CCNL marittimi: la ciliegina su una torta indigesta.

Una indegna conclusione per un rinnovo deludente. Così si potrebbe sintetizzare la vicenda della consultazione-farsa dei lavoratori sulla ipotesi di accordo in merito al rinnovo del CCNL dell’industria armatoriale. Se per ottenere una firma c’erano voluti 3 anni e pesanti concessioni al padronato, senza il minimo coinvolgimento dei lavoratori né per la piattaforma né per il sostegno alle rivendicazioni, la pratica delle “consultazioni” il sindacato ha fatto di tutto per non esercitarla.

Infatti, la firma dell’intesa è arrivata il 16 dicembre 2020. Il sindacato ha contemporaneamente esatto un responso dai lavoratori entro la fine dell’anno, ossia durante il periodo delle festività natalizie, in piena fascia rossa/arancione per la pandemia e senza nemmeno un testo ufficiale da sottoporre ai consultandi, molti dei quali in ferie o imbarcati in giro per i sette mari. L’ordine del giorno proposto dall’area Riconquistiamo Tutto nel direttivo nazionale filt del 21 dicembre, teso a posticipare almeno fino a fine gennaio il termine per le consultazioni, è stato bocciato a maggioranza, e così si è ottenuta una proroga solo fino al 10 gennaio, sostanzialmente inutile siccome 9 e 10 gennaio erano sabato e domenica, e dunque 7 e 8 costituivano un’altra occasione di “ponte” festivo per molti lavoratori.

Nel frattempo, le tre sigle sindacali così impazienti di sbrigare la pratica con coloro sulla cui pelle sarebbero ricadute le loro inettitudini, non hanno usato la stessa solerzia nel redigere il testo ufficiale dell’accordo. E così hanno chiamato i pochi “fortunati” convocati nelle assemblee a giudicare un qualcosa che esisteva solo nelle segrete stanze delle trattative. Ancora ad oggi, un mese dopo la firma, di quel testo non si ha conoscenza, circolano bozze pasticciate, le aziende starebbero applicando un qualcosa che è ancora misterioso ai comuni salariati. Da una di queste bozze sembra anche pesantemente inasprita la casistica disciplinare, almeno per il personale di terra, concedendo così alle aziende uno strumento per operare di fatto tagli selettivi al personale e terrorizzarne il resto.

Anche il fatto che le burocrazie sindacali nazionali abbiano lasciato alle singole strutture territoriali l’onere di scegliere le modalità consultative, la dice lunga sul timore che esse hanno della consapevolezza e del coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici. Se non esistono regole uniformi e ufficiali, nessun esito può essere irregolare.

Invece che unire le rivendicazioni di marittimi e portuali, le segreterie sindacali hanno espressamente preferito chiudere al ribasso per i primi (cercando di non farglielo sapere) per concentrarsi ora sul destino dei secondi. E se tanto ci dà tanto…

RT nella FILT

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