E.Como. Il 9 dicembre doveva essere sciopero di tutti/e!

L’ultima volta che si è riunito questo direttivo era il 12 ottobre, pochi giorni prima che riscoppiasse, come sappiamo, l’emergenza sanitaria. Riparto quindi da lì, anche perché, come dissi, credo che avremmo dovuto già allora affrontare di più e meglio questo tema.

Io non mi do pace di questa seconda ondata. Non mi sono ancora data pace della prima, per la verità, ma ancora meno della seconda, perché di imprevedibile non ha avuto niente. Era certa, era soltanto questione di tempo. E temo che anche una terza ondata lo sarà, se, come si sta già facendo, si allenteranno le misure restrittive per Natale, in particolare per shopping e centri commerciali.

Non credo che questo direttivo possa arrivare oggi a dire, come nell’introduzione, che “il Governo non ci ascolta”. Abbiamo passato mesi a esercitarci a scrivere documenti per come usare future e incerte risorse del Recovery Fund, mentre nel frattempo il Governo non investiva su quello che nell’immediato era necessario per impedire la seconda ondata, o per lo meno per non ritrovarsi del tutto impreparati ad essa: sanità, tamponi, controllo sanitario del territorio, scuola, trasporto pubblico…

Ci sono delle responsabilità se siamo arrivati qui, sia del Governo che delle regioni. Anche perché nessuno ha pagato per quello che è accaduto a marzo, nessuno si è assunto la responsabilità politica, nemmeno delle cose più gravi, come la strage nelle RSA. E sono ancora tutti lì, a ricommettere gli stessi drammatici errori. Compreso il fatto che, come hanno allentato i controlli quest’estate per il turismo, ora li allentano per il Natale.

Sono state stanziate risorse a pioggia per le imprese in questi mesi (taglio dell’IRAP incluso) e non abbastanza per la sanità e per il reddito. E per la scuola, sulla quale si è fatta una discussione surreale per mesi sui banchi a rotelle, senza mettere risorse adeguate per le nuove assunzioni e senza pensare che si dovevano potenziare i mezzi pubblici per permettere ai ragazzi e alle ragazze di arrivarci a scuola.

Noi non possiamo arrivare ora a dire “non ci ascoltano”. Fino a due settimane fa, abbiamo noi stessi alimentato la retorica dell’unità nazionale e del “siamo tutti sulla stessa barca”.  Tanto da invitare Bonomi alle nostre giornate del lavoro. A proposito, a me ha fatto ribollire il sangue questa cosa, ma non perché penso che non si discute con i padroni. Ci si discute, certo, anche con quelli maledetti come Bonomi. Ma non alle nostre iniziative, soprattutto perché nel frattempo, non mi pare che stiamo dando una risposta all’altezza dell’attacco. Da quello che ho sentito nell’introduzione a questo direttivo sembra quasi che abbiamo piegato la Confindustria, la dico così, passatemi la banalizzazione. Ma a me non pare proprio, di certo non sul tavolo dei metalmeccanici. Piuttosto, ho visto Bonomi comodamente seduto a una nostra iniziativa rivendicare candidamente il Patto per la Fabbrica, che noi abbiamo firmato, accettando l’IPCA e quei vincoli alla contrattazione che oggi la Confindustria pretende.

Non vedo, davvero, dove sia arretrata la Confindustria, come invece qui si dice. Se non sul blocco dei licenziamenti, certo. Evidentemente quella è una nostra conquista, certo, per la quale, non a caso, abbiamo speso la minaccia dello sciopero! Bene. Però, io non capisco due cose. La prima: c’è il blocco dei licenziamenti, perché noi lo abbiamo voluto, però, poi, con accordi sindacali un po’ ovunque noi stessi deroghiamo con le uscite volontarie. La seconda: il blocco dei licenziamenti è importante, ma pare davvero che noi abbiamo abdicato a tutto il resto per ottenerlo. Una volta prorogato a marzo, deroghe a parte, non va affatto tutto bene. Tanto più, che centinaia di migliaia di precari che hanno già perso lavoro e reddito non hanno nemmeno saputo che c’era il blocco dei licenziamenti.

Allora, forse è causa mia, ma io non capisco quale sia la proposta che viene fatta qui, oggi, a questo direttivo. Lo dico più chiaramente: se si dice che il governo non ci ascolta, che la legge di bilancio non va bene, che non ci sono risorse per i lavoratori e i pensionati, perché, allora, abbiamo archiviato la minaccia dello sciopero generale? Perché piuttosto non abbiamo deciso di scioperare tutti il 9 dicembre con il settore pubblico?

Peraltro, i lavoratori e le lavoratrici del pubblico sono attaccati da tutti. Prima di ogni altra cosa, noi tutti dobbiamo difenderli di più e meglio, soprattutto quando ad attaccarli non è soltanto Boeri o Ichino, ma il presidente del Consiglio. Il settore pubblico sciopera, finalmente, non soltanto per i propri contratti nazionali, ma per la sicurezza, per le assunzioni, contro la precarietà. Sciopera insomma per tutto il paese, così come hanno lavorato fino ad ora per tutto il paese, in condizioni inaccettabili, nella sanità e non soltanto. È uno sciopero sacrosanto e di dignità, che parla alla condizione di tutti.

Avremmo dovuto tutti scioperare con loro, per la sicurezza, per la salute, per lo sviluppo del sistema sociale, per la scuola, per il trasporto pubblico.  Per pretendere la patrimoniale, anche. Altrimenti, altri soldi a valanga, con i decreti ristoro 1 2 3 e 4, vanno a settori che vivono da sempre come parassiti su dosi massicce di lavoro nero e di evasione fiscale. Risorse a debito, come gran parte di quelle nella legge di bilancio, che quindi ripagheremo di nuovo noi.  

E avremmo dovuto scioperare tutti il 9 dicembre anche per intrecciare le altre vertenze in corso, anche quelle del privato, come quelle dei metalmeccanici e degli appalti delle pulizie, per esempio. Ma anche quella della grande distribuzione commerciale, che sta da mesi in trincea (perdonate il termine bellico), con un contratto nazionale scaduto da un anno e con il Natale che incombe su di loro, nonostante i rischi sanitari. L’attacco che viene fatto al mondo del lavoro è comune. Anche la risposta dovrebbe esserlo. Invece, allo sciopero del 9 dicembre non partecipa nemmeno la scuola.

Per questo, anche oggi, pur condividendo alcuni elementi di analisi su quello che il Governo non sta facendo, non capisco quale sia la nostra proposta. O meglio, credo che di fatto, non mettiamo in campo quello che servirebbe. Certo, capisco bene che questo governo è migliore della sua alternativa, fascista, razzista e negazionista. Ma proprio perché l’alternativa è quella, noi non possiamo permetterci di lasciare loro il disagio sociale. Tanto più che questo governo non ha cancellato nemmeno i decreti sicurezza (le cui modifiche, nella discussione in Parlamento, rischiano di uscire peggio di come ci sono entrate) e non sta dando risposte concrete sulla legge Fornero, se non quella sbagliata di rinnovare quota 100, che, per quanto parziale, ha comunque dato risposte a tanti.

A proposito di alternative, anche io sono contenta che Trump abbia perso, come ha detto il segretario generale. Molto meno, però, che Biden abbia vinto…

Eliana Como

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