In un passaggio stretto, riprendere il conflitto e catalizzare l’opposizione sociale

Intervento al Direttivo Nazionale della CGIL e dichiarazione di voto di Luca Scacchi, 30 novembre 2022.

Nel pomeriggio di mercoledì 30 novembre, dopo una riunione lo scorso weekend dei segretari generali delle strutture, si è riunito il Direttivo nazionale della CGIL (più o meno in parallelo con gli organismi dirigenti di CISL e UIL). Mentre la CISL, pur con una valutazione critica su alcuni aspetti della manovra, ha scelto di non prevedere scioperi o mobilitazione significative per non infiammare il conflitto sociale, la proposta della segreteria confederale CGIL è stata quella di dare mandato ad un confronto con le altre organizzazioni sindacali, per costruire tutte le iniziative di mobilitazione necessarie, nessuna esclusa. Il confronto in Direttivo è in realtà stato molto rapido (chiudendosi in poco più di due ore), con l’approvazione di un ordine del giorno.

Riportiamo qui l’intervento e quindi la dichiarazione di voto, critica e di astensione, di Luca Scacchi (astensione di tutti i e le compagni/e presenti del secondo documento per il XIX congresso CGIL, Le radici del sindacato).

Grazie Franco [Martini, presidente del CD CGIL],

care compagne e cari compagni, io credo che noi siamo in un passaggio stretto. Nei tempi e nei processi che ci vedono protagonisti. Siamo in un passaggio stretto, determinato dai rapporti di forza tra le classi, dal quadro politico del paese e anche dalla nostra timidezza nell’iniziativa, dalla nostra incapacità di agire con forza e determinazione sin da questo autunno. Il profilo di questo governo era chiaro, io credo fin dalla campagna elettorale che è stata fatta dalle forze politiche che poi hanno dato vita a questo governo su alcuni temi e con un impianto molto definito. Un profilo chiaro anche a partire dal discorso parlamentare che ha segnato la nascita di questo governo: il discorso della Meloni, sia alla Camera che al Senato, in cui alcuni temi, alcuni assi, alcune indicazioni molte chiare sull’impianto di riferimento erano già state proposte: dall’autonomia differenziata alle ragioni sociali del suo programma, per non parlare del quadro costituzionale di cui si è voluto far interprete, con le ipotesi di semipresidenzialismo che segnano quei discorsi. Un impianto che poi ha coerentemente dispiegato in queste settimane: dalla vicenda di Catania e la scandalosa considerazione dei migranti come carichi residuali, alle politiche che poi si sono tradotte in decreti e leggi di bilancio sulla flax tax per i liberi professionisti, sino alla questione del reddito di cittadinanza o anche del decreto Rave, che vediamo ora in Parlamento pienamente rivendicato non solo nella sua azione repressiva nei confronti delle espressioni musicali, ma proprio anche nel suo profilo repressivo nei confronti delle azioni sociali (io credo che non casualmente questo decreto sia stato fatto esattamente la settimana dopo le cariche, le mobilitazioni e l’occupazione alla Sapienza). Per non parlare delle dichiarazioni di Valditara sulle umiliazioni degli studenti e la scuola del merito, o l’insieme di provvedimenti reazionari e di classe richiamati nella relazione.

Ricordo tutto questo, perché io credo che innanzitutto sia un ritardo esser arrivati oggi, praticamente al tardo pomeriggio del 30 novembre, a discutere e a decidere eventuali forme di mobilitazione. Lo voglio sottolineare a questo Direttivo. Non è solo e tanto un ritardo nel calendario delle mobilitazioni che poi costruiamo. E’ un ritardo nel parlare al nostro popolo, ai lavoratori e alle lavoratrici, è un ritardo cioè nel costruire concretamente le mobilitazioni che poi oggi siamo chiamati a fare. Io credo che noi abbiamo sbagliato, sapendo quale fosse il contesto sociale e l’impianto del governo, a non utilizzare questo autunno, tutto il mese di novembre, per costruire iniziative, sviluppare un clima e una dinamica contro la sua gestione del paese. Abbiamo sbagliato a sospendere ogni valutazione, pensando o dando l’impressione che si poteva esser ascoltati. Abbiamo sbagliato a non costruire immediatamente un clima, una dinamica, di contestazione sociale ad un governo di destra. Tutti stiamo facendo le assemblee nei posti di lavoro in queste settimane, vediamo come queste assemblee sono complesse, difficili, con una partecipazione poco attiva e certe volte francamente molto scarsa. In una situazione di questo genere, noi dovevamo sin dall’inizio costruire: sviluppare un clima, una dinamica, un sentimento popolare con chiarezza. Proprio perché siamo in controtendenza, dobbiamo spiegare le ragioni, coinvolgere e innescare una reazione.

