Comitato Centrale Fiom. Intervento di Eliana Como

Intervento al Comitato Centrale Fiom del 9 settembre 2016

Un errore non decidere nessuna mobilitazione e evitare la discussione su Fincantieri.

Per prima cosa, voglio dire che ritengo positiva la conclusione della Assemblea Generale della Cgil di ieri. Finalmente la Cgil invita a votare NO e si impegna nella campagna elettorale. Avrebbe potuto certo farlo mesi fa, perché davvero non si capiva l’assenza di una nostra chiara indicazione, tanto più considerando la convinzione con la quale hanno da subito sostenuto il SI sia Confindustria che la Cisl, con le dichiarazione della sua segretaria generale. In ogni modo, meglio tardi che mai.
Mantengo comunque delle riserve sul testo approvato ieri, in particolare non vedo la ragione per cui sia esclusa la possibilità che le strutture della Cgil entrino nei comitati. E penso che la Cgil dovrebbe fare molto di più, lanciando subito una mobilitazione contro il Governo, che parta dal NO al referendum ma tenga insieme anche il NO alle proposte di riforma sulle pensioni e per l’abrogazione della legge Fornero e le varie vertenze contrattuali aperte, sia pubbliche che private, compresa ovviamente la nostra. Tutte queste vertenze hanno un minimo comune denominatore: pochi pochissimi soldi e meno diritti. Una vasta mobilitazione dovrebbe unificarle e generalizzarle.
In questo senso, però, avrei voluto che la discussione di oggi fosse ben altra! Qui non stiamo decidendo nessuna iniziativa, grande o piccola che sia. A me sembra che non decidiamo niente perché aspettiamo che sia la discussione interna a Federmeccanica che si terrà il 13 settembre con il loro direttivo a suggerirci se mobilitare o non mobilitare i lavoratori e le lavoratrici metalmeccaniche! E penso che questo sia un errore strategico. A luglio ci avete detto che era presto per decidere lo sciopero generale con manifestazione a Roma. Oggi non si decide niente. Temo che i lavoratori proprio non capiranno.
Così come avrei voluto che questo direttivo avesse il coraggio di discutere i contenuti dell’accordo Fincantieri. Capisco chi prima è intervenuto per dire che di fronte a una vertenza complicata non si può fare il tiro al piccione accusando tout court chi lo ha firmato. Ma altrettanto non capisco come sia possibile che una vertenza controversa della portata di quella di Fincantieri che è tra i più grandi gruppi industriali del paese e casca esattamente nel mentre della nostra vertenza nazionale, non sia nemmeno vagamente affrontata da questo organismo direttivo. E’ un errore fare finta di niente. Tanto più che quell’accordo, pure approvato dai lavoratori, è passato di misura e il 40% di voti contro dovrebbe suggerirci ben altre considerazioni e attenzione. Per me quel 40% di NO su Fincantieri è il segnale per tutti che i lavoratori e le lavoratrici metalmeccaniche non sono disposte a accettare un contratto purché sia. La discussione tra di noi dovrebbe allora essere ben altra.

In secondo luogo, una riflessione sull’accordo della Cgil con Confindustria sulle crisi aziendali. Se è vero come penso che, come ha detto Landini nell’introduzione, quell’accordo predica l’opposto di quello che abbiamo sempre fatto (o almeno che abbiamo sempre provato a fare) e di fatto è una resa di fronte alle crisi e ai licenziamenti, allora non capisco proprio perché la Fiom oggi non prenda – nemmeno su questo – un posizione chiara. Altre volte, su accordi che non condividevamo, la Fiom ha avuto ben altro coraggio, tanto più che quell’accordo (come quello sul modello contrattuale) non è nemmeno stato discusso dal direttivo nazionale della Cgil e immagino che anche Landini lo abbia letto come me la mattina dopo sul giornale. E non capisco perché quando ieri io e altri compagni abbiamo presentato all’Assemblea Generale della Cgil un ordine del giorno contro questo accordo nessuno di voi che era lì presente ha pensato di votarlo o quanto meno di esprimersi sul merito.
Di fatto, qui diciamo che quell’accordo non va bene, ma poi non c’è nessuna posizione contraria della Fiom e sul sito addirittura c’è una nota dell’organizzazione che si limita a descriverne il contenuto senza una parola sul giudizio politico.

Un’ultima riflessione sulla discussione di ieri alla Assemblea Generale della Cgil. Ieri si è molto discusso del rispetto del pluralismo, accogliendo la proposta della Segretaria Generale di introdurlo, insieme al ricambio generazionale, come criterio per le sostituzioni in segretaria nazionale. Ho già detto quello che penso del rispetto del pluralismo in questa categoria nella dichiarazione di voto sul bilancio e non ci torno. Mi limito qui a ricordarvi che ieri la Segretaria Generale ha anche detto che l’organizzazione si adopererà nei prossimi mesi per modificare le regole congressuali. Se come sento nei corridoi, l’idea è quella di alzare le percentuali per presentare documenti congressuali o per entrare negli organismi direttivi, cioè introdurre soglie che per molto meno critichiamo nelle elezioni delle Rsu piuttosto che nelle riforme elettorali, sarebbe davvero molto grave e rappresenterebbe una insopportabile riduzione degli spazi di democrazia interna alla nostra organizzazione. E non soltanto per chi come me fa parte di una minoranza di opposizione, ma anche per chi nella sua storia – come è stato questo gruppo dirigente – ha avuto spesso idee e pratiche diverse da quelle della maggioranza. Allora, attenzione, perché si può anche accettare di cambiare quelle regole quando si celebra una rinnovata gestione unitaria – come è accaduto ieri – ma poi quelle regole cambiano per sempre. E lo ripeto, non cambiano soltanto per me e per l’area cui appartengo. Cambiano per tutti.

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