Passata la festa….

Una riflessione sull’incontro della CGIL con Papa Francesco, di Delia Fratucelli

Vorrei tornare sull’audizione speciale, di oltre 5000 quadri e dirigenti sindacali della CGIL, da Papa Bergoglio sperando che la distanza temporale renda possibile una valutazione più articolata, complessa e dialogica.

Le uniche voci contrarie all’iniziativa sono venute da Eliana Como, dell’area sindacale LE RADICI DEL SINDACATO,  in due fasi: una riflessione più ampia prima dell’iniziativa e una seconda incentrata su una frase del Segretario Landini sull’aborto, in un’intervista sull’Avvenire. Per il resto, è da segnalare una difesa più “d’ufficio” che convinta di due dirigenti della CGIL, F.Cattaneo e G.Straini, al primo intervento della Como.

Ma veramente possiamo relegare questa audizione a un fatto di “costume” sostanzialmente irrilevante nel determinare il profilo culturale ed organizzativo della prossima CGIL? Non a caso questa iniziativa è stata voluta nella fase congressuale, se anche fosse stata solo simbolica (e non lo era),  i simboli pesano e determinano pratiche politiche e sindacali.

Quali sono le motivazioni politiche “di fase” che hanno reso questa audizione indispensabile per i dirigenti della CGIL? Diverse, ma credo sia determinante la crisi di un modello sindacale che ormai è logorato e non offre più alcune garanzie contrattuali e di conferma del ruolo e della rilevanza del sindacato italiano, modello che era quello del consociativismo, che oscillava tra complicità e opposizione ( quest’ultima molto formale e poco sostanziale); ma i desiderata sono ben altro dai  rapporti di forza  tra le classi  e a decidere quale deve essere la funzione sindacale lo determina un capitalismo vorace e spietato, che in questi decenni non è stato adeguatemente contrastato, determinando un arretramento strutturale dei lavoratori dipendenti e dei pensionati,  che si manifesta ormai da anni pure nelle tornate elettorali. Ristabiliamo causa ed effetto: non è la scomparsa di partiti di sinistra popolari ad aver determinato l’arretramento sociale e politico, ma il contrario.  Modello consociativo, ormai puro simulacro, ma di cui la maggioranza dei quadri CGIL, si sente orfana e che vorrebbe recuperare , anche vendendo l’anima a Bergoglio. Che questa crisi, determini per alcuni la necessità di una fede, o peggio la valorizzazione di una RELIGIONE (nel significato etimologico del termine) come quella cattolica, non mi stupisce troppo, anche se questo determina, volenti o nolenti, il relegare la storia, la cultura  e le pratiche laiche, profondamente laiche, della CGIL , in un quadro degli antenati da appendere al muro.

Così mentre Landini veniva intervistato da Riccardi su Avvenire, facendo esternazioni su argomenti che spaziavano da IVG a scelte sul fine vita, si “dimenticava” la denuncia legale, di diverse organizzazioni cattoliche a scuole e università, che garantiscono la “CARRIERA ALIAS”- un parziale riconoscimento delle difficoltà che incontrano nei luoghi dell’apprendimento le adolescenti e gli adolescenti con incongruenza di genere, garantendo l’iscrizione e il proseguimento degli studi con un nome diverso da quello anagrafico – iniziativa stigmatizzata anche dalla FLC/CGIL come “intervento ideologico che vuole limitare la libertà..”.  Un segretario di una organizzazione laica, invece di commenti morali, avrebbe ricordato che su IVG, la CGIL si impegna fattivamente perché una legge dello stato, che garantisce la salute fisica e mentale delle  donne attraverso una (parziale) libertà di scelta, venga garantita in tutte le regioni,  affinché l’obiezione di coscienza che si coniuga sempre con gli interessi economici patriarcali, sia resa irrilevante nelle strutture sanitarie, purtroppo il confronto su questi temi, quando avviene solo tra uomini, rischia sempre di diventare un dialogo tra “PATRIOSKE”.

Ma i “vuoti di memoria” sono veramente troppi per poterli citare tutti, dimenticanze selettive che diventano opportunistica riscrittura della realtà,  se si vuole presentare l’operato della gerarchia cattolica sotto una luce positiva, come scrive R. Carcano su Micromega, in un articolo su Gennaro Sangiuliano,militante missino prima, ora di Fratelli d’Italia, cattolico Opus Dei  e  nuovo ministro della cultura,  “Il Vaticano reale, non quello che esiste solo nelle fantasie degli adoratori acritici di Bergoglio”.