Allora, arriviamo a oggi. Certo che sono d’accordo, che siamo d’accordo, sull’ipotesi di fare oggi una mobilitazione, uno sciopero. Anche sull’ipotesi di costruire scioperi articolati. Costruire in controtendenza un’attivazione e una generalizzazione nella lotta, in un contesto del lavoro che vede livelli di partecipazione e di attivazione molto differenziati, non particolarmente avanzati, l’ipotesi di costruire la mobilitazione a partire da articolazioni territoriali o categoriali non la valutiamo negativa. Magari, e lo hanno detto gli interventi precedenti, a partire da otto ore di sciopero e non da quattro, proprio perché sono le otto ore che ti servono, ti aiutano e ti permettono una costruzione ed anche una comprensione della necessità dello sciopero. Sapendo proprio che il problema è che siamo in ritardo e dobbiamo recuperare un ritardo. Il problema non è quello.

I problemi principali che segnaliamo sono due. Primo, è la continuità. Guardate, noi rischiamo di scioperare negli stessi giorni in cui abbiamo scioperato lo scorso anno, il 16 dicembre [10 per scuola, università, ricerca e Afam]. Io ricordo le parole di Maurizio, del segretario generale, in piazza quel giorno a Roma: parole che sottolineavano esattamente la necessità di non lasciare uno sciopero isolato ma ponevano con forza l’intenzione, la volontà, la determinazione a continuare le mobilitazioni nei mesi successivi. Così non abbiamo fatto. Così non abbiamo fatto. In qualche modo, questo si è sentito ed ha pesato nel paese. Nelle dinamiche sociali, nei rapporti di classe, arrivo a dire persino nelle dinamiche e nell’esito politico che abbiamo conosciuto in questi mesi. Allora, il punto è che noi non dobbiamo costruire lo sciopero di bandiera, natalizio (cioè sotto la legge di Bilancio), per segnare la posizione della CGIL oggi contro la legge di Bilancio. Il punto è diverso: noi dobbiamo costruire una stagione di conflitto, un percorso di mobilitazione che prova a ribaltare rapporti di forza e contesto sociale, che può prevedere anche un percorso di mobilitazione con scioperi articolati nei territori, ma che inevitabilmente deve proseguire. Proprio di fronte alla profondità e alla gravità dell’iniziativa del governo. Riprendo qui una cosa che ha sottolineato Adriano [Sgrò].

L’autonomia differenziata. Siamo di fronte ad un’iniziativa del governo a tutto campo, che va ben oltre la legge di Bilancio, che interviene su tantissimi fronti in modo particolarmente significativo, e grave, per i diritti sociali e per il mondo del lavoro. In questo quadro, emerge con evidenzia il peso dell’accelerazione voluta dal governo sull’autonomia differenziata. Un’accelerazione e una radicalizzazione: l’articolo 143, con l’ipotesi di una definizione rapida dei LEP anche per via commissariale, diventa lo strumento e il metodo per concludere nel giro di un anno il processo di autonomia differenziata. Con una gravità del processo, e qui lo sottolineo, proprio perché i LEP diventano elemento di quantificazione e strutturazione di un sistema dei diritti sociali basato sulle compatibilità di bilancio. E allora, proprio come è esplicitato nell’articolo 143, il punto è quello dell’invarianza di bilancio, in fondo iscritto nella stessa logica dei LEP (nel quadro di quel TITOLO V e del loro riferimento a costi e fabbisogno standard).

