Facciamo quadrato! Domani in piazza, poi sciopero generale.

Articolo di Eliana Como

Quello che sta accadendo è grave. L’aggressione alla sede della Cgil nazionale, gli attacchi a varie sedi locali e a nostri delegati ci chiama in causa tutte e tutti. Domenica, al presidio a Roma, davanti a Corso Italia, sono entrata nel palazzo. Credetemi, è stato un pugno nello stomaco: uffici distrutti, tavoli e librerie ribaltate, libri buttati ovunque, computer spaccati, persino una bellissima tela di Ennio Calabria sfregiata. Quella è casa nostra. Vederla distrutta è un duro colpo. Sono certa di interpretare il pensiero di tantissime/i di voi.

La reazione immediata, quella di tenere aperte le sedi, domenica scorsa, ovunque nel paese e farle presidiare dai compagni e dalle compagne, è stata una risposta di grande dignità. Altrettanto giusta è la manifestazione antifascista di domani a Roma. Invito tutte e tutti a esserci.

Penso anche che sia giusto interrogarsi più a fondo su quello che è accaduto. Su alcune cose credono non ci siano dubbi. Altre vanno affrontate.

Non ci sono dubbi che chi ha assaltato la sede nazionale siano gruppi neo-fascisti. Queste organizzazioni vanno chiuse e messe fuori legge. Il fascismo non è una opinione, ma un reato. La Costituzione lo prevede da sempre, la legge Mancino lo rende possibile. Che nessuno abbia avuto il coraggio di applicarla è un problema.

Non ci sono dubbi anche sul fatto, ancora più grave, che l’aggressione a Corso Italia sia avvenuta in modo totalmente indisturbato, senza che le forza dell’ordine muovessero un dito. Il corteo che portava alla nostra sede è stato annunciato in piazza del Popolo, alla luce del sole. Chi lo ho fatto sapeva di essere impunito. E così è stato. Pensate, se fosse accaduto il contrario. Se un gruppo di lavoratori licenziati avesse anche solo provato a pensare di entrare nella sede di Confindustria. Pensate ai lavoratori della Texprint, aggrediti e arrestati a Prato poche settimane fa dalle forze dell’ordine perché in sciopero della fame in piazza, dopo un anno di presidio. E pensate anche alle squadracce di vigilantes che abbiamo visto in questi mesi davanti ai presidi dei lavoratori in lotta, soprattutto nella logistica. Anche questi, indisturbati, a picchiare gli operai in sciopero.

Non discuto la visita istituzionale di Draghi alla Cgil. Non discuto nemmeno le foto di rappresentanza. Non mi piacciono, avrei preferito si fosse mantenuto un profilo meno celebrativo, ma non intendo scendere al livello di chi sta attaccando la Cgil. Penso, però, che quella visita dovesse essere l’occasione per pretendere dal capo del governo un chiarimento immediato della Ministra dell’Interno e del Questore di Roma. Come è potuto accadere che le forze dell’ordine non abbiano mosso un dito mentre i fascisti si dirigevano verso la nostra sede e la assaltavano impuniti?

Su altro, abbiamo il dovere di interrogarci. Nell’immediato, sul green pass. Non si può far finta che non stia accadendo niente nel paese. Ho detto fin dall’inizio, prima ancora che iniziasse la campagna vaccinale, che sono convintamente favorevole al vaccino. L’ho fatto appena la mia regione ha ritenuto che fosse il mio turno. Il problema non è il vaccino, ma casomai il fatto che nel mondo, i paesi più poveri non hanno il privilegio di scegliere perchè a loro non arriva.

Altrettanto però sono contraria al Green pass, perché lo trovo un modo surrettizio per aggirare l’obbligo vaccinale, proponendolo per decreto e solo per una parte della popolazione, cioè chi lavora. Non mi sarei opposta se il Governo avesse ritenuto che la situazione sanitaria era tale da proporre l’obbligo vaccinale per tutti e passando dal Parlamento, come la Costituzione prescrive.

Il green pass per lavorare, però, è un’altra cosa. Crea contraddizioni, aumenta le disuguaglianze (comprese quelle di classe, perché per qualcuno non è un problema pagarsi il tampone, per altri sì), crea divisioni rendendo ancora più complicata una campagna vaccinale che è gia stata condotta in modo superficiale e inefficace. Non solo: il green pass è rischioso perchè supera il TU sulla sicurezza e lo Statuto dei lavoratori, consentendo alle imprese, come se niente fosse, di raccogliere informazioni sulla salute e sulle scelte sanitarie dei lavoratori e delle lavoratrici.

