Il parere contrario del CN al contributo “per un vero rilancio di RT”

Nel corso della riunione del Coordinamento Nazionale di #RiconquistiamoTutto del 29 marzo 2022, alcuni/e compagni/e hanno presentato un proprio contributo alla discussione, con una serie di valutazioni sull’azione e l’impianto dell’area programmatica. Per chierezza politica rispetto agli orientamenti che vi sono espressi, il Coordinamento ha approvato un odg che esprime contrarietà ai contenuti espressi dal contributo a prima firma Bossi (qui sotto riportato), con 18 voti favorevoli, 3 contrari, 1 astenuto.

PER UN VERO RILANCIO DI RT

Giovedì 17 marzo, in vista dell’approssimarsi delle scadenze congressuali della Cgil, come compagni e compagne di Rt che da tempo hanno maturato perplessità sul funzionamento interno della nostra area, ci siamo riuniti per discutere il da farsi nei prossimi mesi. Ci teniamo a sottolineare che il nostro intento è quello di costruire un’area di opposizione autonoma e alternativa alla politica concertativa della maggioranza che sorregge Landini. Per questo reputiamo grave sul piano politico che da tempo RT è pressoché “esecutivo – centrica” per quanto concerne le decisioni politiche assunte e la dialettica interna fortemente condizionata da una gestione verticistica. Tutto è deciso da questo gruppo molto ristretto di compagni e compagne senza una reale discussione, né col coordinamento nazionale né con i territori tra i compagni che fanno parte dell’area. Ciò ha prodotto anche il distacco crescente di molti compagni.
A differenza della maggioranza Cgil, che ha ripreso con una certa frequenza i direttivi in presenza, noi continuiamo a frequentarci solo on-line. Noi crediamo che il ricorso al confronto on – line sia voluto dall’esecutivo di RT per non consentire che il dissenso esistente nell’area nei confronti di una gestione politica antidemocratica emerga in tutta la sua reale dimensione.
Assistiamo ad una gestione delle assemblee con modalità verticistiche, dove la portavoce dell’area, quasi sempre, apre e chiude le discussioni occupando uno spazio temporale spropositato rispetto agli altri compagni ai quali non viene garantito più di cinque minuti di intervento; quando non si adducono futili motivi per non far partecipare tutti come è avvenuto all’assemblea nazionale di Milano, alla quale ha partecipato la componente di Democrazia & Lavoro.

L’esercizio della democrazia è faticoso, lo è ancora di più in un periodo pandemico, ma un’area di opposizione che negli anni ha sempre rimproverato al gruppo dirigente della CGIL di avere un livello basso di democrazia, dovrebbe al suo interno dotarsi di un livello alto di democrazia per far vedere alla maggioranza che la dialettica interna e l’assunzione delle decisioni politiche sono il prodotto del rispetto del pluralismo, il quale non si declina solamente accettando le varie idee, ma garantendo pari dignità, affinché le idee presenti al nostro interno, di continuo lottino tra loro per formare maggioranze e minoranze interne che non siano cristallizzate come avviene nella maggioranza che sostiene Landini.
La stretta sulla discussione va di pari passo con la stretta sul sito. Le censure ormai si sprecano, senza nemmeno dar più conto di spiegazioni. Il sito continua ad essere gestito da una redazione impalpabile, senza nessuna trasparenza e nell’interesse esclusivo della maggioranza dell’esecutivo, con forti problemi e limitazioni per chi la pensa diversamente.

Dietro la chiusura di spazi e la compressione della discussione, riscontriamo lo spostamento sempre più a destra di RT. Ciò è ampiamente dimostrato dall’aumento dei casi in cui RT ha votato a favore dei dispositivi della maggioranza (non ultimo l’appoggio acritico allo sciopero di dicembre che, come si era già presunto, si è rilevata una finta mobilitazione senza una reale consequenzialità). Da questo punto di vista pensiamo concretamente che l’alleanza con Democrazia e Lavoro ne è la diretta conseguenza, oltre a registrare che le posizioni nei territori dei compagni afferenti a Democrazia & Lavoro non sono del tutto autonome da quelle del gruppo di maggioranza. Continuiamo ad essere molto perplessi per l’alleanza con una parte di compagni e compagne che negli anni hanno sostenuto tutte le scelte effettuate dal gruppo dirigente di maggioranza della CGIL; allo stesso tempo, poniamo l’accento anche sulla metodologia utilizzata per arrivare a questa intesa, la quale è avvenuta per un accordo di vertice che poi è stato fatto calare alla base a giochi ormai conclusi.

