Esecutivo OpposizioneCgil: report del 12 dicembre.

La discussione e le decisioni dell'ultima riunione dell'esecutivo del sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil.

Lunedì 12 dicembre si è riunito a Bologna l’esecutivo nazionale del sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil. La discussione si è focalizzata intorno a tre diverse questioni.

1. Le novità del quadro politico internazionale e nazionale. In primo luogo l’imprevista vittoria di Trump. Nel nostro confronto sono emersi accenti diversi: alcuni hanno sottolineato il diffuso sentimento antisistema del voto popolare, altre la preoccupazione per la direzione populista e xenofoba che questa reazione sta assumendo, negli USA come in diversi paesi europei. La nuova amministrazione potrebbe comunque delineare un cambio di strategia nella gestione della grande crisi (ripresa spesa pubblica, protezionismo, guerre commerciali, tensioni con la Cina), con possibili conseguenze sulle strategie generali del capitale (metodi di estrazione del plusvalore) e sui suoi sistemi di regolazione sociale (più o meno distributivi, più o meno autoritari). In secondo luogo, in Italia, la vittoria del NO il 4 dicembre. Una vittoria che ha fermato una svolta autoritaria e la piena affermazione delle politiche padronali di stampo renziano. In ogni caso, al di là dei prossimi sviluppi (governo Gentiloni e possibili elezioni), le controriforme di questi anni rimangono operanti (Jobs Act, BuonaScuola, SbloccaItalia, ecc). Anche per questo, oltre che per contrastare la possibile deriva reazionaria, è imprescindibile riprendere una mobilitazione di massa ed è grave l’immobilismo della CGIL (che si focalizza unicamente sulla sua campagna referendaria, sganciata da ogni dinamica di conflitto sociale nel paese).

2. La stagione contrattuale. I pessimi segnali dei primi rinnovi (alimentaristi, commercio, igiene ambientale, che scambiavano pochi soldi con sottoinquadramenti, flessibilità o aumento dell’orario) sono ora confermati anche nei metalmeccanici e nel pubblico impiego. Le nostre posizioni sono note e pubbliche.
Nei metalmeccanici abbiamo lanciato la campagna per il NO, anche con materiale informativo nei territori e nei posti di lavoro. Abbiamo sostenuto e promosso l’assemblea dei Delegat@ per il No il 6 dicembre a Firenze, che ha rilanciato l’impegno a fare la campagna per il NO nei posti di lavoro si è data un nuovo appuntamento tra gennaio e febbraio, non solo per una valutazione di quelli che saranno stati i risultati ma anche per una riflessione su come continuare nel nuovo contesto contrattuale la propria azione di conflitto e difesa di lavoratori e lavoratrici. Un’assemblea importante, la prima di questo tipo dopo anni, con un’ampia partecipazione e determinazione, segnata dal protagonismo dei delegati e delle delegate. Una campagna di resistenza che sta trovando riscontri significativi in diversi territori e anche in tanti delegati della maggioranza. Due strutture FIOM hanno votato contro il rinnovo (Genova, dove forte è l’influenza di Lotta Comunista, e Trieste, dove siamo maggioranza come OpposizioneCgil). Grande infine il nervosismo dell’apparato FIOM, con la circolare che impone alle strutture di non pronunciarsi, ed un clima plumbeo di avvertimenti e “minacce statutarie”. Nervosismo non solo per le difficoltà a sostenere un brutto contratto, ma anche per la sostanziale capitolazione su posizioni storiche della categoria (basti citare il sorriso della Camusso, all’ultima Assemblea Cgil, quando Landini ha dovuto riconoscere l’importanza del TU del 10 gennaio; il giubilo dei delegati FIM all’attivo nazionale unitario, quando lo stesso segretario FIOM ha riconosciuto che questo è un contratto degli iscritti). Da segnalare infine la scelta che riteniamo sbagliata dei vertici di USB (per fortuna non seguita da alcuni dei loro delegati): pur facendo una campagna di contrasto, sta dando indicazione di non votare nel prossimo referendum: sappiamo che il risultato sarà determinato in ogni caso (come lo è stato nell’Igiene ambientale), ma proprio come nell’Igiene ambientale sarà la forza del NO, a partire dalla sua vittoria in alcuni stabilimenti, che potrà permettere di sviluppare una resistenza nei prossimi anni.
Nei pubblici, le linee guida mostrano già la loro fragilità, dovendo ora esser gestite da un nuovo governo la cui prospettiva e la cui durata sono così incerte. A sconcertare però non sono solo i tempi. L’intesa raggiunta, dopo sette anni di blocco della contrattazione e diversi anni di blocco totale degli stipendi, fissa un aumento medio simile a quello degli altri contratti, sideralmente lontano dal recupero del potere d’acquisto perso (sull’ordine dei 230/250 euro medi). Per di più prevede di contrattare elementi centrali dell’organizzazione del lavoro (produttività e presenze), oltre che introdurre sanità e welfare integrativi. Nelle prossime settimane si riuniranno direttivi e strutture di comparto, a livello nazionale come a livello territoriale: sarà importante presentare ordini del giorno e prese di posizione fortemente critiche, cercando di diffondere la contrarietà ai contenuti di questa prima intesa, anche in funzione della definizione delle piattaforme contrattuali per i diversi comparti. Come diffondere queste posizioni e queste critiche tra lavoratori e lavoratrici, nelle eventuali assemblee che saranno organizzate nei posti di lavoro.

