Ccnl lavanderie industriali. 63 euro senza una tantum. Vota NO!

Pubblichiamo una nota del compagno Andrea Bartoli, componente della delegazione trattante, sul rinnovo del contratto delle Lavanderie Industriali, un contratto scaduto a maggio del 2019, che non prevede una tantum (voce ormai praticamente scomparsa dai rinnovi contrattuali) e limita gli aumenti contrattuali all’adeguamento all’indice IPCA e al Patto per la Fabbrica, che, dopo il rinnovo della gomma-plastica, è totalmente recepito nella linea contrattuale della Filctem.

Questo rinnovo salariale al ribasso e senza vacanza contrattuale è tanto più odioso per tutti/e coloro che appartengono al settore lavanderie sanitarie, che hanno lavorato a pieno regime e oltre durante pandemia. È con 63€ di aumento in 3 anni e mezzo, senza una tantum, che si ringraziano lavoratrici e lavoratori che non si sono mai fermati, nemmeno durante le fasi peggiori della crisi sanitaria.

Per questo sosterremo chi voterà NO al referendum per ratificare l’ipotesi di accordo.

#RiconquistiamoTutto in Filctem Cgil

Nota

Martedì 5 gennaio 2021 è stata firmata da Assosistema-Confindustria e CGIL, CISL e UIL l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i lavoratori dipendenti delle imprese del sistema industriale integrato di beni e servizi tessili e medici affini (lavanderie industriali).
A tale ipotesi di accordo si è giunti dopo un confronto durato un anno e mezzo, con le evidenti difficoltà dovute alla pandemia da coronavirus.

Questo non può però esimerci dal valutare come negativa l’ipotesi di accordo, per le lavoratrici ed i lavoratori del settore.
Infatti, a fronte dell’accoglimento di alcune richieste sindacali migliorative quali la possibilità di richiedere l’anticipo del TFR due volte anziché una nel corso del rapporto di lavoro, l’innalzamento delle ore di permesso per le vittime di violenze di genere e la creazione di un Osservatorio sul così detto “dumping contrattuale”, molto viene rimandato alla prossima contrattazione nazionale. Ciò avverrà mediante il passaggio dall’EBLI (Ente Bilaterale) per l’approfondimento dei seguenti temi:

1) l’applicazione del sistema di inquadramento (ex-livelli);
2) la rimodulazione dell’orario di lavoro e relativi modelli organizzativi;
3) una indagine conoscitiva sulla questione dell’istituto della reperibilità.

Questi tre punti erano stati oggetto, durante le riunioni della delegazione trattante di parte sindacale, di un ampio dibattito nel quale più di un delegato aveva manifestato l’importanza che fossero trattati in modo esaustivo ed esauriente con la controparte padronale, per poi essere inseriti a pieno titolo nel nuovo CCNL. Richiesta giusta e praticabile che però non ha trovato riscontro.

A tutto ciò si sono poi aggiunte tutta una serie di espressioni (inserite ex-novo o rafforzate in quanto già presenti) che spostano l’attività sindacale sempre più nell’ottica della concertazione:

a) in caso di dialogo con le Istituzioni (locali, regionali, nazionali) si ripropongono i tavoli di concertazione;
b) le relazioni industriali devono “essere improntate a spirito collaborativo”;
c) il perseguire “obbiettivi condivisi tra le parti” mediante “la creazione di organismi congiunti”.

Quindi le lavoratrici ed i lavoratori, secondo tali espressioni, diventerebbero strumenti in mano alle gerarchie sindacali e padronali impostando il lavoro sindacale solo sulle così dette “compatibilità aziendali” e abdicando così alla lotta ed al conflitto.

In ultimo l’aumento economico che, a fronte di una richiesta sindacale (come da piattaforma dell’aprile 2019) di € 115 è stato fissato in € 63 su tre anni e mezzo di vigenza contrattuale. Un aumento che recupera sì l’inflazione (da anni comunque ferma allo zero virgola) ma che è da ritenersi totalmente insufficiente per chi riceve uno stipendio che è mediamente di € 1.100 netti. 

Considerazione finale: quando si rinnova un CCNL in generale ciò è un bene, ma bisogna vedere su quali basi lo si rinnova. In questa ipotesi di accordo vi sono evidentemente più elementi sfavorevoli per i lavoratori, che favorevoli. Ed è per questo che non si può fare altro che ribadirne il parere: negativo .

Da qui al prossimo 31 gennaio si svolgeranno le assemblee in fabbrica per l’illustrazione, la discussione e la votazione dell’ipotesi di accordo. 
L’auspicio è che vi possa essere un dibattito ampio e partecipato dove davvero le lavoratrici ed i lavoratori siano protagonisti e non comprimari. 


Essenziale sarà votare NO all’ipotesi di accordo: un NO che è frutto delle motivazioni sopra esposte, un NO che non è distruttivo ma costruttivo, un NO che respinga questa ipotesi di accordo e che rimetta tutto in discussione.

Andrea Bartolo, componente della delegazione trattante Filctem

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