Verso il congresso.

La risoluzione approvata al Coordinamento nazionale del Sindacatoaltracosa-Opposizione CGIL.

Per riprendere le lotte, per un’altra linea contrattuale, per un documento alternativo.

Venerdì 17 marzo 2017 si è riunito il Coordinamento nazionale dell’area congressuale Sindacatoaltracosa-Opposizione CGIL. Dopo un intenso dibattito, in cui sono intervenuti 18 compagni e compagne, è stato approvato la seguente risoluzione, a larghissima maggioranza con 5 astenuti. Leggi anche la relazione introduttiva di Eliana Como

Attraversiamo un periodo di grandi contraddizioni. Si aprono prospettive di lotta che talvolta sono chiuse da cocenti delusioni. Come, viceversa, pesanti arretramenti innescano reazioni inaspettate. Successi e sconfitte, quindi, si alternano e si sovrappongono. La vittoria contro il plebiscito costituzionale del 4 dicembre con la caduta di Renzi è sfociata nell’esecutivo fotocopia di Gentiloni. La grande manifestazione del 26 novembre e lo sciopero dell’8 marzo si sono sviluppate in un quadro di perdurante divisione delle mobilitazioni. La determinazione e il coraggio dei lavoratori e delle lavoratrici di Almaviva convivono con la loro solitudine e i 1666 licenziamenti. Il ritorno di episodi oscuri di repressione (l‘uccisione di Abdel Salam ad un picchetto e l’arresto del coordinatore SiCobas) ha visto un’immediata e radicale risposta, con l’esplosione di scioperi e mobilitazioni di protesta. La resa della FIOM nel contratto nazionale unitario è stata seguita da una vivace opposizione e dallo straordinario risultato del NO alla consultazione nelle grandi fabbriche. Questo tempo avrebbe bisogno, proprio per la sua complessità, di coerenza e determinazione da parte del gruppo dirigente della CGIL, che invece sta attraversando questa stagione riproponendo una linea incongruente e inconcludente, che aspira a un ritorno alla concertazione senza che nemmeno se ne diano le condizioni.
In primo luogo evitando di promuovere mobilitazioni generali: nessuno sciopero e nessuno sforzo di far convergere le lotte, né sulle vertenze contrattuali, né contro il Jobs act e le pensioni, ma, al contrario, la sottoscrizione di diversi accordi interconfederali sia sul modello contrattuale (con Confapi, Confartigianato e da ultimo con Confcommercio) sia sulla gestione delle crisi aziendali (a settembre con Confidustria).
In secondo luogo, concentrando la sua iniziativa su una campagna referendaria e sulla promozione della Carta dei Diritti, astratta dal conflitto, condotta solo sul piano propagandistico del porta-a-porta, dei social e del marketing. Una campagna, quella referendaria, particolarmente fragile, ancora di più dopo la caduta del quesito sull’art. 18, l’unico in grado di raccogliere un consenso di massa. Una campagna che forse oggi, per la paura del PD di andare ad un voto contro le politiche di Renzi, potrà risolversi nell’abrogazione temporanea delle leggi su voucher e appalti. Un’eventuale abrogazione che, però, non mette in discussione il Jobs Act ed il sistema della precarietà, dimostrando una volta di più l’insufficienza del percorso referendario e la necessità di una mobilitazione complessiva e radicale. Pur tuttavia, oltre che evidenziare la debolezza del governo e del PD, la reazione di Confindustria in merito alla possibile cancellazione dei voucher dimostra quanto i padroni temano anche le più piccole conquiste per l’effetto che possono avere sulla coscienza di classe.
In terzo luogo, non ultimo per importanza, perseguendo ostinatamente la politica contrattuale senza una linea confederale chiara, se non quella per cui si scambiano, quando va bene, pochi soldi (pochissimi nel caso dei metalmeccanici) e la tenuta dei minimi contrattuali con cedimenti inaccettabili su organizzazione del lavoro, orario, elementi normativi e diritti. Questo è avvenuto in tutti i contratti: nella chimica, nel commercio, nell’igiene ambientale, nei metalmeccanici, nelle assicurazioni, ecc, con smottamenti qui e là sui turni e straordinari, sull’orario di lavoro, sui meccanismi per fruire della 104, sulla durata dei contratti, sul recupero dell’inflazione e con l’introduzione quasi per tutti della sanità integrativa (ovviamente privata) e del welfare contrattuale (componenti non salariali che decurtano gli aumenti complessivi e contribuiscono a disarticolare i sistemi pubblici universali esistenti). Una stagione quindi segnata dalla flessibilizzazione salariale e dall’incapacità di limitare il controllo padronale sulla prestazione lavorativa: una stagione che mette profondamente in discussione il ruolo stesso del contratto nazionale e al tempo stesso rischia di ingabbiare e indebolire, anche la contrattazione aziendale, come nei metalmeccanici.