In conclusione, il problema che vediamo nell’ordine del giorno è quello di un mandato in bianco alla segreteria confederale. Senza neanche indicare la necessità o il punto di arrivo dello sciopero generale. Siamo l’organismo dirigente della CGIL, sappiamo valutare il senso e il peso delle parole: è diverso mettere in un ordine del giorno “tutte le iniziative di mobilitazione necessarie, nessuna esclusa” o mettere l’indicazione almeno dell’intenzione di arrivare allo sciopero generale. Un significato diverso nei messaggi che si danno all’organizzazione, al mondo sindacale e a quello politico, ma soprattutto io sottolineo a lavoratori e lavoratrici. In questa fase quello che è centrale è il rapporto con loro, la loro unità, lo sviluppo di massa della mobilitazione e di un’opposizione sociale a questo governo. E allora, io credo che l’obbiettivo sia quello di costruire la mobilitazione, riprende la mobilitazione, in tempi strettissimi. Una mobilitazione che non può, non deve chiudersi con la pausa natalizia, ma deve immediatamente proseguire e traguardare subito dopo, aprendo una nuova stagione di conflittualità sociale.

Luca Scacchi

DICHIARAZIONE DI VOTO AL DIRETTIVO CGL DEL 30 NOVEMBRE 2022

Nella sua replica il segretario generale ha sottolineato il cambio di fase che stiamo vivendo, esplicitato dai risultati del 25 settembre e dalla svolta strategica della CISL. Cambio di fase che, come da lui sottolineato, comporta una discontinuità anche nelle nostre prassi. Siamo perfettamente d’accordo. Di più, da mesi cerchiamo di dirlo. Abbiamo sottolineato che crisi, Guerra in Ucraina ed inflazione avrebbero dovuto portare ad una svolta nelle nostre politiche contrattuali e rivendicative. Abbiamo sottolineato che il governo Meloni era un governo di destra e non si poteva semplicemente sospendere la valutazione, ma si sarebbe dovuto sin dal suo insediamento catalizzare un’opposizione di massa. Abbiamo sottolineato che le scelte della CISL (lo sciopero dello scorso dicembre, la piazza del 5 marzo, l’avvicinamento ad UGL) hanno approfondito un solco che rende sempre più irreale la proposta strategica dell’unità, perché ci sono diverse concezioni e pratiche sindacali.

Giustamente si assume oggi un giudizio negativo sul profilo classista e reazionario della manovra di bilancio, anche se avremmo voluto una valutazione più netta sull’accelerazione dell’autonomia differenziata. Riconosciamo l’opportunità di sviluppare un’iniziativa il più ampia possibile, a partire dalla UIL. Proprio perché riconosciamo tutto questo, però, non capiamo. Non capiamo l’indeterminatezza dell’ordine del giorno conclusivo (il mandato alla Segreteria nazionale, nel confronto con CISL e UIL, di mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie, nessuna esclusa), con termini ben conosciuti per la loro algebricità. Non capiamo l’ipotesi avanzata nelle conclusioni: una mobilitazione che non è unica ed articolata nei territori, ma prevede scioperi proclamati autonomamente dalle diverse strutture regionali. Un’arzigogolatura incomprensibile a lavoratori e lavoratrici, che non solo rischia di ritardare la comunicazione dell’iniziativa, ma complica anche l’argomentazione e la costruzione della mobilitazione, che rischia di svilupparsi solo a macchia di leopardo in una stagione in cui stiamo misurando difficoltà ed inerzie nelle assemblee congressuali.

In una fase così difficile, in cui i tempi sono così compressi e in cui si ha la necessità di sviluppare una mobilitazione continuativa (come doveva essere e non è stato lo scorso anno), comprendiamo la necessità di impegnarsi in modo straordinario in questa prossima stagione, al fine di allargare e generalizzare l’iniziativa. Per questo voteremo nelle strutture regionali per l’indizione delle diverse iniziative di sciopero, le sosterremo nelle categorie e nei territori, le promuoveremo con forza e determinazione nei posti di lavoro e nella comunicazione di massa. Come, ovviamente, nelle assemblee congressuali delle proprie settimane. Non ci tireremo cioè indietro dall’invito del segretario generale ad assumerci tutti e tutte, in prima persona, la consapevolezza della fase e quindi l’impegno collettivo necessario a sviluppare la massima mobilitazione in queste settimane e, soprattutto, nel prossimo anno. Nel quadro di questo organismo, proprio perché siamo parte del gruppo dirigente di questa organizzazione, non possiamo però che esprimere con altrettanta responsabilità, la consueta franchezza e una ribadita lealtà, le nostre osservazioni su un percorso che non ci sembra convincente. Non tanto a noi, quanto per l’insieme di lavoratori e lavoratrici. Per questo, ci asteniamo sull’ordine del giorno.

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