Sulla questione delle alleanze non si comprende la netta chiusa dell’esecutivo dell’area nei confronti dei compagni delle Giornate di Marzo. È vero che la loro fuoriuscita dall’area è stata sicuramente inopportuna, ma è altrettanto vero che non si è mai voluto discutere veramente le ragioni che l’hanno indotta, come in passato non si è mai voluto discutere delle altre fuoriuscite di pezzi importanti dell’area di compagni che avevano non solo occupato ruoli apicali e di direzione politica all’interno dell’area, ma erano compagni che da anni militavano nelle varie sinistre sindacali.

L’adesione alle manifestazioni promosse dal movimento delle donne o dal movimento Fridays for Future sono arrivate senza che l’esecutivo sentisse la necessità di aprire nell’area un vero confronto di merito su come caratterizzarci nelle manifestazioni con una nostra autonoma posizione, la quale sarebbe dovuta scaturire dopo ampia discussione nei territori e al livello nazionale dell’area.

RT ci appare sempre di più come uno strumento burocratizzato finalizzato a vivere di congressi, questo perché essendo egemonizzata da logiche e modalità burocratiche, persegue il fine di garantire il riciclo di gruppi dirigenti che non sono mai stati o non sono più in produzione da anni. Un elemento che ci fa desumere che questa sia la dinamica dell’area è rappresentato dalla non volontà politica di mettere in discussione lo svolgimento palesemente antidemocratico dei congressi, dove tutti sanno come vengono svolti, ma, allo stesso tempo, nessun appartenente alla burocrazia di “sinistra” o aspirante tale, vuole rompere le uova nel paniere denunciando l’assenza di democrazia della maggioranza della CGIL.

Su questo aspetto è veramente assurdo che non si denunci che nei congressi non si rispettano le regole che la CGIL ha inserito nel proprio statuto, oppure che si accettano supinamente che le commissioni di garanzia siano strutturate a maggioranza sulla base dei risultati congressuali precedenti. Tra un congresso e l’altro, l’area a livello nazionale non è riuscita a coordinare nessuna vertenza importante che in questi anni ha caratterizzato la flebile ripresa di lotte di classe difensive nel nostro paese. Di certo, non ci sfugge che l’elemento dell’arretratezza delle lotte è il riflesso della sconfitta storica subita dal movimento operaio italiano e non solo, ma anche nelle lotte che ci sono oggi sul territorio italiano, il ruolo dell’area è assolutamente marginale. Di fatto non siamo il punto di riferimento di queste lotte; unica eccezione significativa è rappresentata dalla vertenza dei lavoratori della GKN, i cui dirigenti sindacali di quel stabilimento sono compagni di RT. Su questo versante, crediamo sia giunta l’ora che ai compagni e compagne di base che lottano in prima linea contro il padronato siano affidati compiti di direzione politica dell’area come utile ricambio per il rilancio di RT, in ottica della costruzione di una area compiutamente classista, combattiva e democratica. Questa richiesta è in linea con la migliore tradizione del movimento operaio che dobbiamo far vivere nelle pratiche quotidiane.

Noi crediamo che nel prossimo congresso della CGIL sia centrale affrontare, prima dell’inizio dello stesso, questioni dirimenti sul piano democratico:

  1. Discutere e dare battaglia affinché le commissioni di garanzia non siano strutturate a maggioranza al fine di salvaguardare che lo svolgimento dei congressi avvenga veramente secondo le regole congressuali e statutarie.
  2. Chiarire preventivamente con la maggioranza che se avverranno brogli, come avvenuto fino ad ora nei congressi precedenti, i compagni di RT, a partire dalla portavoce, saranno pronti ad effettuare le necessarie denunce.
  3. Lì dove non sia presente il relatore del documento alternativo, il congresso non si può svolgere.

Per quanto concerne invece il documento congressuale alternativo, esso dovrà essere discusso in modo democratico attraverso l’istituzione di un raggruppamento di compagni che sia espressione delle sensibilità politiche presenti al nostro interno e dovrà essere garantita ampia discussione interna all’area con voto democratico su tutti gli eventuali punti o emendamenti.

Sul piano politico, invece, dovremmo far emergere la centralità della battaglia politica e sindacale dei compagni della GKN e di tutte le vertenze in atto a difesa dei posti di lavoro nel Turismo, della lotta contro la privatizzazione di ciò che rimane dei servizi pubblici dalla Farmacap all’Alitalia.   

(Per adesioni: g.spigola49@gmail.com)

Roberto Bossi, Massimo Cecchini, Marina D’Andrea, Andrea Furlan, Roberto Ginosa, Domenico Mingarelli, Lorenzo Mortara, Genesio Pino, Gennaro Spigola, Domenico Stratoti, Achille Zasso, Stefano Brunelli, Donatella Ascoli, Elena Felicetti, Franco Grisolia, Francesco Doro, Luigi Sorge, Sergio Castiglione, Renato Pomari, Natale Azzaretto, Vincenzo Cimmino, Diego Ardissono

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