Poste: perché votare NO!

Delia Fratucelli RSU Poste Italiane

Un contratto non è solo una somma di norme, neppure si riduce ad aumenti salariali. Un rinnovo contrattuale narra la considerazione e il peso sociale di una categoria.

Quello postale è un settore che in questi ultimi anni ha garantito una continuità delle prestazioni lavorative, nella maggioranza dei casi in presenza, pagando un prezzo altissimo al COVID, in termini di decessi, malattia e conseguenze, permettendo all’azienda un bilancio in controtendenza rispetto alle crisi aziendali di molti settori.

Se POSTE ITALIANE può assicurare agli investitori sicuri e crescenti profitti, lo deve esclusivamente al lavoro, alla disponibilità alla flessibilità dei suoi dipendenti.

Per questo, i/le postali non meritano un rinnovo contrattuale che non riconosca questi dati oggettivi, che non ripaghi, perlomeno economicamente, la fatica di questi anni.

Nel comunicato congiunto che le organizzazioni sindacali firmatarie dell’ipotesi di contratto, c’è scritto che l’accordo sull’IPCA, avrebbe previsto la metà della cifra ottenuta: non ci risulta che quell’accordo, sottoscritto nel 2009, sia stato imposto con la violenza e non sia modificabile.

L’inflazione inizia a crescere, da luglio 2021 (non il prossimo anno o tra due) pagheremo luce e gas in media il 16% in più! Senza adeguati rinnovi contrattuali , tutti i lavoratori e le lavoratrici nei prossimi anni saranno progressivamente più poveri, gli unici a pagare la “ripresa economica”

L’azienda aveva chiesto molte e pesanti modifiche normative, su questi punti le organizzazioni sindacali, non hanno ceduto diritti, ma neppure recuperato il doppio binario tra vecchie nuovi assunti, alcune decisioni fondamentali però vengono rimandate a prossimi accordi, tra queste:

  • classificazione personale
  • orari di lavoro e trasferte
  • codice disciplinare
  • responsabilità sociale

I peggioramenti normativi proposti da un’azienda che l’anno scorso ha chiuso un bilancio con un utile di 1,2 miliardi di euro, ed ha garantito un aumento del 5% del divedendo sulle azioni ( ma per i dividendi non c’è l’IPCA?) dimostrano che quello che guida le richieste di peggioramento delle condizioni dei dipendenti non è la necessità economica, ma i rapporti di forza a loro favorevoli.

L’aumento sui minimi tabellari, l’unico che ha un effetto di consolidamento della retribuzione presente e futura, sarà di 90 euro medi, 48 euro a luglio 2022, e 42 a luglio 2023.

Ci sarà anche un lauto aumento dei ticket pasti, in due tranche , per arrivare a luglio 2023 a 5,84 euro , dimostrazione plastica che la nostra azienda ha a cuore la linea dei propri dipendenti!

Potremmo rifarci con due quote di UNA TANTUM, che verranno erogate , nel prossimo mese , 900 euro di arretrati e 800 euro di anticipo. Non fosse tragico, sarebbe divertente , non c’è disponibilità aziendale ad aumentare di altri 10 euro permanenti i minimi tabellari, ma con una generosa “donazione” singola si cerca di comprare la compiacenza di una categoria che non brilla per lungimiranza.

L’approvazione del contratto da parte dei dipendenti servirà probabilmente come viatico per l’ennesi destrutturazione del settore PCL il prossimo anno.

Per questi motivi, pensiamo che sia importante che i NO all’ipotesi siano numerosi, non siamo irrealistici, sappiamo che la maggioranza dei colleghi si esprimerà a favore, ma una consistente percentuale di pareri negativi, servirà per segnalare all’azienda una resistenza dei dipendenti ad ulteriori peggioramenti della loro condizione.

E la resistenza andrà preparata, abbiamo visto in questi anni a cosa portano passività e clientelismo, ad un peggioramento collettivo delle proprie condizioni.

Delia Fratucelli RSU Poste Italiane

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