Direttivo FP. Report riunione 15 febbraio 2017.

Resoconto del Direttivo Funzione Pubblica su contratto, testo unico e 8 marzo.

La riunione del Comitato Direttivo nazionale della FP del 15 febbraio scorso si è svolta in contemporanea con il confronto con il Governo a Palazzo Vidoni sulle modifiche al Testo Unico sul pubblico impiego (Decreto Legislativo 165/2001 e successive integrazioni e modifiche), propedeutiche all’apertura dei rinnovi contrattuali, in relazione all’accordo del 30 novembre, e ha quindi avuto questo tema al centro delle relazioni introduttive e del dibattito.

L’emanazione di un Decreto del Governo su tali modifiche era prevista per la riunione del Consiglio dei Ministri del successivo venerdì 17. In realtà il Governo ha poi deciso per un rinvio, limitandosi quel giorno ad un ennesimo provvedimento sull’inasprimento dei licenziamenti disciplinari nel pubblico impiego.

Una comunicazione iniziale di Michele Vannini, responsabile nazionale Area Contrattazione, ha informato sullo stato del confronto in atto mentre si era in attesa di poter visionare più approfonditamente i testi nell’incontro previsto nel pomeriggio. Le direttrici su cui si muove la FP nel confronto sono: un riequilibrio del rapporto tra legge e contrattazione, più spostato a favore di quest’ultima; modifiche al sistema di valutazione della performance individuale; modifiche sul sistema degli accessi, del reclutamento e sul precariato; modifiche al codice disciplinare. In particolare occorre apportare modifiche al D.Lgs. 165 negli articoli 2, 5 e 40. Dovrebbero essere cancellate le tre fasce (25 – 50 – 25) previste dal D.Lgs. 150/2009 (la Legge Brunetta) nella valutazione della performance ma rimarrebbe inalterato il punto dolente della norma per cui, dopo 2 valutazioni negative da parte del dirigente per 2 anni consecutivi, scatterebbe la possibilità di licenziamento. Sul precariato si aprirebbero spazi per concorsi riservati a chi abbia lavorato in qualsiasi forma per almeno 3 anni negli ultimi 8.

La comunicazione ha poi passato in rassegna lo stato dell’arte sui tanti tavoli contrattuali aperti nei settori privati: nella Sanità Privata (AIOP, ARIS, Don Gnocchi), nel SSAEP – Settore Socio Assistenziale Educativo Privato (AGIDAE, ANFFAS, UNEBA, ANASTE, Cooperative Sociali), negli Enti Locali (Federculture, Federcasa, Fabbricerie, FICEI), sulle code dei CCNL Igiene Ambientale (Utilitalia e FISE) su orario, pause, rappresentanza, ecc. Nell’insieme dei tavoli aperti nella Sanità Privata e nel SSAEP le controparti pongono come pregiudiziale al confronto l’innalzamento delle tariffe da parte delle Regioni. In diversi tavoli viene richiesto l’aumento dell’orario di lavoro.

La relazione di Serena Sorrentino, segretaria generale della FP, si è invece soffermata su una analisi del contesto del quadro politico e istituzionale, anche europeo, sulla necessità di interrompere il meccanismo dei tagli alle risorse e degli impedimenti agli investimenti pubblici che derivano dalle politiche UE, altrimenti la nostra contrattazione verrà giocata tutta in difesa. Si aprirà un confronto con il Governo verso l’emanazione del DEF, affinché lì vi siano impegnate le risorse necessarie all’attuazione dell’accordo del 30 novembre …

Nel dibattito sono intervenut* 3 compagn* (Alda Colombera, Matrio Iavazzi, Aurelio Macciò) dell’Area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL” di cui diamo qui una breve sintesi.

