Direttivo CGIL. Non esiste solo il green pass. Affrontiamo il nodo delocalizzazioni

Intervento di Eliana Como, direttivo nazionale CGIL 7 settembre

Da settimane parliamo soltanto di green pass. Credo che questa sia stata una straordinaria trappola per distrarre da altri temi. Non so nemmeno come abbiamo fatto a finire incastrati in una discussione così grottesca, a volte francamente imbarazzante, nella quale peraltro non riusciamo nemmeno a farci capire. Sarà che ogni due giorni cambiamo idea, o perlomeno appare che cambiamo idea, magari perché diciamo le cose in modo diverso, a seconda di quante polemiche ha sollevato l’ultima dichiarazione del momento.

Dirò alla fine cosa penso di vaccini e green pass, prima mi concentro su altro, per una scelta politica precisa. E soprattutto mi auguro che, una volta presa una decisione al direttivo, quella resti. Troviamo il coraggio di portare avanti una posizione, se la riteniamo giusta, anche se dovesse essere impopolare sui social. E, appunto, passiamo oltre…

I problemi del paese a cui dobbiamo urgentemente dare risposte si chiamano pensioni, riforma fiscale, reddito di cittadinanza. E soprattutto licenziamenti e delocalizzazioni. Noi su questo, dove siamo?

La proposta di legge sulle delocalizzazioni, per come viene annunciata, pare essere più o meno pronta, su un testo non condiviso con noi. Rischia di non aiutare affatto le vertenze che invece si vanta di voler risolvere, ma anzi di renderle più complicate. Rischia di non essere una legge “salva GKN”, come viene annunciata, ma piuttosto una legge “chiudi GKN”. Perché l’idea di fondo è quella di proceduralizzare le delocalizzazioni, accompagnarle. Si concentra sulle modalità e non sull’esito, peraltro senza nemmeno prevedere sanzioni per le aziende.

Il problema non è licenziare via mail. Equivoco sul quale mi pare caschiamo pure noi ogni tanto (mi riferisco al post di qualche giorno fa su Collettiva: “Licenziamenti via whatsapp? In Europa non si può!”).

Certo, il licenziamento via mail è odioso, ma il punto dirimente non è questo. Sarebbe forse stato diverso se uno stabilimento nuovo e perfettamente produttivo, dopo aver preso ingenti risorse dal governo con industria 4.0, invece che via mail, fosse stato chiuso con più garbo e una pacca sulla spalla?

La Cgil deve dire con chiarezza che il problema non è la procedura, i tempi o tentativi ipocriti di ricollocamento, che già abbiamo sperimentato essere fallimentari. Tanto meno i risarcimenti monetari.

Una impresa o un fondo di investimento che ha preso soldi dallo Stato per investire non può andarsene abbandonando uno stabilimento senza alcuna altra ragione che quella di andare a speculare altrove. Dovremmo anche dire che i macchinari acquistati con risorse pubbliche non vanno da nessuna parte. Restano qui, per continuare a produrre e a dare lavoro.

Questo è un tema dirimente. Il PNRR sta per dare valanghe di soldi alle imprese per la digitalizzazione e la transizione energetica. Risorse che dovrebbero invece andare a sanità, scuola, trasporti… E per le quali il Governo sta indebitando le generazioni future. È dirimente decidere che vincolo ha una impresa che prende quei soldi. È un tema che va anche oltre le vertenze aperte in questo momento. A cui pure il direttivo nazionale della Cgil dovrebbe dare come risposta molto più forte che il lancio di una assemblea a Milano il 14 settembre!

La voce di Bonomi sulle delocalizzazioni la abbiamo sentita forte e chiara. Tanto che poche ore dopo il Governo aveva già fatto marcia indietro su un primo testo già debolissimo. Noi invece, da settimane, parliamo solo di green pass, peraltro senza farci capire. E per i prossimi tre mesi saremo impegnati a discutere di conferenza di organizzazione!

Nel frattempo, il paese va avanti, spero ne siamo consapevoli. E anche le vertenze in corso. Parlo di quella che conosco meglio, GKN. La Rsu e il collettivo di fabbrica, in larghissima maggioranza iscritti alla Fiom-Cgil, hanno indetto una manifestazione a Firenze il 18 settembre. Una manifestazione che ogni giorno che passa assume il carattere di un appuntamento nazionale, che dà voce a tutte le vertenze in corso e in generale al tema licenziamenti e delocalizzazioni.

Dal direttivo nazionale della Cgil dovrebbe arrivare, a loro e a tutti gli altri, ben più che la prospettiva di una assemblea di delegati a Milano. Dovrebbe arrivargli forte e chiaro la naturale solidarietà e il messaggio “siamo con voi”. Ma soprattutto che siamo pronti a mobilitarci e a dichiarare sciopero regionale dove ci sono vertenze aperte, fino allo sciopero generale di tutto il paese, nella consapevolezza che in questa partita ci giochiamo di più della sorte di alcuni stabilimenti.