Allora, credo che sia nostro dovere far capire ai lavoratori e alle lavoratrici che vaccinarsi è una scelta collettiva di responsabilità: mettersi in sicurezza, non ognuno per se’ Ma tutti insieme, collettivamente. Ma il green pass è contraddittorio e non aiuta la campagna vaccinale, anzi la rende più esasperata. Soprattutto se, con una mano il Governo lo impone in nome della sicurezza sanitaria del paese, con l’altra continua a ridurre la spesa necessaria alla sanità pubblica. Pensate anche a questo: se in questi decenni i governi e le regioni non avessero smantellato la sanità territoriale e i medici di famiglia, i cittadini si fiderebbero forse di più della sanità pubblica e magari non dovrebbero andare a cercare risposte sui social, fidandosi di fake news e deliri no vax.

Riconoscere che il green pass è sbagliato e provare a contrastarlo, forse avrebbe limitato l’incredibile e assurda guerra di religione che si è creata intorno ad esso, mettendo ferocemente i lavoratori gli uni contro gli altri. E forse, se avessimo spiegato noi perché non va bene, avremmo contrastato la vulgata di chi lo fa passare come una cosa illiberale, repressiva, criminale addiritttura.

Davvero, siamo seri. Il green pass è sbagliato, ma non è criminale. Criminali sono state le scelte che hanno trasformato una epidemia in una tragedia, quando tra febbraio e marzo del 2020 non si sono prese le misure necessarie per contrastare il covid nella bergamasca. Criminale è stata la decisione di non chiudere la val Seriana, riaprire il pronto soccorso dell’ospedale di Alzano dopo meno di un’ora nonostante i casi conclamati di covid, spostare i malati di covid nelle rsa. Questo è stato criminale! Chi lo ha fatto, se ne assuma la responsabilità, invece di dare oggi lezioni di rispetto della sicurezza con il green pass, a partire dalle istituzioni nazionali e regionali e dai padroni del #bergamoisrunning.

A chi mi chiede se ho avuto paura a farmi il vaccino, rispondo no! Quello di cui ho ancora paura è invece il ricordo di un ospedale con la fila di ambulanze che non riescono a entrare, la sirena che passa sotto il mio terrazzo ogni 20 minuti e il cimitero della mia città chiuso perchè non c’era più spazio per accogliere i corpi. Questo è stato criminale. Il green pass è solo sbagliato e supereremmo facilmente il problema se tutti si vaccinassero.

Poi c’è un secondo problema, il più importante in realtà. Al sindacato spetta il compito di non lasciare vuoti gli spazi di disagio sociale che altrimenti la destra è bravissima a riempire. Aver passato questi mesi a inseguire un improbabile Patto sociale con imprese e governo, senza mettere in campo una mobilitazione all’altezza dei problemi del paese, secondo me è stato un errore.

E’ importante la manifestazione di domani e siamo tutte/i impegnati a partecipare, ma la cosa più antifascista che possiamo fare è rispondere ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dalle loro necessità reali e immediate: i licenziamenti, le delocalizzazioni, la sicurezza sul lavoro e le pensioni, il rincaro dei prezzi delle bollette.

Dovremmo dichiarare sciopero generale su questi temi e riaffermare che il mondo si divide in sfruttatori e sfruttati, chi licenzia e chi è licenziato, chi non rispetta le norme di sicurezza e chi muore per quelle negligenze. Altrimenti quell’enorme spazio di disagio viene riempito da chi divide il mondo in vax e no vax, come finora ha fatto con italiani e stranieri.

Questa fase è difficile, il clima è davvero brutto. Serve intelligenza e anche cura di ogni occasione di convergenza, dei nostri spazi e di ogni presidio di democrazia, a cominciare dal sindacato. È il momento di fare quadrato. Chi non lo capisce, anche da sinistra, credendosi più rivoluzionario di altri, francamente dimostra di essere parte del problema.

Vorrei che noi provassimo a essere invece parte della soluzione. Una soluzione che non sarà più efficace se sarà meno radicale, anzi. E sarà efficace se passerà dalla militanza antifascista, quella che si fa nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle piazze. Anche ricostruendo una opposizione sociale a questo governo per non abbandonare spazi che altrimenti la destra comodamente egemonizza.

Facciamo quadrato, quindi, sì, come il simbolo della Cgil ci suggerisce. Ma con la società civile, il sindacato, le organizzazioni antifasciste, i movimenti. Non con il governo.

Eliana Como

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