D. Ascoli. Contro governo e padronato, contro la pace sociale, mettiamo in campo la mobilitazione generale.

Intervento di Donatella Ascoli all’Assemblea Generale CGIL del Veneto del 25 gennaio 2021.

Compagne e compagni,
ritengo anche io, come ha affermato il segretario generale Ferrari [Cristian Ferrari, segretario generale della CGIL del Veneto], che sia necessario coinvolgere i delegati e le delegate, le lavoratrici e i lavoratori, però devo dire che le argomentazioni della relazione introduttiva non raggiungono secondo me l’obiettivo, perché non danno risposte alle esigenze immediate nostre di lavoratori e lavoratrici, di fronte a una crisi epocale che viene gestita dal padronato e dal governo secondo i loro interessi, una crisi che ci vede di fronte a una situazione di incertezza, alla possibilità di perdere il posto di lavoro (e vorrei ricordare che tanti già lo hanno perso), di fronte all’impoverimento dei salari e a una generale condizione di vita gravemente danneggiata.

Andando per punti, quelli toccati dalla relazione introduttiva, sulla situazione politica nazionale io penso che i due fronti in contrasto nella crisi di governo siano entrambi estranei alla nostra classe di riferimento, entrambi nemici dei lavoratori e delle lavoratrici. Dire che una di queste due parti, quella definita nella relazione “fronte progressista” possa essere un argine contro l’avanzare delle destre è completamente sbagliato, perché l’unico argine può essere solo l’avanzare del movimento operaio e delle ragioni del lavoro.

Quindi questo non è “il governo migliore che si possa avere per una interlocuzione”, ma un governo che è contro i nostri interessi di classe, così come nessun governo della borghesia può essere un governo amico. Per questo penso che la dichiarazione del segretario generale della CGIL ricordata nella relazione, secondo cui i “costruttori” il governo li deve trovare nel Paese, sia un errore madornale. Né la CGIL deve esserlo, né può esserlo la classe che rappresentiamo, che nulla ha da spartire col governo. Per cui anche sottoscrivere, a difesa del governo, l’appello “Uniamoci per salvare l’Italia”, un appello interclassista, è stato un grandissimo errore della CGIL. Il futuro di questo Paese, da un punto di vista di classe, dipenderà solo da quello che la classe lavoratrice riuscirà a mettere in campo, come è sempre stato nella storia, quindi nella storia della lotta di classe.

Sull’emergenza sanitaria credo si debba denunciarne la pessima gestione sia del governo sia della Regione. Di fronte al perdurare dell’emergenza, anche di fronte al problema del reperimento dei vaccini, penso che si debba rivendicare il lockdown generalizzato, anche per portare avanti in modo efficace la vaccinazione di massa.

Penso che non si possa affermare, come è stato fatto nella relazione, che “il nostro impegno è stato importante e decisivo”., perché la nostra risposta non è stata adeguata alla crisi in corso. Di fronte a questa crisi, di fronte a una classe lavoratrice frammentata e in estrema difficoltà, bisogna prima di tutto mettere in piedi una piattaforma generale per una vertenza generale, una piattaforma condivisa tra le lavoratrici e i lavoratori, che ponga come punti essenziali non solo la proroga, ma il blocco permanente dei licenziamenti. Altre parole d’ordine proprie del movimento operaio, come la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, il controllo dei lavoratori sulla salute e della sicurezza, la cancellazione totale di tutti gli elementi di precarietà, di tutti i contratti precari come di tutte le esternalizzazioni. Come organizzazione sindacale dobbiamo rivendicare non questo modello di cassa integrazione, che è uno strumento in mano alle imprese per risparmiare sul costo del lavoro, ma la copertura totale del salario al 100%. Questo garantisce davvero  le condizioni salariali dei lavoratori e delle lavoratrici.

Altre rivendicazioni fondamentali: dove si vanno a recuperare le risorse? È essenziale costruire una battaglia per una vera patrimoniale sulle ricchezze, che sia almeno del 10% sul 10% più ricco.

 Bisogna rivendicare le nazionalizzazioni senza indennizzo e sotto controllo operaio e la requisizione della sanità privata.

Importante è il metodo di costruzione delle lotte. Servono coordinamenti di lavoratori e lavoratrici, comitati di lotta, per unificare i vari frammenti e settori di classe, con la prospettiva di una mobilitazione e di uno sciopero generale. Altro che concertazione sul Recovery Plan. Un progetto che pagheremo caro, soprattutto le generazioni future, per il forte indebitamento che verrà scaricato sulla classe.

La pace sociale non deve essere il nostro obiettivo, perché questa pace sociale è costruita sullo sfruttamento della classe lavoratrice, che invece deve cercare di ribaltare i rapporti di forza e mettere fine a questo sistema sociale di rapina e di sfruttamento.

Quindi sono d’accordo con quanto affermato nella relazione introduttiva, cioè che il 2021 dovrebbe essere veramente l’anno di una svolta, ma non, come è stato detto, per riprendere il modello di ricostruzione del dopoguerra, che è stato un modello di ristrutturazione del capitalismo, ma per mettere in piedi una risposta della classe lavoratrice che abbia al centro i suoi bisogni e i suoi obiettivi, nella prospettiva di mettere fine a questo sistema sociale ed economico.

Donatella Ascoli

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