Funzioni centrali: un contratto insufficiente!

Intervento di Enio Minervini nel Direttivo nazionale della Funzione pubblica del 20 dicembre 2021.

Non è facile intervenire nella discussione che riguarda la stato della trattativa sul rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali. La relazione del compagno Oliverio è stata vasta, puntuale, articolata con diversi elementi tecnici su cui non è facile intervenire non avendo potuto leggere i testi delle bozze di contratto [il giorno successivo, 21 dicembre, le organizzazioni sindacali hanno comunque firmato una pre intesa con il testo del nuovo CCNL: qui il comunicato della FP-CGIL; qui il comunicato dell’ARAN e il testo in pdf dell’ipotesi di nuovo CCNL].

Tuttavia ho chiesto di intervenire perché alcune cose, forse l’essenziale, risultano evidenti e le trovo preoccupanti. Oltretutto, il CCNL delle Funzioni centrali è il primo che sta giungendo a compimento e non mi sfugge la sua natura di contratto pilota per l’insieme dei comparti della pubblica amministrazione che giungeranno successivamente. Ed allora la più importante considerazione che mi sento di fare è che questo contratto tradisce la promessa che era stata fatta nel 2018 con il precedente rinnovo.  Si era parlato allora di un contratto-ponte, necessario alla luce del lungo blocco contrattuale del 2009 ma che il recupero delle centinaia di euro sottratti ai dipendenti pubblici da quel blocco sarebbe arrivato da questo contratto.

Oggi, con l’ipotesi di CCNL che sta maturando, con aumenti che calcoliamo sul 3,78%,  noi dichiariamo la resa rispetto a quella promessa. Trovo che questo, a prescindere da ogni altra considerazione, sia fortemente negativo. E non mi convince la presentazione di aumenti ulteriori differenziati nelle numerose voci che comporranno le retribuzioni. Io credo che noi prima di ogni altra cosa dobbiamo guardare gli aumenti tabellari che riguardano tutti i lavoratori coinvolti. Perché è questo che conta più di ogni altra cosa. Lo spacchettamento degli aumenti in svariati elementi che riguardano solo alcuni lavoratori e (più raramente) alcune lavoratrici non ricompone l’unità della classe lavoratrice ma anzi la divide ancora di più. E non me ne vogliate se utilizzo la parola, un po’ desueta, di classe. Se è desueta la parola non lo è il concetto, non lo è lo sfruttamento di classe, non lo è soprattutto di fronte alle continue stragi sul lavoro che sono drammaticamente sotto i nostri occhi, come abbiamo veduto appena due giorni fa a Torino e vediamo ovunque ogni giorno. Non sfugga a nessuno, oltretutto, che di tutte le misure che negli ultimi anni sono state prese e continuano ad essere prese a seguito della pandemia, l’unica che è stata eliminata è stato il blocco dei licenziamenti. Odio di classe da parte delle controparti, viene da dire.

Sono pienamente consapevole delle difficoltà in cui la nostra categoria, come l’insieme del mondo del lavoro, si muove. Ci muoviamo nella debolezza dei rapporti di forza, nell’asprezza antipopolare del Governo, nel disinteresse della politica rispetto al mondo del lavoro. Abbiamo fatto uno sciopero generale, che per la verità è stato fin troppo parziale viste le diverse categorie che ne sono state sottratte, a cominciare dal comparto in cui lavoro io, la sanità. Abbiamo fatto uno sciopero generale, dicevo, proprio per questo. Ma proprio per questo, la Funzione pubblica per prima, avrebbe dovuto lavorare per dare continuità allo sciopero che avevamo fatto 12 mesi fa, per incidere su quei rapporti di forza. Questa continuità noi non l’abbiamo data.

Oltre a questo, compagne e compagni, c’è un tema che negli interventi precedenti è stato affrontato. Quello della diffusione ai livelli territoriali e nei luoghi di lavoro dei contenuti della discussione contrattuale. Non lavoro nel comparto delle Funzioni centrali e quindi prendo per buone le rassicurazioni delle compagne che le hanno presentate. Dico però, a tal proposito e anche a futura memoria, che nel comparto per cui lavoro io tale diffusione non c’è mai stata non potendo a tal proposito bastare la pubblicazione sulle news del sito internet nazionale. Ma dirò di più. Quello di cui realmente ci sarebbe bisogno è che la discussione aperta sui territori e nei luoghi di lavoro avvenga già a monte sulle piattaforme contrattuali. È questo un tema che mi sta particolarmente a cuore.  A me per esempio sarebbe piaciuto potermi finalmente pronunciare, in una discussione aperta, sul tema del welfare aziendale che è presente in tutte le piattaforme di rinnovo del CCNL, compreso quello del comparto della sanità pubblica.

Esprimo nuovamente la mia completa contrarietà su questo. E’ un tema che sta particolarmente a cuore di tutta la mia area congressuale di Riconquistiamo tutto!, in tutte le categorie. E credo che, specie dopo quello che abbiamo veduto nell’ultima pandemia, noi dobbiamo rivendicare il ritorno del pubblico in sanità, altro che welfare aziendale o sanità integrativa!

Ennio Minervini

L’area Riconquistiamo tutto! ha espresso il voto negativo sull’odg della Segreteria nazionale che sintetizzava l’approvazione alla relazione introduttiva.

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