Intervento di Mario Iavazzi: La Segretaria con una metafora ha raffigurato la fase come una montagna, le controriforme al lavoro pubblico, che viene erosa dal mare. Apprezzo sempre l’entusiasmo, tuttavia mi pare che non corrisponda alla realtà se l’immagine vuole rappresentare un punto di vista di presunte riconquiste per i lavoratori, in particolare se il riferimento è l’accordo del 30 novembre scorso. Nell’ultimo decennio c’è stata una riduzione degli organici di più di 300mila lavoratori. Un salto di qualità negativo dei servizi pubblici, con un peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità dei servizi stessi, che non si recupererà con la fine delle politiche di blocco del turn over. E purtroppo nemmeno questo è all’ordine del giorno. Il mare, a mio parere, è quel sentimento sempre più diffuso tra i lavoratori contro chi quelle controriforme negli ultimi anni le ha prodotte. Il problema è che spesso la nostra Organizzazione piuttosto che seguire l’onda guarda da un’altra parte. Nella discussione di oggi il tema della costruzione dei rapporti di forza e della necessità di lottare è del tutto assente infatti. Sono tra quei compagni che non ha condiviso l’accordo del 30 Novembre. I passaggi più negativi saranno oggetto di trattativa al tavolo negoziale. Nel confronto sul Testo Unico ci sono aspetti importanti come l’ampliamento delle materie oggetto di contrattazione. Tuttavia anche su questi temi ci sono elementi molto pericolosi. In primo luogo la possibilità per le Aziende e gli Enti Pubblici di produrre atti unilaterali può mettere completamente fuori gioco il ruolo del Sindacato e delle RSU. Il vincolo del “pregiudizio di carattere economico” per procedere ad atti unilaterali non è davvero di poco conto. L’entusiasmo per aver rimosso le vergognose tre categorie brunettiane per premi e valorizzazione è solo in parte giustificato. Il resto della Legge 150 resta intatto, compresa la questione della valutazione delle “performances” dei dipendenti pubblici su cui andrebbe aperta una discussione rigorosa nella nostra Organizzazione. Sulla contrattazione nel privato la proposta di attendere un riscontro da CISL e UIL per capire le loro intenzioni sull’ipotesi di una mobilitazione a me pare raccapricciante. Non hanno alcuna intenzione di lottare sul serio, la CISL peraltro è in fase congressuale per il prossimo periodo e sappiamo che la sua categoria della Funzione Pubblica è senza gruppo dirigente. Promuovere le assemblee tra i lavoratori della Sanità Privata che attendono il rinnovo del Contratto da 10 anni e dirgli, dopo un anno che si sono interrotte nuovamente le trattative per il rinnovo con AIOP, mentre con ARIS di fatto non sono mai partite, che restiamo in attesa è semplicemente irresponsabile. Infine sull’8 Marzo sono già intervenute diverse compagne che hanno sostenuto le ragioni della proclamazione dello sciopero per quella giornata e sostengo pienamente le loro considerazioni. Mi parrebbe un’occasione persa se la nostra categoria, che si rivolge a un settore con un’ampia presenza di popolazione femminile, decidesse di non rappresentare questa richiesta che parte da un movimento così ampio e coinvolgente.

Intervento di Aurelio Macciò: Il contesto entro il quale avviene il confronto con il Governo è certo diverso dal tempo della fase più alta della stagione renziana, se misuriamo le differenze con quanto avveniva nel 2014. Ma sbaglieremmo a ritenere, come sento ripetere qui in diversi interventi, che il Governo è dovuto approdare a un confronto con le Organizzazioni Sindacali per via della nostra capacità di iniziativa. Piuttosto il Governo Renzi è pervenuto nell’ultimo anno a una debolezza sempre più manifesta a causa del perdurare della crisi e all’intreccio della crisi stessa con le conseguenze delle politiche liberiste e di austerità dell’UE, fino al risultato delle elezioni amministrative di giugno e poi a quello del referendum del 4 dicembre, con il venir meno della capacità di presa della “narrazione” renziana. Ovviamente sarebbe prematuro dare oggi un giudizio su un confronto in atto, quello che si sta sviluppando proprio in queste ore a Palazzo Vidoni. E naturalmente ben venga se ci saranno elementi migliorativi, pur parziali, su precariato e su un riequilibrio nel rapporto legge / contrattazione a favore di quest’ultima. Ma credo che ci siano limiti di ordine generale che permangono nella nostra azione contrattuale.
1. Gli effetti dell’accordo del 30 novembre su elementi fondamentali: a) Sul salario, perché la quantità di aumenti fissata a 85 Euro medi sono del tutto insufficienti e rappresentano meno di un terzo di quanto perso in questi 8 anni di blocco contrattuale in relazione alla crescita inflattiva. Peraltro di tali cifre continua a non esservi copertura negli stanziamenti ad oggi previsti. b) Il ricorso ad atti unilaterali delle Amministrazioni, quando “il perdurare dello stallo nelle trattative determini un pregiudizio economico all’azione amministrativa”, può essere esteso, direttamente o indirettamente, a quasi tutte le fattispecie della contrattazione. c) Continuerà a permanere inalterato il sistema di valutazione delle performance individuali, con tutte le sue negative conseguenze, al di là dell’auspicabile emendabilità degli elementi più gravi e più idioti, come le tre fasce di merito rigidamente prefissate (25 – 50 – 25 di Brunetta).
2. Non viene messo in campo il conflitto. Nel 2014 e nel 2015 si erano convocate manifestazioni nazionali di sabato sui rinnovi contrattuali, certo inadeguate ma comunque sempre qualcosa di più della totale assenza di mobilitazioni, neppure di sabato, nell’autunno 2016. Eppure sarebbe più che matura una iniziativa di carattere generalizzato anche nei settori privati.
3. Il confronto sui rinnovi contrattuali con le controparti, sia pubbliche che private, avviene nell’assenza di piattaforme che siano state validate dal voto di lavoratori e lavoratrici.
Prendo atto della dichiarazione della segretaria generale per cui non fanno parte del nostro orizzonte contrattuale né la fungibilità tra 1° e 2° livello di contrattazione né la sostituzione di parti di salario con altre forme cosiddette “buoni carrello della spesa”. Ma aggiungo che, se si sostiene che i rinnovi contrattuali hanno anche un carattere anticiclico perché redistributivi, la sottoscrizione di rinnovi in cui si aumenta l’orario di lavoro (vedi CCNL Igiene Ambientale) ha al contrario un carattere regressivo e recessivo. Sulla giornata dell’8 marzo. Il movimento delle donne, nella grande manifestazione nazionale “Non una di meno” del 26 novembre e ancora nella due giornate a Bologna del 4 e 5 febbraio, ha espresso un’ampiezza e una radicalità che non si vedeva da tempo. Probabilmente l’assenza di questo tema nella relazione introduttiva è dovuta a una dimenticanza. Ma non possiamo pensare che la richiesta di proclamare lo sciopero per l’8 marzo non ci riguardi e non ci coinvolga, in particolare in settori come i nostri ad alta presenza femminile, e quando già in alcuni posti di lavoro sono stati approvati ordini del giorno per richiedere alla CGIL la proclamazione dello sciopero. Sarebbe quindi il colmo se rappresentassimo, come FP, posizioni di retroguardia, anche all’interno della stessa CGIL, tanto più che mi risulta che nella FLC, l’altra categoria che con noi rappresenta il lavoro pubblico, è in atto una discussione al riguardo della proclamazione dello sciopero.

