#PEOPLENOPROFIT: IN PIAZZA PER CLIMA, PACE E DIRITTI DEL LAVORO.

Venerdì 23 settembre, sciopero globale per il clima

Qui il testo del volantino in pdf.

Ancora una volta in piazza, a pochi mesi dall’ultimo sciopero globale per il clima dello scorso 25 marzo. Le nostre vite e le nostre società sono state stravolte da due anni di pandemia, con un’emergenza sanitaria che ancora allunga la sua ombra in questi mesi. Urbanizzazione, densità abitativa, sfruttamento animale intensivo, una logica del profitto dominante sono infatti l’ambiente perfetto, e non casuale, attraverso cui si sviluppano malattie infettive cross-specie. Non è la prima pandemia di questo secolo, non sarà l’ultima: è però quella che ha reso evidente la follia di questo modo di produzione, l’importanza della sanità pubblica.

In questi mesi è cresciuta una nuova emergenza. L’invasione russa dell’Ucraina, la guerra in Europa, l’avanzata della NATO e la tessitura di nuovi blocchi imperialisti contrapposti. Non solo riprendono la scena bombardamenti e massacri, ma torna il rischio di incidenti nucleari, un riarmo diffuso, lo spettro di un nuovo conflitto mondiale. La guerra entra così nelle nostre società e nelle nostre economie, taglia le gambe a diritti e salari, dispiega una nuova inflazione e quindi una crisi che rilancia nucleare, carbone e trivellazioni.

Il surriscaldamento globale ha nel frattempo raggiunto un punto di non ritorno. Lo abbiamo visto nelle temperature di quest’estate, nel crollo dei ghiacciai, nel diffondersi dell’incendi. Lo abbiamo visto nei devastanti temporali nelle Marche, con la sua tremenda scia di morti. La questione ambientale è sempre più anche un problema di sicurezza dei territori, devastati da speculazioni ed incuria. La stessa logica che nelle stesse ore ha portato l’ennesimo studente a morire in un luogo di lavoro, in una scuola sempre più subordinata alle logiche del mercato, in cui continuano a dominare stage, tirocini, alternanza e PCTO.

È sempre più evidente che dobbiamo cambiare la nostra società. È infatti questo modo di produzione, globale e fondato sulla ininterrotta espansione del valore, che ha innescato e accelera questo degrado sociale e dell’ecosistema. Serve una transizione, certo, ma dal capitalismo e dalla sua logica. Non può essere il mercato, non possono queste classi dominanti, a governare una transizione ecosostenibile.

Oggi c’è in campo un grande movimento internazionale. Sempre più consapevole che per cambiare serve un solo strumento: il conflitto, capace di far convergere le ragioni dell’ambiente, della pace, dell’eguaglianza e del lavoro. L’Agenda climatica di Friday for Future delinea infatti una svolta necessaria che intreccia transizione verde, riduzione d’orario, job guarantee e sicurezza energetica.

Allora siamo in piazza, partecipando allo sciopero di Friday for future insieme alla FLC, purtroppo l’unica struttura CGIL ad indirlo, insieme all’appello FIOM ad essere nei cortei, a tante RSU, lavoratori e lavoratrici, movimenti politici e sociali, per convergere e per cambiare: contro la guerra, per abrogare il PCTO, per travolgere gli assetti che oggi sorreggono l’attuale sfruttamento sull’uomo e sull’ambiente.

RiconquistiamoTutto
Area programmatica CGIL

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