Ma non esistono solo i temi morali, come Riccardi su Avvenire, anche io vorrei tornare “Al magistero del Papa e alla Dottrina della Chiesa. Un rischio che corrono tutti – per prima i cattolici – è quello di condividere solo ciò che ci piace, non cogliendo il disegno complessivo sull’uomo. Non rischia di essere così anche per la CGIL: adesione sulle battaglie sociali, ma visione opposta sulla vita, ad esempio con la promozione dell’aborto come diritto, e il sostegno alle scelte eutanasiche ?”  Le parole sono importanti anche quando non si danno risposte di sinistra, chiamare l’interruzione volontaria di gravidanza  aborto  e le scelte di fine vita eutanasia, segna una differenza valoriale incolmabile, tra la dottrina ecclesiastica, e quella laica, libertaria, progressista, dialettica.

Esiste una ADESIONE della CGIL alle battaglie sociali, promosse dalla Dottrina della Chiesa? Quindi etimologicamente aderiamo complessivamente, oppure solo alla dottrina sociale? Segretario, faccia un po’ di chiarezza, dobbiamo prepararci sulla Ecclesiologia, oppure basta che studiamo le diverse Encicliche sociali? Ma anche su questi temi le divergenze storiche sono immense, valori come la sussidiaretà, la carità sociale, non fanno parte della cultura rivendicativa della CGIL, che ha nel suo Statuto il valore di una società senza privilegi e discriminazioni, su basi di pari diritti ed opportunità e in cui il benessere sia equamente distribuito…  Una dottrina ecclesiale per quanto millenaria, subisce essa stessa le stesse torsioni culturali, dovute a modifiche economiche e sociali , che dominano su quelle più laiche, le aperture  intellettuali, oltre che di prassi che si erano aperte negli anni 70, grazie al rinnovato protagonismo e consapevolezza di lavoratori/trici e studenti, anche nell’associazionismo cattolico – la nascita del Movimento Cristiano Lavoratori, un’area formalizzata di sinistra nella CISL – giusto per fare un paio di esempi,  ormai si sono chiuse da tempo, o sono debolmente residuali.

Diverso è invece promuovere una convergenza temporanea, rispettosa e consapevole delle differenze di analisi, di pratica, di programma... su obbiettivi specifici, come potrebbe essere una mobilitazione contro la guerra e il riarmo, per il rispetto dei diritti inalienabili dei migranti; come CGIL lo abbiamo sempre fatto, a volte con  limiti auto imposti, o discriminazioni poco chiare o opinabili, su cui varrebbe la pena riflettere, valutando le opportunità e la ricchezza di positiva apertura che produrrebbero  ampliamenti dei fronti di mobilitazione, per la pace, per i diritti individuali e sociali, antifascisti… obbiettivi che dovremmo perseguire con ostinata caparbietà,  in questa difficile fase storica.

Infine, per la CGIL  è determinante “la piena uguaglianza di diritti e doveri nel pieno rispetto a gruppi etnici, nazionalità, lingua, orientamento sessuale, identità di genere, culture e formazioni politiche, diversità professionali, sociali e di interessi, dell’essere credente e non credente.” Questo ovviamente è possibile solo in una organizzazione laica, democratica ed antifascista; non creare discriminazioni, anche involontariamente è un obbiettivo a cui tendiamo, non è un dato di fatto. A mia memoria nessuno di noi ha mai chiesto al momento dell’adesione la fede professata. Il nostro paese è per fortuna sempre più multietnico, alla CGIL aderiscono persone che provengono da paesi molti diversi, nazioni in cui anche solo l’idea di laicità, il principio di non discriminazione o di parità di diritti, non sono riconosciuti, a volte neppure semplicemente “conosciuti”.  Probabilmente per molti dei nostri iscritti, l’audizione da un Papa cattolico, è “culturamente normale”,  le religioni normano la legge civile e tutti i rapporti sociali in molte nazioni,  forse alcuni potranno averlo vissuto come discriminatorio e forse si aspettaranno nei prossimi anni, un analogo riconoscimento dai dirigenti della CGIL verso i maggiori rappresentanti delle loro confessioni religiose… Probabilmente siamo fortunati e moltissimi non lo avranno saputo, evitandoci spiegazioni di difficile gestione nei luoghi di lavoro.

Delia Fratucelli RSU Poste Italiane

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