In questa fase complessa abbiamo provato a sviluppare l’opposizione a questa linea della CGIL, resistendo di fronte alle involuzioni autoritarie che la hanno accompagnata, in particolare in una FIOM che si è progressivamente allineata alla maggioranza CGIL. Abbiamo così provato a mantenere aperta la battaglia classista in un sindacato ancora in grado di organizzare milioni di lavoratori e lavoratrici, sostenendo quei delegati/e e quei settori combattivi che intendono continuare a difendere interessi e diritti di classe. In questo tentativo abbiamo raccolto segnali importanti di consenso. La battaglia che abbiamo condotto in prima fila, in diversi comparti, contro le piattaforme e i rinnovi contrattuali proposti dalla direzione CGIL ha infatti più di una volta incontrato ed incrociato un senso comune diffuso tra i lavoratori e le lavoratrici, in particolare nei settori più centrali della classe, dandogli voce e forza anche dove non eravamo radicati. E’ questa in particolare l’esperienza nei metalmeccanici (40% di NO nelle aziende sopra i mille dipendenti) e nell’igiene ambientale (43% di NO nel settore pubblico, secondo i dati resi noti dalle stesse organizzazioni sindacali firmatarie). E’ questo lo sforzo che intendiamo riproporre in tutti i settori che stanno ora rinnovando il CCNL, dai pubblici alla scuola. le cui categorie della FP e della FLC non hanno messo in atto alcun tipo di iniziativa e di mobilitazione che rilanci la battaglia per un contratto che porti diritti e salario alle lavoratrici e ai lavoratori.

In questo contesto, si sta oggi avviando il percorso congressuale della CGIL. Un percorso segnato da una fragile unità di gestione: da una parte la ricomposizione con il gruppo dirigente FIOM (segnata dall’archiviazione della coalizione sociale, dalla piena accettazione del Testo Unico del 10 gennaio, dal rinnovo al CCNL, da un annunciato ingresso di Landini in segreteria confederale); dall’altra l’emersione di contraddizioni e indeterminatezze, se non vere e proprie linee di frattura, in questa stessa larga maggioranza (referendum costituzionale, rapporti con il governo, campagna referendaria CGIL, impostazioni salariali nei CCNL, successione della Camusso e equilibri delle segreterie, ecc). Un percorso che sta facendo comunque emergere, a partire dai primi lavori della Commissione sulle regole congressuali, alcuni punti significativi: lo Statuto non può esser modificato prima del congresso, il diritto di presentazione di un documento alternativo con il 3% dei sottoscrittori non è messo in discussione, come non è cancellato il diritto ad organizzare collettivamente il dissenso.

In questo quadro, il coordinamento nazionale dell’area sindacatoaltracosa-OpposizioneCGIL ribadisce l‘intenzione di presentare un documento alternativo al prossimo congresso della CGIL. In coerenza con il percorso di opposizione che abbiamo condotto in questi anni, un documento combattivo che definisca un’area con un’analisi, un programma e una prospettiva di classe, radicalmente alternativa a quella dell’attuale gruppo dirigente CGIL, intenzionata a contrastare la linea moderata della maggioranza CGIL come a sostenere autonomie e resistenze di classe nei luoghi di lavoro. Un documento nel contempo aperto alla convergenza con chi abbia maturato una rottura con questa maggioranza, contro la linea contrattuale e l’immobilismo sviluppato in questi anni. Per questo il coordinamento nazionale impegna l’esecutivo a definire un percorso di approfondimento e confronto sulla linea contrattuale della CGIL e l’impianto di un documento alternativo, organizzando ai primi di maggio un seminario nazionale, dedicando a queste tematiche la festa nazionale dell’Area (nel periodo estivo) e programmando in autunno un’assemblea nazionale di avvio della campagna congressuale. Contestualmente, il coordinamento nazionale impegna l’esecutivo a difendere la pari dignità dei documenti nel Regolamento congressuale, come l’agibilità del documento alternativo nel percorso congressuale, sempre a rischio di fronte alle involuzioni ed ai conflitti interburocratici della CGIL. Un percorso e una battaglia congressuale che non vivrà solo astrattamente, ma dovrà intrecciarsi con le esperienze concrete di lotta: con gli scioperi e le mobilitazioni per difendere in ogni caso diritti e salario, anche contro l’applicazione generalizzata del CCNL come nei metalmeccanici e in questi giorni alla Fincantieri di Palermo; con le assemblee e gli appuntamenti nazionali dei delegati e delle delegate, come quelli di Firenze dei metalmeccanici e dei pubblici e della scuola del prossimo 18 marzo a Bologna; con i movimenti contro il Jobs act, la Buonascuola di Renzi o altri provvedimenti antipopolari del governo, come all’assemblea del 21 gennaio a Roma promossa dagli autoconvocati; come con ogni movimento ampio e diffuso, a partire da quello internazionale femminista che ha portato alla manifestazione del 26 novembre e dell’otto marzo in tutta Italia. Perché siamo convinti che nei posti di lavoro e in CGIL oggi, ancor più che in passato, ci sia bisogno di chi prova a dare un’espressione organizzata a quel sentimento di rabbia contro la perdita di diritti, l’attuale condizione di vita e di lavoro, la precarietà e lo sfruttamento sempre più diffusi tra le lavoratrici e i lavoratori.

Bologna, 17 marzo 2017

Coordinamento Nazionale
sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil

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