3. Infine, lo stallo in CGIL. L’organizzazione è dominata, in questa fase, da contraddizioni e conflitti interburocratici, focalizzati sulla definizione del nuovo assetto del gruppo dirigente (a partire dal candidato a succedere alla Camusso al prossimo congresso). La recente ricomposizione della segreteria non è conclusa, ed il Patto di gestione proposto a settembre alla FIOM troverà una propria definizione solo nella prossima primavera (se non nella tarda estate). Intorno a questo snodo si giocheranno tempi e modalità del prossimo congresso. Parte del nervosismo dell’apparato FIOM è anche legato al possibile prossimo passaggio di Landini alla CGIL (forse con un segretario di transizione sino al congresso, da cui come in altre categorie potrebbe emergere un quarantenne). In questo quadro, la destra storica appare al momento in difficoltà, anche per il suo schieramento per il SI (nella ricomposizione della segreteria rimane al momento fuori Miceli). Non a caso si segnala la polemica di Miceli e Genovesi sul contratto FIOM (per certi versi paradossale): sul recupero dell’inflazione ex post qualche mese fa i tessili (FILCTEM) avevano rotto il tavolo contrattuale, ed è proprio corretta l’osservazione che la semplice registrazione dell’inflazione nei CCNL di fatto annulla ogni contrattazione del salario a livello nazionale. In questo quadro, considerati anche i tempi, sembra improbabile che la Commissione sul congresso stravolga le regole statutarie attualmente vigenti (anche se ovviamente difficile da prevedere con sicurezza; il congresso in ogni caso potrebbe slittare di sei mesi, con conclusione nell’autunno 2018, per la presenza in primavera delle elezioni politiche o, in alternativa, dei referendum CGIL).

In questo quadro, l’esecutivo ha individuato alcune linee di azione per i prossimi mesi.

Primo. Proseguire la nostra iniziativa critica e di contrasto all’impianto contrattuale proposto dalla maggioranza CGIL, a partire da metalmeccanici e pubblici. In questo quadro, ha confermato la scelta di supportare la riconvocazione a gennaio di un appuntamento di bilancio e rilancio dell’iniziativa dei Delegat@ per il No tra i metalmeccanici, come ha valutato di sostenere parallelamente la convocazione di un incontro nazionale di delegati e delegate del pubblico impiego e della scuola, sul’intesa e la contrattazione nella pubblica amministrazione.

Secondo. La contrapposizione alla linea contrattuale della CGIL che abbiamo sviluppato in questi mesi è un ulteriore importante tassello del prossimo profilo congressuale. Il senso della nostra linea alternativa, cioè, non si fonda solo nell’azione collettiva e organizzata che abbiamo sviluppato in questi anni, intorno alle posizioni definite dal documento dello scorso congresso (Il sindacato è un’altra cosa) e la pratica negli organismi della CGIL e nei posti di lavoro (l’opposizioneCGIL). Si fonda anche sul contrasto alla linea contrattuale di restituzione che si è assunto in questi mesi: un contrasto che rivela ampi consensi tra i lavoratori e le lavoratrici, ben oltre la nostra influenza (vedi il No al 40% in Fincantieri o al 43% nel settore pubblico dell’igiene ambientale). In questa direzione, l’esecutivo ha deciso di organizzare, tendenzialmente per aprile, un seminario nazionale dell’Area sulla contrattazione e sul prossimo congresso della CGIL.

Terzo. Dopo la riorganizzazione che l’Area ha conosciuto nel corso dell’estate e dell’autunno, è ora importante verificare la nostra presenza nei diversi territori, anche in funzione del congresso. La nostra Area nello SPI ha organizzato programmato riunioni regionali in Veneto, Lombardia, Piemonte e Lazio (e si propone di estenderle a tutte le principali regioni). Come esecutivo, riteniamo fondamentale entro febbraio/marzo organizzare una riunione delle nostre realtà meridionali. Allo stesso modo, sarebbe utile che tutte le categorie pensassero di organizzare riunioni nazionali o territoriali entro la fine della prossima primavera. In questo quadro, l’esecutivo si è anche impegnato a ottenere prima possibile l’entrata nei rispettivi organismi dei nostri compagni e compagne che devono ancora esser sostituiti (CD CGIL, Ag CGIL, CD FILT e FILLEA).

Quarto. Nel quadro della grande e bella manifestazione del 26 novembre a Roma contro la violenza sulle donne (la più riuscita sul piano sociale da anni), le compagne riconfermano l’impegno a discutere tra di loro su questi temi, nell’ottica di proseguire la mobilitazione e arrivare a un vero e proprio sciopero generale delle donne l’8 marzo. Nel prossimo esecutivo, a gennaio, valuteremo inoltre il quadro politico sociale complessivo e la possibilità di rilanciare in primavera una stagione di mobilitazione oltre quest’importante iniziativa del movimento delle donne.

 

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