26 giugno in piazza, ma senza sciopero generale!

Volantini per Torino Firenze e Bari

Qui in PDF versione stampa in BN: Torino, Firenze, Bari.

Se anche fosse, la maggior parte dei problemi che abbiamo resterebbero irrisolti, soprattutto la questione del Piano Nazionale di Recupero e Resilienza del Governo, con il quale si stanziano gli investimenti dei prossimi cinque anni (a debito, con il rischio quindi che le ripagheremo noi negli anni a venire), indirizzate però in larghissima parte a imprese, grandi opere e competitività. Nel Piano anche temi importanti come la transizione energetica e la digitalizzazione sono interamente pensati in funzione del mercato. Persino il ruolo del settore pubblico, della scuola e dell’università. Con la sanità, non prima, ma ultima delle voci di spesa.

Oggi, Cgil Cisl Uil protestano contro la decisione di non prorogare il blocco dei licenziamenti e per una riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca chi verrà licenziato. È difficile immaginare che il Governo assuma in così pochi giorni la decisione di prorogare il blocco, che scade il 30 giugno.

Irrisolto resterebbe il tema sicurezza e dello stillicidio quotidiano di omicidi sul lavoro, legato soprattutto alla scarsità di ispettori e controlli e alle leggi su appalto e subappalto. Irrisolto anche il tema delle pensioni, con quota 100 che scade a fine 2021 e la prospettiva di tornare a 67 anni e 7 mesi dal 1 gennaio. Irrisolta sarebbe anche la situazione di tutti coloro che hanno già perso il posto di lavoro, sopratutto donne e precari.

Una manifestazione di sabato, senza sciopero, è meno del minimo sindacale, soprattutto di fronte a un governo che rappresenta imprese, finanza e mercato e a mala pena vuole ascoltare il sindacato. Noi ci siamo, perché non ci siamo mai tirati indietro, ma siamo convinti che questo non basta e che i sindacati avrebbero già dovuto dichiarare lo sciopero generale, sul blocco dei licenziamenti e su tutto il resto, compresi i gravissimi fatti avvenuti nelle settimane scorse, con la repressione aziendale delle lotte ai presidi del Sicobas e l’assassinio di Adil. È in gioco la stessa libertà sindacale. Troppo poco davvero per giornata di manifestazioni nazionale senza sciopero. Tanto più perché in questi giorni c’è stata una ondata di scioperi spontanei in fabbriche e posti di lavoro, che testimonia la disponibilità dei lavoratori e delle lavoratrici a mobilitarsi su un fatto così grave.

La Cisl ha detto chiaramente che non intende arrivare allo sciopero generale. L’unità sindacale è importante ma, quando diventa un freno alle lotte e un pretesto per elemosinare un tavolo purché sia con un Governo che non vuole ascoltarti, diventa più dannosa che utile. Abbia finalmente la Cgil il coraggio di muoversi da sola e proseguire la mobilitazione oltre la manifestazione di oggi, dichiarando uno sciopero generale che avrebbe dovuto fare già da tempo, per il blocco dei licenziamenti e la riforma degli ammortizzatori sociali, ma anche contro la repressione di chi lotta e l’ondata di violenza aziendale delle ultime settimane, per la sicurezza sul lavoro, le pensioni, la riduzione e la redistribuzione dell’orario di lavoro, un diverso Piano Nazionale finanziato da una reale e significativa patrimoniale con politiche di piena occupazione e investimenti sullo stato sociale, in particolare su sanità e scuola.

#RiconquistiamoTutto! – opposizione in Cgil

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