Intervento di Alda Colombera: Voglio porre l’attenzione circa la giornata dell’8 marzo, dopo la grande manifestazione del 26 novembre a Roma contro la violenza maschile sulle donne. “Non Una Di Meno”, movimento globale, ha lanciato l’appello per lo sciopero generale a cui parteciperanno decine di paesi dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Argentina alla Polonia. Alcune sigle sindacali di base hanno aderito e l’8 marzo le donne si asterranno ovunque da ogni forma – garantita, precaria, sottopagata, non riconosciuta – di lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, non solo per dare un segnale chiaro nella lotta alla violenza fisica e psicologia sulle donne, ma anche per far valere il proprio peso. Il punto è mettere in discussione, alla radice, l’intero sistema perché deve esserci un tempo per provare a cambiare le cose. La CGIL sembrerebbe non aver preso in considerazione l’ipotesi dello sciopero, anche se tante di noi, iscritte, delegate e sindacaliste hanno preso parte a tutto il percorso di mobilitazione di Non Una Di Meno e alcune caldeggiano la scelta dello sciopero; non ha proclamato nemmeno un’ora di sciopero ed è davvero un’occasione persa, un errore perché avremmo avuto la possibilità per ribadire i temi che riguardano il lavoro (salario, condizioni, orari, ecc.) che sarebbe del tutto coerente anche rispetto alla campagna referendaria che stiamo promuovendo. L’8 marzo sarà una eccezionale giornata di mobilitazione in cui le donne saranno protagoniste. Abbiamo superato l’approccio vittimistico sul tema della violenza e lo abbiamo sostituito con l’autodeterminazione, la partecipazione, la rivendicazione, la lotta. La precarietà è un problema per tutti, ma le donne sono le più colpite. Non si migliorano le condizioni di lavoro di nessuno, se non si mette in discussione il più generale sfruttamento delle donne. Non basta appendere uno striscione fuori dalle Camere del Lavoro; ben vengano le assemblee nei posti di lavoro, gli incontri, gli spettacoli, le iniziative cittadine. Ma senza lo sciopero il segnale è tutt’altro. Sarebbe auspicabile che una grande organizzazione come la CGIL aderisse anche per tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori che sono pagati con i voucher e che subiscono le leggi sui cambi appalto. Chiediamo di osare e avere il coraggio di dichiarare sciopero generale per l’8 marzo e ovviamente lo chiedo anche a Serena Sorrentino che è la nostra segretaria nazionale.  Così l’8 marzo potrà essere una giornata di sciopero condivisa dalle diverse sigle sindacali, una giornata di lotta a cui potranno partecipare donne e uomini, lavoratrici e lavoratori. La CGIL non perda questa occasione.

Il Comitato Direttivo ha approvato in conclusione un Ordine del giorno proposto dalla Segreteria nazionale su cui i/le compagn* della nostra Area si sono astenut*, con una dichiarazione di voto del compagno Iavazzi. Il documento aveva infatti al centro il confronto in atto in quelle ore con il Governo a Palazzo Vidoni sulle modifiche al Testo Unico sul pubblico impiego, di cui non erano ancora conosciuti gli esiti. Permane però, per quanto ci riguarda, il giudizio complessivamente negativo che abbiamo dato sull’accordo del 30 novembre.

Sulla giornata dell’8 marzo, rispetto a una prima bozza di documento, è stato inserito che “laddove ve ne siano le condizioni e le possibilità”, si invitano le strutture territoriali e di posto di lavoro della FP “a sostenere e garantire le possibilità di effettuazione degli scioperi indetti dalla categoria per la giornata di lotta dell’8 marzo”. Pur essendo una dichiarazione che giudichiamo parziale e insufficiente, il suo successivo inserimento è stato comunque indotto dagli interventi nel dibattito dei/delle compagn* della nostra Area sindacale e da quello di una compagna di “Democrazia e Lavoro” di Milano.

(report a cura di Aurelio Macciò)

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