Direttivo CGIL. E.Como. Anche oggi, non si decide niente!

Intervento di Eliana Como al direttivo nazionale CGIL, 7 novembre 2016

Voglio dire tre cose: pensioni, welfare aziendale e referendum.

La prima, sulle pensioni. Non entro nel merito del verbale di intesa, perchè lo ha già fatto prima di me Mario Iavazzi. In ogni modo, se lo facessi, il mio intervento sarebbe del tutto contrario a quello che mi ha preceduto, del segretario generale dello SPI. Lui ha spiegato nei dettagli quanto c’è di positivo nel verbale, ha detto su cosa abbiamo tenuto e su cosa abbiamo evitato il peggio. Io dico con altrettanta chiarezza che ritengo invece che l’intero impianto della proposta andrebbe ribaltato e rimesso in discussione perchè conferma la legge Fornero e introduce l’APE su cui dovremmo opporci senza mezzi termini. I piccoli miglioramenti non possono essere sufficienti a cambiare il nostro giudizio e a farci digerire l’APE con la solita logica del meno peggio. Su questo presenteremo un ordine del giorno.
È un problema che questo direttivo discuta per la prima volta dopo mesi di questo tema. E ancora di più che si faccia dopo che la CGIL ha messo la firma sul verbale di riunione. Anche ammettendo che quello non sia un accordo, la firma per me è stata un errore, perchè non ha creato altro che confusione tra i lavoratori e le lavoratrici, al netto di ogni altra considerazione. Sapete tutti che scontiamo ancora il fatto che nel 2012 la CGIL non si è opposta alla riforma Fornero del governo Monti. Quotidianamente lo misuriamo. Per cui mettere una firma su un verbale non ha fatto che peggiorare le cose, fosse anche soltanto un verbale di riunione.
Anche perchè, firma o non firma, il punto è che anche oggi non decidiamo alcuna iniziativa di mobilitazione. All’Assemblea Generale di settembre la Segretaria generale nella sua relazione ci disse che sulle pensioni avremmo verificato con Cisl e Uil la possibilità di convergere su eventuali iniziative. Io non ero d’accordo nemmeno allora, ma tanto più mi chiedo cosa aspettiamo oggi, se prendiamo atto che una tenuta unitaria non regge, come è stato detto.
Dovremmo allora finalmente lanciare una mobilitazione, fino allo sciopero generale! Tanto più se il giudizio sulla legge di Bilancio è negativo, come ha confermato la relazione introduttiva. Invece, oggi non si decide niente. Nè sulle pensioni né sulla legge di Bilancio. E tanto meno sulla necessità di unificare le vertenze contrattuali dei settori pubblici e privati, che sono tutte in fase di grande difficoltà, come hanno ricordato tanti interventi.
Peraltro, i problemi non sono legati soltanto alle vertenze dei ccnl aperti, ma anche a quelli già chiusi. Mi riferisco al ccnl del terziario, dove Confcommercio ha preteso e ottenuto di congelare la tranche di aumento salariale che i lavoratori e le lavoratrici avrebbero dovuto prendere a novembre. Questo avrà delle ricadute anche sugli altri tavoli di contrattazione. E a sua volta è l’effetto dell’arroganza con cui Federmeccanica sta tentando di riscrivere le regole del sistema contrattuale per tutti, non soltanto per i metalmeccanici. La CGIL dovrebbe allora unificare tutte queste vertenze e lanciare una grande mobilitazione. Sarà anche vero, come è stato detto, che non è facile in questo momento vedere le masse che si mobilitano. Ma d’altra parte è sicuro che non le vedremo, se non ci proviamo neanche.

