente questa non sarà discrezionale da parte del Dirigente scolastico, ma farà invece riferimento a requisiti che le scuole (magari con il coinvolgimento dei collegi dei docenti) potranno scegliere da una rosa definita a livello nazionale, per disegnare il tipo di docente da inserire nel proprio organico per tre anni. Il meccanismo dei requisiti è proprio quello che è stato applicato nell’A.S. 2015/16 e che si è rivelato per quello che è: uno strumento di ricatto per i docenti. Per arrivare nella scuola scelta infatti, bisogna dimostrare di possedere le caratteristiche richieste da quell’istituto, che possono essere corsi di formazione, competenze e disponibilità a svolgere compiti extradidattici (progetti, funzioni strumentali e quanto possa tornare utile), particolari competenze linguistiche o informatiche ecc. L’anzianità e i titoli che normalmente vengono valutati nelle procedure di mobilità passano in secondo piano. Durante l’anno scolastico in corso è tutto un fiorire di proposte di formazione a pagamento e di dubbio valore, che servono solo ad accumulare “requisiti” da poter poi spendere nelle procedure di mobilità. Inoltre questi docenti scelti dagli ambiti hanno diritto a rimanere nella scuola solo per tre anni, poi possono essere sostituiti se non graditi ai dirigenti scolastici. E, soprattutto, su un piano più generale e inerente alle “potenzialità de sistema scolastico per ridurre le disuguaglianze”, permette alle scuole di differenziarsi competitivamente tra loro, individuando un corpo docente omogeneo e diverso da quello degli altri istituti.

Anche dal punto di vista tecnico, quindi, si conferma una scelta ben diversa da quella di riaprire il conflitto con un governo pesantemente sconfitto e delegittimato dalle urne, per chiedere apertamente la non applicazione e abrogazione della legge 107. Sembra lontana la stagione in cui la Flc, anche in contrasto con la linea confederale della Cgil, aveva deciso di osteggiare con scioperi e manifestazioni l’approvazione della riforma, e poi di provare ad abrogarla per via referendaria. D’altronde non si vuole neppure mettere in discussione la pessima intesa del 30 novembre sul rinnovo del CCNL del pubblico impiego, che costituisce un’umiliazione per i lavoratori e le lavoratrici dal punto di vista economico, con la previsione di aumenti medi di 85 euro lordi, a fronte di una perdita di potere d’acquisto degli stipendi pubblici di oltre tre volte tanto nei sette anni di vacanza contrattuale, e una pericolosa accettazione di alcuni principi normativi introdotti dalla legge Brunetta e dalla buona scuola, primo fra tutti il collegamento tra le retribuzioni e la valutazione della produttività dei lavoratori pubblici, cui si aggiunge la possibilità per i dipendenti pubblici stessi di accedere a “forme di welfare che integrino le prestazioni pubbliche” (andando così contro il loro stesso lavoro).

Come sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil nella FLC crediamo invece che bisogna ripartire dal coinvolgimento e dalla mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, per arrivare all’abrogazione totale della legge 107 e per arrivare alla riconquista di un contratto che restituisca dignità al lavoro pubblico e ai diritti fondamentali che con il nostro lavoro contribuiamo a garantire. Per questo riteniamo importante l’appuntamento che i movimenti e le associazioni della scuola si sono dati per il prossimo 21 gennaio, in cui discuteranno di una piattaforma di lotta comune e delle prossime iniziative di mobilitazione. I sindacati devono scegliere da che parte stare, con i movimenti o a puntellare un governo nato già morto, rischiando di farsi travolgere con lui nella prossima fase.

Sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil nella FLC

 

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