9 dicembre. Uno sciopero giusto!

Intervento di Enio Minervini alla assemblea generale FP 1/12/20. Clicca qui per il video dal 2.03.50 a 2.12.39: https://cloud.fpcgil.it/index.php/s/kq0Dhi6JG7UEiam (password: GMT20x@)

Voglio dire immediatamente che condivido la decisione di aver proclamato lo sciopero del pubblico impiego per il prossimo 9 dicembre. Lo avrei fatto anche prima, anche per le considerazioni che faceva la stessa Serena Sorrentino, ovvero che quella in discussione sarà l’ultima legge di bilancio che lo Stato farà nel triennio del contratto che stiamo cercando di rinnovare e quindi sarebbe stato meglio far sentire prima la nostra voce..

Comunque bene, bene che ci sia questo sciopero il 9 dicembre, meglio tardi che mai.

Questo sciopero è giusto!

È lo sciopero di chi in questi mesi ha provato in condizioni impossibili, a dare dignità al Paese intero. In condizioni impossibili, di fronte ad una pandemia pesantissima, questo mondo del lavoro ha provato a dare dignità alle condizioni di tutti gli italiani.

Quindi lo sciopero e’ giusto e a fronte di un contratto scaduto da due anni, dopo un rinnovo che era stato atteso da quasi un decennio questo sciopero e’ fino in fondo uno sciopero dignità.

Ma se oggi sul nostro sciopero è possibile una discussione surreale, alimentata da tanta parte stampa e a cui prendono parte diversi esponenti politici – tanti di centro sinistra – è anche colpa di una nostra debolezza alimentata nel tempo.

Diciamolo subito: non è andato tutto bene come in tanti per farsi coraggio hanno provato a dire nei primi mesi della pandemia. Non e’ andato tutto bene!

Ma soprattutto, per stare alle cose che riguardano direttamente noi, non è vero che il sistema ha retto l’urto come invece aveva dichiarato la compagna segretaria generale ad aprile.

E’ vero, il senso di responsabilità e di abnegazione di tanti lavoratori del nostro mondo, ha provato a tappare le falle, a dare un riferimento ad una popolazione disperata, a difendere i presidi di sanità e di assistenza.

Il prezzo è stato però inaccettabile. Decine di migliaia di contagi tra gli operatori sanitari contagiati in servizio… centinaia di morti.

Il sistema ha affrontato la pandemia attraverso il sacrificio di operatrici e operatori sanitari. Spesso attraverso il loro martirio.

Un sistema che affronta gli eventi mediante sacrificio e martirio non è un sistema che regge… Al contrario!

Sono emerse tutte insieme criticità conseguenza di politiche lunghe decenni ma anche di incapacità di questo Governo. Basti pensare allo stato di emergenza dichiarato a fine gennaio mentre a febbraio non erano disponibili mascherine, non erano disponibili guanti, non erano disponibili tamponi, non c’erano reagenti, non erano stati organizzati laboratori, non erano definiti i percorsi per l’accesso in ospedale in presenza di sintomi riconducibili a virus, non era preparato il territorio, né la rete di medici di medicina generale.

La sanità è vittima dei tagli di decenni. E’ vittima delle politiche di aziendalizzazione e di privatizzazione. E’ vittima di un regionalismo scellerato e senza logica. Delle politiche regionali, di tutte le Regioni.

Che la Lombardia, una delle regioni più ricche del mondo, finisca in quello stato di impotenza prolungato e senza rimedio è uno scandalo gigantesco.

Ma tutta Italia ha mostrato l’incongruenza di tutti i modelli adottati.

Se penso alla regione dove abito, la Toscana, alle scelte degli ultimi anni, alle chiusure degli ospedali e ai servizi territoriali aperti solo sulla carta, non posso non fare osservazioni analoghe, sia pure avendo presente alcune differenze. Il disastro del tracciamento, per fare solo un esempio, che tiene questa regione ancora in zona rossa, è conseguenza diretta e immediata della scelta della Giunta regionale negli anni scorsi di accorpare le Asl, accentrando diverse attività, in un modello organizzativo totalmente fallimentare. Totalmente…

E’ su questi disastri che arriva questo sciopero. Finalmente, è una liberazione!

Avremmo potuto e dovuto farlo un anno fa, perché già un anno fa non c’erano le risorse nella legge di bilancio e i contratti erano scaduti già allora da un anno.

E l’apprezzamento per il fatto che oggi finalmente mettiamo in campo questo sciopero, non può coprire l’osservazione che la piattaforma per questo contratto non è mai stata discussa nemmeno nel direttivo nazionale e tanto meno sui luoghi di lavoro.

Ma voglio guardare avanti e allora dico bene che scioperiamo, bene che prendiamo la parola, bene che arrivi questo 9 dicembre. Ma voglio dire che mi interessa anche quello che succede il 10 dicembre, quello che facciamo il giorno dopo e nelle settimane e mesi successivi.

Avverto anche il bisogno di qualcosa di più, di molto di più, da parte di tutta la Confederazione.

La confederazione è consapevole che le risposte che il governo non dà a noi non le dà all’intero Paese?

Che il lavoro pubblico è il pezzo centrale di un lavoro di cura che mai come in questo momento e’ prezioso per l’intera società?

Mi riferisco alla sanita’, all’assistenza, alla cura della disabilita’ e al sostegno alla non autosufficienza, ma mi riferisco anche alla scuola, alla cultura, ai servizi organizzati dagli enti locali, alla tutela del territorio e dell’ambiente, ai diritti che passano dal lavoro degli uffici di tanti enti centrali.

Lo dico perché l’atteggiamento morbido nei confronti del Governo mentre si prepara la discussione della legge di bilancio non sembra manifestare questa consapevolezza.

Lo voglio dire a voce alta e anche a testa alta. Nel 2002 ero un lavoratore precario nel settore privato con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Ho fatto sciopero, tutti gli scioperi, senza nemmeno averne pieno diritto, in difesa dell’art. 18 e contro l’ulteriore precarizzazione del lavoro. Non avevo il diritto all’art. 18 ma non consideravo un privilegio il fatto di averlo. Sentivo che finché un diritto è presente nell’ordinamento, quel diritto può diventare accessibile, deve diventarlo. E’ ho partecipato a tutti gli scioperi e a tutte le iniziative, ai presidi e alle mobilitazioni contro il jobs act nel 2014.

Chi pensa che tutti i lavoratori e lavoratrici che hanno sputato sangue e veleno negli ultimi mesi, e che in condizioni difficili di tagli continui lo fanno da anni, siano dei privilegiati per il solo fatto di percepire uno stipendio per questo lavoro (e vale per tutto il lavoro pubblico), si prende la responsabilità di soffocare ancora di più la coscienza del lavoro, anche del proprio.

Noi scioperiamo per il contratto.

Noi scioperiamo per la sicurezza sul lavoro e lo facciamo dopo una strage di operatori sanitari.

Noi scioperiamo perché il lavoro pubblico ha bisogno di nuovo personale, di stabilizzare i tanti precari, di sbloccare il turn over.

La sanita’ ha bisogno di programmare in modo totalmente diverso il personale per il futuro.

Bisogna abolire il numero chiuso nelle facoltà di medicina, sbloccare le immatricolazioni degli specializzandi, puntare sul futuro attraverso la professionalità del lavoro.

Scioperiamo per la nostra dignità, per la qualità dei servizi di cui siamo parte, per i diritti di tutta la società.

Enio Minervini

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