Secondo punto, il welfare aziendale. Io non sono d’accordo con chi pensa che dobbiamo cercare di regolare la contrattazione del welfare nei ccnl, come dice il segretario generale della Fiom. Nemmeno se fossero aggiuntivi rispetto al recupero dell’inflazione. Secondo me, dovremmo invece opporci nettamente al welfare aziendale. E quando si dice che questo direttivo deve presto riunirsi per discuterne, vi chiedo: quando pensiamo di discuterne? Dopo che i ccnl e importanti accordi di gruppo lo avranno già recepito, come è accaduto in quello Fincantieri?
Il cosiddetto welfare aziendale di cui si sta discutendo al tavolo dei metalmeccanici non ha niente a che vedere con il welfare vero e proprio. Non è la sanità o la previdenza integrativa, su cui comunque, come sapete, sono altrettanto in disaccordo nel contrattarla a livello nazionale. Ma qui non si discute nemmeno di questo, ma dei buoni benzina e dei buoni spesa, che vanno a sostituire quote di salario, detassate per le aziende ma decontribuite per i lavoratori!
Dico anche io qualcosa a proposito di Fincantieri, visto che è stato citato dal compagno di Genova, che critica giustamente il welfare aziendale ma al tempo stesso risparmia l’integrativo del gruppo. In Fincantieri, il welfare aziendale ha sostituito parti di salario fisso, trasformando 70 euro che prima erano in busta paga in buoni spesa e benzina. Anzi peggio, ancora. Perchè soltanto una parte di quelle somme finiscono in buoni di questo tipo. Gli altri sono destinati a pacchetti commerciali da spendere dove decide l’azienda! E se non vengono utilizzati finiscono in Cometa, il fondo previdenziale integrativo. Se poi un lavoratore non è iscritto a Cometa, ancora non si capisce dove vadano a finire. Di questo stiamo parlando! Rendiamocene conto.
Peraltro non è vero che i lavoratori e le lavoratrici sono in larga maggioranza d’accordo. Basta vedere cosa è accaduto proprio in Fincantieri, dove il welfare era uno dei punti centrali dell’accordo. Il 40% dei lavoratori ha votato NO al referendum. Genova è uno dei pochi siti in cui l’accordo è passato a larga maggioranza. In alcuni è stato sonoramente bocciato.

Terzo punto, il referendum. Si è detto nell’introduzione che sbaglia chi fa catastrofismo sulla vittoria del SI o del NO. In battuta, si è detto che non ci sarà l’invasione delle cavallette né in un caso né nell’altro. In un certo senso è ovvio. Ma non credo si possano non vedere gli effetti importanti che avrà l’esito del referendum, non soltanto sulla Costituzione, ma sul quadro politico italiano stesso e quindi anche sulle sue politiche sociali. Soprattutto nel caso in cui vincesse il SI! Governo e Confindustria ne uscirebbero pienamente confermati e quindi più forti e più legittimati. Trovo, purtroppo, meno dirompente l’eventuale vittoria del NO, anche se certamente la auspico. Perchè in assenza di una mobilitazione nel paese (per le ragioni che ho detto prima), se pure vincesse il NO, il 5 dicembre il Jobs act e la legge Fornero ci sarebbero ancora. E il ccnl del settore pubblico piuttosto che dei metalmeccanici probabilmente no. D’altra parte, basta vedere cosa è accaduto in Grecia a luglio dell’anno scorso. Senza una mobilitazione generale del paese in quella fase, la stragrande vittoria popolare del NO non è stata sufficiente a impedire l’accettazione del terzo memorandum da parte del governo.
In ogni modo, la CGIL ha deciso di sostenere le ragioni NO. Sapete bene che non sono certo per il centralismo democratico, ma credo che non ci si possa limitare a qualche battuta nel prendere atto che c’è una sfasatura tra cosa abbiamo deciso e cosa stanno facendo i territori nei fatti.
Non so a cosa si riferisse Susanna Camusso quando ha detto che da qualche parte qualcuno si è un po’ sbilanciato. Ma sono d’accordo! Da qualche parte ci si è proprio un po’ sblilanciati: per esempio a Milano, dove si è deciso che l’assemblea nazionale della sinistra per il SI si svolgesse proprio dentro la Camera del Lavoro (ripeto, non una iniziativa pubblica qualsiasi, ma l’assemblea nazionale!). Ecco, per questo avrei voluto che ci fosse un giudizio più netto da parte della Segretaria generale su simili sfasature tra le decisioni che abbiamo preso e le scelte organizzative dei territori.

Eliana Como

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