Detto questo, che è il punto centrale che dovremmo discutere, passo a dire cosa penso dei vaccini e del green pass.

  1. Come è evidente non sono una virologa, direi che nessuno di noi lo è. Ma sono convinta che vaccinarsi sia una scelta collettiva di responsabilità ed è nostro compito fare su questo una campagna di informazione e sensibilizzazione, avremmo dovuto farla già mesi fa. A partire dal fatto che il problema più grave che abbiamo è che nei paesi più poveri del mondo non esiste il “privilegio” di fare discussioni no vax, perché il vaccino non arriva proprio. Il nostro primo problema è questo: rendere disponibile e gratuito il vaccino ovunque nel mondo. Oltre a essere una campagna di giustizia sociale e di internazionalismo, dovrebbe essere ormai chiaro che il Covid non ha confini.
  2. Non essendo né io né voi virologi, penso che non siamo in condizione di dire se serve l’obbligo vaccinale. Non è compito nostro, ma del Ministero della Salute e poi del Parlamento. Quello di cui sono fortemente convinta è che, se il Governo ritiene che non ci siano più le condizioni di sicurezza e che i non vaccinati siano troppi, spetta a lui proporre al Parlamento l’obbligo alla vaccinazione il prima possibile. Se serve, deve assolutamente farlo.
  3. Quello che penso invece che il governo non possa fare è imporre il green pass, cioè imporre di fatto un obbligo indiretto alla vaccinazione, soltanto a una parte della popolazione. Non per legge, come evidentemente la Costituzione prevede, ma per decreto, in modo caotico e incongruente. Faccio soltanto un esempio: sui treni regionali NO, sui Frecciarossa SI’. Salvo che, fino a settembre, i Frecciarossa viaggiavano a metà capienza, ora sono pieni. Quindi sali solo con il green pass, ma di fatto il rischio di contrarre il virus e diffonderlo aumenta.
  4. Ancora, penso che il Governo non può spiegarci che dove fino a luglio i posti di lavoro e le mense erano luoghi sicuri nel rispetto dei protocolli, oggi improvvisamente non lo sono più se non hai il green pass.
  5. E non può scaricare su altri la responsabilità di quello che in un anno e mezzo non ha voluto risolvere, a partire da scuola e trasporti. Come non può permettersi di dare a noi lezioni di responsabilità. Il Governo si assuma le sue di responsabilità, a partire dal fatto che ha gestito nel peggiore dei modi la campagna vaccinale, fornendo scuse, alibi e pretesti a tanti non necessariamente no vax che hanno però deciso di non vaccinarsi anche per la valanga di informazioni incerte che sono girate. Si assuma soprattutto la responsabilità più grande, quella che non smetterò mai di ricordare: non aver chiuso la Val Seriana quando era necessario, lasciando che il virus si diffondesse indisturbato in tutta la provincia e la regione. A Bergamo, l’aspettativa media di vita è diminuita di 4 anni e 3 mesi. Fu una vera strage, di cui i principali responsabili furono le istituzioni nazionali e regionali. C’era un altro governo, è vero. Ma vi ricordo che il Ministro della Salute era lo stesso. Ed è ancora lì.
  6. Altrettanto, rimandiamo al mittente con forza le lezioni che pretendono di darci le imprese, le stesse del #Bergamoisrunning e del “se morirà qualcuno pazienza”…

Quindi, per concludere, ognuno si assuma le proprie responsabilità. Quella del Governo, se lo ritiene necessario, è proporre al Parlamento l’obbligo vaccinale. Non tiri in ballo noi, attraverso il green pass, in una decisione che, con ogni evidenza, non spetta alle parti sociali.

La nostra responsabilità e di fare una campagna limpida per dire che vaccinarsi è una scelta responsabile, non farlo è irresponsabile e il vero problema è che il vaccino gratuito arrivi ovunque nel mondo.

Visto poi che alla fine del direttivo si voterà un documento, dico da subito che non intendo, anche per quelo che ho detto all’inizio, fare battaglia politica su vaccini e green pass. Penso che prima prendiamo una decisione chiara, meglio è per tutti. Soprattutto per chiudere e andare oltre. Tuttavia, siccome è stata richiamata la lealtà, la solidarietà e addirittura l’unicità del gruppo dirigente, per dire, di fatto, che alla stampa deve parlare soltanto il segretario generale o comunque deve uscire soltanto la sua posizione, dico da subito che noi una cosa di questo tipo non lo voteremo mai e riteniamo particolarmente grave che venga scritta in un odg del direttivo. Che la proponga il segretario generale, dico francamente, a me non stupisce, ma lo considero paradossale. Vi ricordo cosa accadde nel 2014 con l’accordo del 10 gennaio, quando – giustamente – Landini, da segretario della Fiom, si oppose alla firma di Camusso. Mi pare di ricordare che allora voci diverse da quella della maggioranza, sui giornali ci finirono eccome….

Eliana Como

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